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La prigione non funziona per i giovani autori di reato, in particolare per quelli che hanno commesso aggressioni e partecipato a risse utilizzando coltelli e armi bianche, un fenomeno preoccupante nel Regno Unito, in crescita non solo nelle periferie londinesi.

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Inoltre, fermi e perquisizioni hanno un beneficio a breve termine, rischiano di indisporre settori chiave della società, secondo quanto afferma un recente studio della polizia.

Lo studio realizzato dal College of Policing, l'organismo sostenuto dal governo che mira a migliorare l'applicazione della legge, è stato inviato a tutte le forze in Inghilterra e Galles, mentre sono alle prese con l'aumento del crimine da arma bianca. Sono state esaminate cause e strategie efficaci.

La ricerca ha scoperto che l'età di picco dei ragazzi che girano armati di coltello è di 15 anni, e afferma che l'azione "dura" di intervento della polizia, come le perquisizioni e i fermi guidati dall'intelligence, può fermare la crescita degli accoltellamenti solo nel breve periodo.

Il rapporto ha rilevato che un approccio di "salute pubblica" che affronti le cause alla radice è l'unica speranza a lungo termine, una strategia che deve coinvolgere molte altre agenzie ed enti tanto quanto la polizia.

Lo studio, rifiutando gli interventi condotti sulla spinta dell’opinione e dell’allarme pubblico, sostiene che le gang sono responsabili di appena il 5% degli accoltellamenti e che le sentenze più severe e la prigione non sembrano affrontare adeguatamente la recidiva.

Il rapporto afferma: "Per i minori (10-18 anni) si riscontra che il carcere come sola misura aumenta significativamente la recidiva, rispetto alle sanzioni non detentive come la supervisione della comunità con misure riparative nei confronti della vittima, la sorveglianza della comunità e il follow-up".

Informa inoltre che gli accusati al primo reato per crimini da accoltellamento costituiscono la maggioranza - il 72% - di coloro che sono stati dichiarati colpevoli di reati all’arma bianca nell'ultimo anno considerato 2017/2018.

I dati pubblicati hanno rivelato che l'anno scorso ci sono stati 40.829 reati di coltello in Inghilterra e Galles, contro i nemmeno 17.000 del 2013/14.

Lo studio ha evidenziato che i giovani maschi sono i più propensi a usare coltelli e che a livello nazionale "non esiste una relazione statisticamente significativa tra etnia e trasporto di armi". Ma, separatamente dallo studio, sono state riscontrate differenze razziali in tutte le regioni inglesi, con le vittime e gli autori a Londra che hanno maggiori probabilità di provenire da comunità afro-caraibiche. La polizia nel nord-ovest dell'Inghilterra sostiene invece di non aver rilevato differenze razziali.

A Londra, dove sono avvenuti un terzo degli accoltellamenti, gli afro-caraibici sono risultati più soggetti a fermi e perquisizioni rispetto ai loro omologhi bianchi, al punto che sono state fermate più persone di colore rispetto ai bianchi, nonostante che le prime siano solo una minoranza della popolazione.

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La polizia afferma che fermi e perquisizioni vengono fatti con rispetto, ma lo studio ha avvertito che le perquisizioni possono lasciare alle persone la sensazione di non poter contare sulla polizia per proteggerle: "Mentre l'intelligence aiuta a mettere a fuoco chi fermare e perquisire, la disponibilità delle persone a fornire informazioni è probabile venga influenzata dalla percezione del grado di correttezza della polizia nell’uso di questo suo potere".

"I giovani, le persone svantaggiate economicamente e gli appartenenti ad alcune minoranze etniche, hanno molte più probabilità di essere fermati e di essere poi insoddisfatti del trattamento ricevuto dalla polizia durante un fermo.

"Se il contatto con gli agenti viene ritenuto scorretto, l'analisi suggerisce anche che può minare la percezione dei giovani che la polizia 'sia dalla loro parte', riducendo la loro volontà di rispettare la legge. Questa percezione è inoltre associata ad un aumento del rischio che i ragazzi considerino la violenza come un'opzione per il raggiungimento di determinati obiettivi".

Dave Tucker, direttore di area del College of Policing, ha dichiarato: "Se senti di essere già a rischio e poi la polizia ti ferma, ti perquisisce e ti tratta male, allora ti senti troppo tenuto d’occhio dalla polizia e sotto-protetto. Potresti quindi decidere di proteggerti da solo perché gli organi dello stato non lo fanno".

Lo studio della polizia sostiene che la ragione per cui i giovani portano i coltelli è quella di proteggersi, soprattutto se avevano subito un crimine, per "credibilità" e "rispetto", e anche per compiere reati come "furto, violenza sessuale, ferite e ferimenti gravi".

I principali fattori di rischio comprendevano esperienze infantili avverse, come abuso, negligenza, criminalità o abuso di droghe e alcol da parte dei genitori e da chi li aveva in cura. Altri fattori di rischio includono prestazioni scolastiche scadenti ed esclusione sociale.

Lo studio afferma che l'intervento con i minori inizia in genere intorno ai 13 anni e potrebbe essere troppo tardi. Risultati incoraggianti sono stati ottenuti insegnando ai ragazzi le "abilità sociali ed emotive, la risoluzione dei problemi e la gestione della rabbia", fornendo un miglior supporto ai genitori e attività dopo la scuola per i giovani.

"Gli approcci di salute pubblica, conclude lo studio, che coinvolgono più agenzie per sviluppare una serie di interventi, incluso il lavoro di prevenzione per i gruppi a rischio, così come le attività di utilità sociale rivolte ai colpevoli, hanno dimostrato di avere un impatto positivo, recuperando buona parte dei giovani e abbattendo la recidiva".

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