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Alcune tecniche di interrogatorio comunemente utilizzate dai dipartimenti di polizia negli Stati Uniti per ottenere confessioni dai sospettati adulti sono inappropriate e controproducenti se utilizzate con i minori, secondo uno studio in corso presso la facoltà di psicologia della Virginia University.

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Tali tecniche sono finalizzate a scoprire inganno e contraddizioni in sospetti criminali e utilizzano metodi mirati ad accrescere l'ansia dei sospettati durante gli interrogatori, con l'obiettivo di ottenere un'ammissione di colpa. Queste tecniche di interrogatorio psicologicamente manipolative, sono considerate controverse e criticate in quanto possono portare a false ammissioni di colpevolezza.


Il rischio risulta ancora più accentuato nel caso di indagati minorenni, il cui cervello ancora in via di sviluppo li rende impressionabili e vulnerabili se interrogati con questi metodi, dentro la cosiddetta "stanza degli interrogatori", un luogo carico di stress.

"Gli adolescenti sono bravi a prendere decisioni sbagliate", ha detto Todd Warner, lo psicologo che sta conducendo lo studio. "Più del 90 per cento degli indagati minorenni rinuncia ai propri diritti e dopo l'arresto inizia a parlare. Questo accade perché sono giovani e le aree del cervello responsabili delle funzioni esecutive non sono ancora sviluppate. I ragazzi hanno più probabilità degli adulti di prendere decisioni impulsive, sono più suggestionabili alle persone che rappresentano l'autorità, e valutano soprattutto i vantaggi a breve termine, come ad esempio il poter lasciare la stanza degli interrogatori, più che le conseguenze a lungo termine, quali l'essere fermati in custodia cautelare.
Queste modalità decisionali possono rendere gli adolescenti più vulnerabili a fare dichiarazioni compromettenti o addirittura false ammissioni di colpa, quando si trovano sotto la pressione di un interrogatorio".

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Molte tecniche di interrogatorio utilizzate dagli investigatori della polizia sono state progettate per ottenere una testimonianza incriminante o confessioni di colpevolezza, dopo aver guadagnato la fiducia dell'indiziato. Gli agenti di polizia usano queste tecniche quando credono che un sospetto sia colpevole e allo stesso tempo reticente ad ammettere la propria responsabilità. Gli agenti di polizia utilizzano spesso domande tendenziose e talvolta arrivano a presentare prove false, il che è legalmente consentito, per indirizzare un sospetto verso l'ammissione di colpa.

"Altri metodi funzionano meglio," ha detto Warner, "come l'utilizzo di tecniche che aumentano il carico cognitivo, ad esempio far raccontare in ordine inverso al sospettato quello che è successo."

Warner ha intervistato 178 agenti di polizia in un seminario nazionale di formazione con l'obiettivo di determinare se utilizzano o meno le stesse tecniche di interrogatorio con i giovani così come fanno sugli adulti.
Ha scoperto che solo il 20 per cento circa dei funzionari di polizia riceve una formazione in materia di sviluppo adolescenziale. Meno della metà riceve formazione su come applicare le regole specifiche di diritto che riguardano i minori. E quasi tutti gli agenti intervistati hanno riferito di utilizzare frequentemente, sui minori, le stesse tecniche di interrogatorio impiegate per gli adulti.

Warner ha inoltre scoperto che solo circa la metà degli agenti ha ricevuto una formazione sugli stessi metodi generici di interrogatorio, la stragrande maggioranza li impara lavorando sotto la guida di altri agenti, i quali probabilmente non hanno una preparazione specifica su come interrogare indagati minorenni. Questo, sostiene Warner, contribuisce a perpetuare un sistema di interrogatori contraddittorio che non tiene conto delle attuali concezioni di psicologia dello sviluppo e dei processi decisionali propri degli adolescenti.

"Gli agenti di polizia svolgono un lavoro molto difficile cercando di determinare chi effettivamente abbia commesso il reato in esame, e mentre sono ben istruiti sulle leggi e sul sistema giuridico, molti di loro non hanno conoscenza del processo decisionale adolescenziale, il quale può produrre effetti negativi su sospetti che potrebbero non essere colpevoli, oltre che sul corretto funzionamento del sistema giudiziario ", sostiene il professor Warner.

Warner ha osservato che in alcune parti d'Europa, tecniche di interrogatorio altamente conflittuali e ingannevoli sono vietate, in favore di tecniche di raccolta delle informazioni destinate a portare inevitabilmente a forti prove contro un indagato che sia in realtà colpevole del crimine. A seguito di quanto rilevato dalle sue scoperte, il professore esprime le seguenti raccomandazioni per migliorare gli interrogatori dei giovani:

  • gli agenti dovrebbero ricevere una formazione nello sviluppo del cervello degli adolescenti per ottenere una migliore comprensione di come pensano e razionalizzano in modo diverso dagli adulti;
  • non devono usare prove artefatte o altre forme di inganno per trarre vantaggio dalla vulnerabilità del loro cervello ancora in via di sviluppo;

  • tutti gli interrogatori devono essere videoregistrati per proteggere l'integrità delle prove;
  •  le consuete tecniche di rilevamento delle bugie non dovrebbero essere usate: molti studi dimostrano che i tentativi di determinare se qualcuno stia mentendo, basati sul contatto con gli occhi e sul linguaggio del corpo sono per la metà delle volte erronei. "Altri metodi funzionano meglio," ha detto Warner, "come l'utilizzo di tecniche che aumentano il carico cognitivo, ad esempio far raccontare in ordine inverso al sospettato quello che è successo."

  • Warner raccomanda inoltre che chi si occupa di scienze sociali lavori a più stretto contatto con i dipartimenti di polizia e con i funzionari di pubblica sicurezza, per migliorare il processo dell'interrogatorio, piuttosto che svolgere semplicemente una critica dei metodi correnti.

"Queste raccomandazioni, conclude lo studioso, potrebbero portare a una miglioramento delle procedure pubbliche di indagine, migliorando l'efficacia degli interrogatori, contribuendo a rendere il sistema della giustizia penale più credibile".

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