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Come da tradizione della Comunità Terapeutica Rosa dei Venti, regolarmente ogni stagione si fanno delle uscite in natura con l’intento di esplorare ogni volta un elemento naturale differente tra i quattro empedoclei: acqua, aria, terra e fuoco.

20161214 Laboratorio natura

I laboratori natura hanno una durata di due giorni e una notte. Crediamo che la natura renda possibile la sperimentazione di alcune emozioni primarie in ambienti sicuri e con la figura educativa adulta presente diventa possibile e ricco l'apprendimento.

Ogni stagione l’equipe sceglie un elemento da approfondire ed esplorare in alcune sue caratteristiche e che possa essere di supporto nei progetti individuali di ogni ospite e dell’intero gruppo presente in comunità. Il clima che si respira in comunità è il canale di scelta per eccellenza, ad esempio nell’ultima uscita della stagione autunnale è stato scelto l’elemento dell’acqua in quanto in comunità il clima era denso di un vissuto di abbandono causato da alcune importanti fini di percorso e dalle storie di alcuni ragazzi e ragazze della comunità.

L’acqua in questa occasione è stata quindi scelta come elemento accogliente e avvolgente, acqua termale calda. Un riavvicinamento simbolico alla dimensione materna e al contatto primario corporeo. 


il nostro piccolo villaggio è stato costruito
con le mani di tutti e scegliendo con accortezza i punti più protetti


Il piccolo gruppo ospiti partecipanti è stato scelto pensando a chi poteva trarre beneficio da questa esperienza. Siamo dunque partiti con le prime luci dell’alba considerando il lungo viaggio che avremmo dovuto fare dalla Comunità, in un paesino alle porte di Como, fino a Manciano in provincia di Grosseto, comune che ospita le Terme Naturali di Saturnia.

L’arrivo in natura richiede sempre una buona organizzazione gruppale, in poco tempo gli ospiti e gli operatori hanno allestito l’accampamento per la notte. La posizione delle tende, il gazebo, il punto dove accendere il fuoco senza pericoli, insomma il nostro piccolo villaggio, è stato costruito con le mani di tutti e scegliendo con accortezza i punti più protetti.

Dopo aver pranzato insieme è iniziata l’attività: l’immersione in acqua solfurea. Le reazioni degli ospiti sono state differenziate: le ragazze si sono subito avvicinate all’operatrice donna e con lei hanno trascorso gran parte del tempo in un clima molto disteso e intimo. Due dei tre maschi, i più piccoli, hanno esplorato a lungo il luogo allontanandosi dall’operatore senza mai perderne il contatto.

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La dimensione della scoperta e dell’avventura è sembrata centrale per i due ospiti più piccoli. L’altro ospite è quello che ha faticato maggiormente nell’immergersi, risultava impacciato e un po’ spaventato sebbene l’acqua fosse bassa e calda. Lasciatogli il tempo necessario per immergersi anche l’ospite più titubante è riuscito a distendersi completamente nell’acqua che sgorga dalla terra.

Anche l’attività espressiva proposta, un disegno collettivo su tela fatto con le mani, è stato accolto con naturalezza dal gruppo che ha prodotto un buon lavoro gruppale.


la presenza del fuoco, la scelta di leggere il mito connesso a Saturnia,
la presenza degli operatori e il canto
hanno aiutato il gruppo a prendere sonno


L’avvicinamento alla notte, come spesso accade, è stato più difficile. Il buio attiva paure e in parte così è stato. La presenza del fuoco, la scelta di leggere il mito connesso a Saturnia, la presenza degli operatori e il canto hanno aiutato il gruppo a prendere sonno.

Al risveglio, il desiderio di riconnettersi all’acqua era forte e il gruppo è rientrato nelle terme. Ci siamo presi cura della pelle potendo utilizzare l’argilla naturale presente a Saturnia. L’attività di cura è stata accolta bene da tutti al punto che ognuno ha voluto portare in Comunità una parte di quella terra curativa.

Rifocillati con un pranzo in loco abbiamo smontato l’accampamento per riprendere la strada del ritorno. Il rientro in struttura è stato stranamente quieto, gli ospiti apparivano sereni e la messa a letto è stata semplice.

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Di seguito i vissuti di tre dei cinque ospiti partecipanti al laboratorio: N, L e R (maschio).

N + L: L'esperienza del laboratorio natura è stata sempre positiva, perché stacco dalla comunità e nel piccolo gruppo riesco a stare meglio. È come se i pensieri fossero rimasti lontani e sono riuscita a rilassarmi.

Il clima del gruppo era calmo, non ci sono state tensioni e per la prima volta, così mi hanno detto, siamo andati molto lontani. Anche se abbiamo coperto cinquecento chilometri di strada il viaggio è passato rapidamente, il ritorno un po' meno.

Il contatto con l'acqua termale che sgorgava naturalmente dalla terra è stata una sensazione nuova e avvolgente. Siamo stati vicini, in intimità, in un luogo naturale senza muri, con solo il tessuto della tenda che ci separava dalla terra, dall'aria fredda della notte, dal fuoco acceso per nutrirci e dall'acqua calda che scorreva a pochi metri da noi.

Ho sentito tutti i sensi coinvolti in questa esperienza.


l'arrivo del buio ci ha spaventato un po'.
Non siamo abituati a stare nella natura di notte.
Qualsiasi cosa intorno a noi sembrava minacciarci


Il momento più difficile per il gruppo è stato quando un compagno ha avuto difficoltà nel tenere l'attività proposta, un disegno collettivo fatto con le mani e i pigmenti colorati.

Questa divisione ha agitato un po' gli animi e invertito gli umori di qualcuno, ma con l'aiuto degli operatori si è riusciti ad andare avanti.

L'arrivo del buio ci ha spaventato un po'. Non siamo abituati a stare nella natura di notte. Sono emerse un po' di paure, “ci siamo cagati addosso”. Qualsiasi cosa intorno a noi sembrava minacciarci. Anche le persone (c'era qualche tenda qua e là), ma alla fine siamo riusciti a riposare molto bene!

R: Ho fatto tanti laboratori natura, molto spesso sono stati difficili e faticosi. Questa volta mi sono sentito tranquillo e felice di essere dove mi trovavo anche se all'inizio il contatto con l'acqua mi intimoriva, come se fosse difficile stare li dentro.

N+L: un momento molto bello è stato quando abbiamo trovato l'argilla, gli operatori sapevano che era lì, e ci siamo presi cura della nostra pelle. Sembravamo delle statue. Qualcuno si spalmava l'argilla da solo, qualcuno aiutava l'altro e a volte ce la lanciavamo!

Portiamo con noi ancora l'odore dello zolfo!

Testo scritto scritto da alcuni minori di età ospiti della Comunità Terapeutica Rosa dei venti insieme agli operatori Marcello Brancaccio e Elisa Mingarelli

L'autore.
La Fondazione Rosa dei Venti, diretta da Luca Mingarelli, gestisce due comunità residenziali/riabilitative che accolgono adolescenti con disturbi della personalità e psicopatologie complesse. www.rosadeiventi.org