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Seguendo le indicazioni di Bion potremmo dire che il pensare è il processo creativo di creare legami tra pensieri. Ed il pensare terapeutico comporta soprattutto la creazione di legami di contenimento emotivo, la possibilità di pensare sui sentimenti e il sentimento nel pensare.

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All’interno di una comunità terapeutica che cosa significa “il pensare sui sentimenti e il sentimento nel pensare? Quali connessioni emotive crea?

L'esperienza emotiva dell’ospite all'interno delle istituzioni è situata nell'interazione tra la persona, il gruppo ed il sistema. L'attenzione, le formulazioni e le interpretazioni del gruppo di lavoro rivolte all'esperienza emotiva dell’ospite hanno le potenzialità per nuovi pensieri e trasformazioni.

La Comunità terapeutica è quel luogo ove sono possibili la distruttività e la riparazione, dove sono accolti i livelli regressivi e l'espressione tramite sintomi, che vengono naturalmente accettati, con un invito alla modifica, dove l'azione ed i gesti hanno un significato maggiore che non la parola-spiegazione.

La struttura istituzionale e le sue regole vanno a costituire quel setting sufficientemente preciso entro il quale leggere il comportamento degli ospiti e favorire il loro cambiamento. L'ambiente lavora come un contenitore mentale materno (Winnicot).

Riportiamo qui di seguito il percorso evolutivo di O. attraverso le parole da lei stessa utilizzate per descriverlo. Un viaggio che vede la necessità di ricomporre una nuova identità e di organizzazione di un nuovo sè, sempre a ponte fra la forza della regressione e lo spirito di un narcisismo alla differenziazione e all’individuazione. 

Coordinatrice CT ad alta intensità Villa Plinia
di Fond Rosa dei venti  dottssa Borrello Alessandra

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Ripenso ai primi giorni in comunità, a come trascorrevano le giornate. All’inizio vivevo la comunità come fosse una prigione; gli operatori per me erano come dei controllori, delle guardie oppressive pronte a giudicarmi per ogni comportamento anziché aiutarmi.

Durante le giornate cercavo di far passare il tempo senza pensare per arrivare alla sera il prima possibile, esattamente come trascorrevo le giornate fuori prima di entrare in comunità.

Avevo a volte delle crisi violente di aggressività quando mi sentivo presa in giro. Questo accadeva anche a casa. Con il trascorrere dei mesi, senza che me ne rendessi conto, qualcosa ha iniziato a cambiare.

Ho iniziato ad accettare l’idea di dover restare qui e allora ho capito quanto fosse inutile sprecare il tempo. Ho cercato di vedere il lato positivo delle cose e apprezzare ciò che potevo sperimentare.

Godevo dei momenti in cui si usciva dalla comunità per poi tornare stanca ma più soddisfatta. Ho iniziato a sfruttare di più i laboratori e le attività. Piano piano mi sono lasciata andare e ho iniziato a fidarmi di più di chi avevo intorno.

Ora gli operatori sono punti di riferimento a cui poter parlare e che ti ascoltano. Le crisi sono diminuite fino a scomparire. Ho realizzato tutto ciò che è cambiato in una volta sola. E ora posso dire che la prigione si è trasformata in un’opportunità da cogliere.

Olivia V., 17 anni

L'autore.
Comunità terapeutica diretta da Luca Mingarelli. www.rosadeiventi.org

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