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La dimissione è uno dei momenti più delicati del percorso di comunità, insieme al periodo di inserimento e di osservazione. È il momento in cui l’ospite raggiunge la meta che ha sempre desiderato dal primo istante in cui ha messo piede in comunità e che ha sempre intravisto come un traguardo lontano.

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Negli ultimi giorni si ha modo di fermarsi e guardare indietro e riflettere sul percorso fatto. Guardando indietro si riconoscono giorni belli e giorni brutti e, con un po’ di orgoglio, si riconosce di averli superati, nonostante tutto. Io guardo l’ospite seduta di fronte a me (E.), che domani concluderà il suo percorso in comunità. Non è cambiata molto esteriormente dal giorno in cui l’ho conosciuta, ha solo tagliato un po’ i capelli, perché ora ce li ha più corti.

Chissà se ha cambiato qualcosa anche dentro di sé. Chiacchiero con lei e le chiedo di raccontarmi come sta vivendo la sua dimissione.

“Ho fatto 9 mesi di comunità e un mese prima ho saputo che sarei stata dimessa. Quando mi hanno detto della dimissione mi sentivo pronta e mi sembrava ora. La cosa che mi è mancata di più da quando sono qua e per cui non vedo l’ora di tornare a casa è mangiare insieme ai miei genitori, riabbracciare mio fratello e la mia nipotina. Però c’è anche un po’ di agitazione nel tornare a casa, per esempio mi spaventa il fatto di ricominciare la vita normale nel mondo fuori da qui.

Molte attività qua dentro mi sono piaciute e mi sono servite, per esempio le attività di beauty, ballo e scrittura creativa. Altre invece non mi mancheranno, tipo i lavori più manuali e faticosi, rastrellare le foglie nel bosco o cose del genere. Sono convinta che qualsiasi ragazzo impegnandosi possa affrontare un percorso di comunità e ce la può fare anche nel momento difficile della dimissione.”

Per noi l’accompagnamento di un ospite alla dimissione prevede la cura di tutto il periodo che la precede, dando la possibilità al ragazzo di concludere i laboratori e le attività a cui ha partecipato durante i mesi in comunità e festeggiandolo durante gli ultimi giorni con una festa e un regalo di saluto.

Per riguardare insieme il percorso fatto e lasciarne traccia scritta, viene compilato insieme all’educatore referente un “questionario di dimissione” che attraverso alcune domande invita l’ospite a lasciare le proprie riflessioni e consigli in base alla propria esperienza vissuta in struttura. E. decide di condividere con noi parte del suo questionario di dimissione.

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“Ci sono stati molti momenti difficili in comunità, ma il periodo più difficile sono stati i primi giorni e le prime settimane: le ho vissute come molto pesanti, non tanto perché ero stata mandata in comunità ma perché non ero mai stata così lontano da casa e questa cosa mi spaventava un po’, ma adesso non mi fa più paura.

Ci sono stati anche momenti belli, ma ne ricordo in particolare due. Il primo, quando c’era tutto il gruppo ospiti ed eravamo uniti a ballare e ridere insieme e in quel momento io non avevo problemi, mi sentivo libera. Il secondo, quando mi hanno detto il giorno della dimissione perché tornavo a casa dopo 9 mesi dalla mia famiglia, da mio fratello, mia sorella e la mia nipotina.

A chi vivrà questa stessa esperienza, do un consiglio: quando entrerete in Villa Plinia o in un'altra comunità, non dovete andare subito in ansia ma riuscire a capire il perché siete dentro senza dare colpe a nessuno. Se vieni inserito in comunità vuol dire che devi essere aiutato e questo aiuto lo devi accettare, come ho fatto io, anche se sembra difficile.”

Per l’ospite la dimissione non è la fine di un percorso ma un continuo, un cambiare luogo per continuare il proprio percorso di crescita e/o cura, chi tornando a casa, chi andando in un’altra struttura.

Per l’operatore la dimissione è un lasciare andare che prende sfumature diverse ogni volta in base all’ospite, al rapporto creato e al lavoro fatto insieme; per cui ci può essere: commozione, soddisfazione e orgoglio dei risultati raggiunti, senso di inadeguatezza per non aver fatto abbastanza, sollievo, nostalgia, tenerezza, felicità.

Il più delle volte, dando l’ultimo abbraccio sulla porta, con l’ospite un po’ agitato di fronte con lo zaino sulle spalle, la sensazione è quella del genitore che saluta il bambino che sta andando al suo primo giorno di scuola e che con un ultimo abbraccio emozionato lo lascia andare nel mondo esterno, sperando di avergli lasciato gli strumenti necessari sia per affrontare le situazioni difficili sia per cogliere le cose belle della vita.

Scritto da un’ospite (E.P.)
e un’educatrice Ilaria Conti
 di Villa Plinia _ Comunità Terapeutica ad alta intensità per casi complessi-
Fondazione Rosa dei venti onlus

L'autore.
Comunità terapeutica diretta da Luca Mingarelli. www.rosadeiventi.org

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