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Scrivere documenti, preparare budget o fare calcoli, rispondere al telefono e ogni tanto leggere e rispondere alle email. Oggi poi, con il lavoro da casa diventato per molti una necessità, il cosiddetto multitasking rischia di diventare la regola, con il sommarsi di impegni legati alla famiglia, alla gestione dei figli e della casa.

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In particolare per gli impiegati è diventato ormai una condizione comune quella di doversi destreggiare tra più attività contemporaneamente. Tuttavia, le continue interruzioni possono effettivamente creare tristezza e paura e, infine, generare tensione con le persone che stanno nello stesso ambiente, in ufficio e, oggi, anche a casa.

Un nuovo studio ha cercato di analizzare e comprendere quello che influisce e modella la cultura emotiva all’interno di un posto di lavoro.

"Non solo le persone sperimentano lo stress con il multitasking, ma i loro volti possono anche esprimere emozioni spiacevoli e ciò può avere conseguenze negative per l'intera comunicazione all’interno di un ambiente di lavoro” spiega l'autore senior dello studio Ioannis Pavlidis, direttore del Computational Physiology Laboratory dell'Università di Houston.

Pavlidis e i suoi colleghi ricercatori hanno usato un nuovo algoritmo, basato su matrici di ricorrenza, per analizzare le emozioni miste manifestate sui volti dei cosiddetti “knowledge worker” mentre svolgevano un compito lavorativo di scrittura di documenti.

Un gruppo ha risposto a una singola serie di e-mail prima di iniziare a scrivere, limitando così la quantità di distrazione, mentre l'altro gruppo si è frequentemente interrotto per rispondere alle e-mail non appena arrivavano.

"Gli individui impegnati nel multitasking apparivano significativamente più tristi di quelli che non lo facevano. È interessante notare che la tristezza tendeva a mescolarsi con un po’ di paura nel gruppo multitasking" ha detto Pavlidis.

"Il multitasking impone un carico mentale oneroso ed è associato a uno stress elevato, che sembra scatenare la tristezza messa in mostra dalle persone. Il fatto che simultaneamente si manifesti anche paura è intrigante ed è probabilmente una reazione radicata nell'anticipazione inconscia della successiva, possibile interruzione".

Poiché il multitasking è una pratica diffusa, la visualizzazione di queste emozioni negative può persistere per tutta la giornata lavorativa, per molte persone. È questo carattere ubiquitario, continuo e persistente del fenomeno che lo rende un pericoloso “creatore del clima”' sottolineano i ricercatori.

Le espressioni facciali dei lavoratori che hanno risposto alle e-mail in un unico blocco sono rimaste per lo più neutrali nel corso della loro attività di scrittura ininterrotta. Tuttavia, c'era un elemento manifesto di rabbia mentre veniva svolta l'attività separata di consultazione della posta elettronica, forse attribuibile alla produzione della quantità di lavoro necessaria per elaborare tutte le e-mail in una sola sessione, teorizzano i ricercatori.

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La buona notizia è che il carico di email viene affrontato in un tempo definito e quindi i suoi effetti emotivi non durano a lungo. Anche in questo caso esistono possibili soluzioni che possono alleviare questo peso emotivo.

Il team di ricerca suggerisce di rinviare il blocco di email a un secondo momento, quando lettura e risposta potranno svolgersi come un’unica attività, accettando che questo non sarà comunque sempre possibile a causa della pressione del lavoro e degli impegni dell'ufficio.

Le emozioni negative mostrate - specialmente in contesti di open space - possono avere conseguenze significative sulla cultura aziendale, secondo lo studio. "Il contagio emotivo negativo può diffondersi in un gruppo o sul posto di lavoro attraverso l'influenza di processi consci o inconsci che coinvolgono stati emotivi o risposte fisiologiche".

Questi risultati, quando sarà possibile il ritorno alla normalità al termine della crisi dell’epidemia, suggeriscono alle organizzazioni di prestare attenzione alle pratiche multi-tasking per garantire un ambiente di lavoro coeso e positivo.

"Attualmente, una domanda interessante sarebbe di valutare scientificamente quale potrebbe essere l'effetto emotivo del multitasking a casa, in cui i knowledge worker hanno spostato le loro operazioni durante la pandemia" ha affermato Pavlidis.

Anche senza, per ora, dati di ricerca a supporto, si può ipotizzare da quanto si legge nelle testimonianze e nei racconti giornalistici, che il multitasking in questa situazione sia diventato ancora più difficile da sostenere e che molta energia venga spesa per arginarne le conseguenze emotive negative.

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