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La ricerca e il diritto alla felicità sono ormai motivo non solo di un intento personale ma anche di dichiarazioni pubbliche che vorrebbero orientare le politiche e le scelte amministrative.

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Tuttavia, psicologi e studiosi del comportamento suggeriscono un approccio nuovo, rivolto agli altri, chiedendosi: e se la felicità derivasse dal mirare a rendere felici gli altri, invece di fare cose positive per se stessi?

È anche quanto afferma uno studio recente. Nell'esperimento, gli studenti universitari hanno raccontato della felicità e del loro senso di autonomia, competenza e contatto con gli altri, tutti fattori che i ricercatori considerano "bisogni psicologici di base" per il benessere.

Quindi sono stati incaricati casualmente di fare qualcosa per rendersi più felici, rendere più felice un'altra persona o socializzare. Assegnare un gruppo alla socializzazione ha aiutato a determinare se la ricerca della felicità per un altro avesse un effetto al di là del semplice essere in contatto e alla presenza di qualcuno.

Più tardi quel giorno, dopo aver svolto i loro compiti, i partecipanti hanno riferito quello che hanno fatto, quindi hanno compilato nuovamente i questionari sulla loro felicità e sui loro bisogni.

Coloro che avevano fatto qualcosa per far sentire meglio un'altra persona erano molto più felici rispetto ai partecipanti agli altri gruppi, e la loro maggiore felicità era legata a un più forte sentimento di connessione con quella persona.

Questa scoperta non è stata troppo sorprendente per la ricercatrice Milla Titova che ha guidato lo studio, la quale afferma che è coerente con la ricerca precedente sulla felicità secondo cui dare agli altri rende più felice che dare a se stessi e che perseguire la felicità direttamente per se stessi a volte si ritorce contro di sé, con un effetto contrario.

"Rendere felici gli altri è più significativo per le persone che socializzare con loro o fare qualcosa per migliorare la nostra felicità. Quando miriamo a rendere gli altri più felici, ci sentiamo in contatto con loro - i nostri bisogni di relazione vengono soddisfatti meglio - il che è importante per il nostro benessere" spiega la ricercatrice.

In un'altra parte dello studio, lo stesso gruppo di ricerca ha cercato di escludere la possibilità che rendere più felice qualcun altro renda più felici a causa del modo in cui le emozioni si diffondono tra le persone, che è noto come effetto di contagio.

Per fare ciò, hanno ripetuto il loro esperimento, ma questa volta hanno chiesto ai partecipanti di identificare il destinatario delle loro attenzioni positive e di dire quanto quella persona sembrava essere più felice. Quindi, hanno contattato il destinatario e hanno misurato i loro livelli di felicità effettivi.

I ricercatori hanno scoperto che il livello di felicità di un destinatario non sembrava essere correlato alla maggiore felicità della persona che aveva cercato di renderlo felice, il che suggerisce che sta succedendo qualcosa al di là del “contagio emotivo”.

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Tuttavia, se il partecipante allo studio ha percepito che i suoi sforzi hanno fatto la differenza nella felicità di un altro, questo lo ha reso più felice.

"Se pensiamo che un'altra persona si senta abbastanza bene, è abbastanza per noi stessi per sentirci abbastanza bene. Semplicemente non siamo sempre precisi nel valutare i sentimenti degli altri".

I ricercatori hanno anche esaminato come questo effetto potrebbe manifestarsi e svolgersi tra estranei. Le persone parcheggiate in una strada cittadina sono state avvicinate dai ricercatori e hanno ricevuto soldi per il tassametro con la richiesta di compilare sondaggi sul loro benessere. In alcuni casi, sono stati semplicemente dati loro soldi da tenere o sono stati dati soldi per caricare il loro tassametro prima di completare i sondaggi. In altri casi, è stato detto loro di metterli nel contatore di un'altra persona, ad alcuni è stato chiesto di lasciare un biglietto sul cruscotto dell'auto dello sconosciuto che spiegasse cosa avevano fatto.

Successivamente, i ricercatori hanno confrontato la felicità dei quattro gruppi e quanto i loro bisogni si sentissero soddisfatti. Coloro che avevano messo i soldi nel contatore di qualcun altro erano significativamente più felici di quelli che avevano messo i soldi nel proprio contatore o che si limitavano a tenerseli. Lasciare un biglietto aumenta ancora di più la felicità di una persona.

La dottoressa Titova pensa che questo abbia senso, dato che rendere qualcun altro più felice ci rende più felici aumentando la nostra relazione con lui. Ma potrebbe anche essere che alle persone piaccia anche ottenere il credito per una buona azione compiuta, o che il biglietto sia in realtà un altro atto di gentilezza, che aumenta ulteriormente la connessione con l’altro.

In ogni caso, sembra che fare qualcosa di gentile per qualcuno sia meglio per la nostra felicità che ottenere qualcosa per noi stessi.

"Non è necessario che tu conosca la persona che stai cercando di rendere felice, né è necessaria un'effettiva interazione fisica con quella persona. Funziona sempre, anche con uno sconosciuto."

Questo è uno studio preliminare, per lo più svolto con una popolazione limitata, e la Titova mette in guardia dall'applicare la scoperta ad altri contesti culturali. È un avvertimento prudenziale, poiché gli studi hanno scoperto che non tutte le pratiche di felicità si traducono in altre culture.

Tuttavia, i risultati suggeriscono che concentrarsi sul rendere felici gli altri può essere una chiave per la propria felicità che vale la pena prendere in considerazione.

"È controintuitivo per alcune persone, ma se non stai passando la giornata migliore, dovresti pensare di fare qualcosa di carino per la tua compagna o per i tuoi compagni di stanza invece di concentrarti su te stesso. Potrebbe non essere ciò che viene in mente spontaneamente, ma probabilmente è più efficace" concludono i ricercatori.

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