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Si parla molto di come vivere in tempi difficili e di come saperli affrontare nel modo giusto possa aiutare gli studenti a sviluppare la resilienza. Tuttavia a volte gli adulti dimenticano che non è solo sostenere le avversità che favorisce la costruzione della resilienza, ma anche poterla affrontare avendo un adeguato supporto.

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Il fattore più comune e importante per i ragazzi che sviluppano la resilienza è avere almeno una relazione stabile e profonda con un genitore o un altro adulto di supporto.

Gli educatori e gli insegnanti possono essere quell'"altro adulto". Ma come può un adulto esterno alla famiglia affrontare la sua relazione con i ragazzi con un po' più di efficacia? Come può aiutarli ad affrontare le sfide di ogni giorno nel modo giusto?

Un insegnante accompagna i suoi studenti nei loro percorso di apprendimento e crescita, sono noti e condivisi quei punti di forza del carattere che occorre aiutarli a coltivare.

Le abitudini mentali consentono agli studenti di perseguire l'eccellenza scolastica, tra queste, in particolare: tenacia, accuratezza, creatività, onestà intellettuale e umiltà.

Le abitudini del “cuore”, poi, rafforzano le loro amicizie, le relazioni familiari e quelle con la comunità, tra queste: empatia, compassione, rispetto e gratitudine.

Le abitudini del carattere, infine, consentono loro di affrontare le sfide e di cogliere le opportunità, includono il coraggio, la temperanza, la responsabilità e l'integrità.

Detto questo, come si possono aiutare i giovani a sviluppare questi punti di forza?

Quello di cui hanno bisogno è una “saggezza pratica”. La saggezza pratica è quella bussola interna presente in tutti che, quando attivata, aiuta a riflettere sulla propria vera direzione in modo da poter riflettere e rispondere bene in ogni momento a quello che si affronta.

Mettere in pratica i punti di forza

Già Aristotele affermava che si impara facendo. Si diventa costruttori costruendo e suonatori di lira suonando la lira. Allo stesso modo si può diventare giusti solo facendo atti giusti, coraggiosi compiendo atti coraggiosi, e così via.

Ma cos'è la giustizia? E cos'è il coraggio? Ogni virtù, o forza, si trova nel punto più alto tra due estremi. Ad esempio, il vero coraggio sta tra la codardia o la paralisi emotiva (la troppa paura) da un lato, e l'avventatezza (mancanza di un’adeguata cautela) dall'altro. Allo stesso modo, la speranza può essere minata sia dalla disperazione che da un desiderio irrealizzabile. La via sta nel giusto equilibrio.

Ogni giorno offre agli studenti numerose opportunità per puntare alto, costruire abitudini forti, imparare facendo. Come trattano gli amici, la famiglia e gli estranei che incrociano la loro strada? Quali priorità danno al loro tempo libero? Come rispondono a battute d'arresto e frustrazioni? Il coraggio a disposizione di ognuno non sarà lo stesso in ogni situazione, ci vuole pratica ed esperienza per rispondere di volta in volta alle sfide con coraggio.

Quando gli studenti incontrano una sfida o un'opportunità, la loro prima reazione potrebbe essere quella di chiudersi, saltare a una conclusione o avere un gesto di rabbia.

Occorre saper riconoscere la loro prima reazione, spesso istintiva. Fermarsi poi a riflettere sulla situazione, ricordando a cosa mirano e chi aspirano ad essere. Ricalibrare quindi e rispondere in un modo che corrisponda alla loro visione della situazione, al loro “perché”.

Questo è un esempio di modalità di saggezza pratica in azione. 

Qual è la prima reazione?

Per iniziare questo processo, bisogna chiedere ai ragazzi di considerare una situazione nella loro vita in cui la loro prima reazione è stata la paura o la rabbia. Ad esempio, un compagno di classe li ha presi in giro o un'esperienza di timore avuta già alle elementari per prendere parte a una rappresentazione sta impedendo loro di fare un “provino” per una recita teatrale alle superiori.

La risposta istintiva a una situazione è la propria "prima reazione". La stessa situazione esterna evocherà diverse prime reazioni in persone diverse: eccitazione o paura, speranza o terrore, gioia o disgusto. A seconda della personalità, del temperamento e delle precedenti esperienze di vita, tutti tendono inizialmente a spostarsi verso un estremo o l'altro.

Per acquisire una certa consapevolezza di sé, i giovani possono riflettere sui propri schemi abituali di risposta.

Biologicamente, tutte le persone hanno una modalità di risposta del tipo "combatti o fuggi" allo stress. Alcune sono inclini a usare quella scarica di adrenalina in più per affrontare una situazione, e alcune vogliono invece usarla per ritirarsi. Di fronte al conflitto, il primo istinto è infuriarsi o ritirarsi?

Nell'esprimere sentimenti difficili, si è portati a una comunicazione passiva o aggressiva?

Qual è stata la prima reazione a questa particolare situazione? Corrispondeva a quelle che sono le proprie abituali modalità di risposta?

Queste prime reazioni non sono buone o cattive, giuste o sbagliate. Semplicemente sono. Sebbene i ragazzi possano non avere il controllo sull'emozione che li investe, hanno la capacità di scegliere cosa fare dopo.

È qui che una bussola interiore aiuta a indicare la strada. Li aiuta a sapere cosa fare quando non sanno cosa fare. In altre parole, li aiuta a scegliere bene.

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Qual è il proprio obiettivo? La propria visione delle cose? Il proprio perché?

Una visione chiara di chi si è, di chi si vorrebbe essere, di come si vogliono trattare gli altri e di cosa si spera di ottenere aiuta i giovani a rispondere alle sfide quotidiane.

Dare agli studenti, e ai ragazzi in generale, l'opportunità di articolare una visione forte su chi vogliono essere e quale differenza vogliono fare nel mondo risulta protettivo di fronte alle sfide inevitabili che devono affrontare.

Una ricerca della Stanford University ha scoperto che chiedere agli studenti delle scuole superiori di riflettere e scrivere sulle cose che contavano veramente per loro durante i momenti stressanti dell'anno scolastico, ha portato a significativi miglioramenti scolastici, in particolare per gli studenti a rischio. Un esercizio di scrittura simile con studenti universitari, in cui è stato chiesto loro di scrivere sui tre valori che erano più importanti per loro, ha portato parimenti a un miglioramento dei risultati.

Sono molti gli esercizi che si possono organizzare per promuovere la riflessione interiore e poi il confronto di gruppo su quelli che sono valori, obiettivi, timori e così via, a partire anche dalla lettura di poesie o brani di narrativa.

Riflettere, ricalibrare, rispondere

Come possono gli studenti colmare il divario tra la loro reazione iniziale e una risposta ponderata che corrisponda a chi sono e a chi aspirano ad essere?

Tenendo presente la loro situazione specifica, educatori e insegnanti possono invitare i ragazzi a riflettere su domande chiarificatrici, come: Come mi sento adesso riguardo a questa cosa? Come mai? Cosa davvero conosco? Cosa devo sapere? Chi mi potrebbe aiutare? Quale voglio che sia l'esito di questa situazione?

Quando gli studenti hanno una forte reazione emotiva, la riflessione può aiutarli a prestare attenzione a ciò che questa potrebbe dire loro. Le emozioni possono fornire informazioni straordinarie.

Tuttavia, le emozioni sono dati, non indicazioni. Ad esempio, la sensazione di solitudine può dire agli studenti che desiderano ardentemente la relazione con i compagni, ma ci sono molti modi per cercare la connessione sociale, alcuni salutari e altri distruttivi.

Quando gli studenti riflettono, possono valutare le loro reazioni e fare piccoli passi consapevoli per muoversi nella direzione in cui vogliono andare.

Ad esempio, potrebbero chiedersi: se voglio prendermi più cura del mio benessere fisico, qual è un passo che posso fare, in questo momento? Se sono sopraffatto dalle richieste scolastiche, quali piccoli cambiamenti posso fare stabilire priorità al mio tempo? Se sono in conflitto con un amico, cosa potrebbe aiutarmi per riaprire con lui la comunicazione?

Non esistono formule magiche. Gli studenti avranno momenti di successo e momenti che sentono come fallimenti. Ecco perché prendersi del tempo per riflettere, ricalibrare e rispondere è fondamentale per sviluppare la “saggezza pratica”.

Ogni persona è una sorta di “lavoro in corso”, cresce con l'esperienza, affrontando gli alti e bassi della vita con tutta le capacità che riesce a raccogliere in se stessa.

Quando si ricorda chi si è e chi si è chiamati ad essere, quando si consulta una bussola interiore che punta verso una visione più ampia della realtà, si possono affrontare le sfide, vivere con integrità e trovare la resilienza necessaria per rialzarsi e fare un altro passo in avanti nel proprio percorso di crescita.