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Un ragazzo adolescente ha preoccupazioni che restano in testa e a cui non riesce a smettere di pensare? Questi pensieri sono accompagnati da sintomi fisici come irrequietezza, tensione muscolare o battito cardiaco accelerato? Sono timori che portano a problemi di sonno, a maggiore irritabilità o a interruzione di abitudini e attività quotidiane? Se fosse così, potrebbe soffrire di ansia.

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Le ricerche indicano che quasi un giovane su dieci soffre di ansia, e questa percentuale sembra in aumento, soprattutto in questo periodo difficile per le conseguenze della pandemia.

Questi studi mostrano che gli adolescenti di età compresa tra 13 e 17 anni hanno sperimentato l'ansia come un problema importante e hanno riferito di aver avuto frequenti problemi con essa. Questo si è verificato indipendentemente dal genere, dall’etnia o dallo stato socioeconomico. Sebbene la ricerca abbia dimostrato che il genere e il reddito possono mitigare lo stress in una certa misura, la maggior parte degli adolescenti riferisce, nonostante una condizione di maggiore benessere, di avvertire una forte pressione.

Le fonti primarie di questo stress sono le richieste di rendimento scolastico, l'insicurezza sull'aspetto fisico, la pressione per l'accettazione sociale e le richieste di partecipazione a numerose attività extrascolastiche.

Diversi tipi di ansia

Quando gli adolescenti esprimono preoccupazioni o paure eccessive o persistenti che sono al di sopra e al di là di quanto ci si aspetterebbe per la loro età e stadio di sviluppo, può essere giustificata una diagnosi di disturbo d'ansia. Quale diagnosi, tuttavia, dipende dai loro sintomi specifici.

Esistono cinque tipi generali di ansia:

Ansia da separazione: paura eccessiva di essere separati da casa o da una figura di attaccamento (genitore, persona amata).

Fobia specifica: paura significativa di un particolare oggetto o di una certa situazione.

Ansia sociale: significativa paura delle situazioni sociali e/o di essere giudicati dagli altri; l'ansia da prestazione rientra in questa categoria quando la paura è specifica e riferita al parlare in pubblico o esibirsi in pubblico.

Disturbo di panico: la paura persistente di avere un attacco di panico dopo averne già sperimentato uno.

Disturbo d'ansia generalizzato: preoccupazioni eccessive per una varietà di eventi, attività o situazioni.

Sebbene tutti possano provare un po' di ansia o preoccupazione nella vita quotidiana, la netta differenza tra le preoccupazioni quotidiane e un disturbo diagnosticabile è la tendenza delle preoccupazioni a interrompere in modo significativo il “funzionamento” quotidiano.

Per gli adolescenti questo può comportare il rifiuto della scuola, un aumento degli atteggiamenti “appiccicosi”, un aumento dell'irritabilità o dell'aggressività.

Disturbi somatici possono accompagnare l'ansia, come il battito cardiaco accelerato, i dolori di stomaco o i problemi digestivi, o assistere al "bloccarsi" di un figlio adolescente quando viene sopraffatto da un fattore scatenante dell'ansia.

Gli adolescenti che soffrono di ansia possono anche subire conseguenze sociali come perdere la capacità di stare con gli amici o essere socialmente esclusi a causa dei comportamenti ansiosi che possono mostrare.

È importante notare che un certo livello di ansia è utile. Avverte di un “pericolo” presente nel proprio ambiente. L’ansia diventa problematica quando l’allarme diventa persistente e continuo. Questi falsi allarmi creano un falso senso di pericolo.

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Come i genitori possono aiutare un figlio ansioso

Insegnare a un ragazzo a fare una pausa prima di rispondere alle sue preoccupazioni ansiogene può essere utile. Questa pausa momentanea consente uno spostamento dell'attenzione, portandola su qualcosa che calma piuttosto che disturbare.

Meno ci si concentra sui pensieri ansiosi, meno potere questi hanno. Ma su quali pensieri ci si dovrebbe concentrare? Sebbene non sia sufficiente limitarsi a "pensare pensieri felici", concentrarsi su pensieri "più utili" può effettivamente essere efficace.

Il potere di questa tattica risiede nel trovare un focus che contenga pensieri che siano sia utili che veri. Ad esempio, "Dopo tutto, ho superato il mio ultimo compito in classe con una buona votazione e ora ho studiato come meglio potevo" (utile e vero) è più efficace che dire a se stessi: "Sono bravissimo in matematica" (utile, ma forse non è vero).

Una trappola difficile da evitare per i genitori è cercare di "salvare" il proprio figlio dall'ansia. Quando si tratta di affrontare l'ansia, "salvare" un ragazzo può inavvertitamente rafforzare la paura. Se un giovane evita di affrontare i fattori scatenanti dell'ansia, allora non c'è alcuna possibilità di sviluppare le abilità necessarie per padroneggiare queste paure. Evitare ogni cane che incrocia il proprio cammino, ad esempio, non dà la possibilità di incontrare un cane affettuoso che potrebbe far fare un'esperienza che sia un'eccezione alla regola “cane = pericolo”.

I genitori possono aiutare i loro ragazzi a superare l'ansia ricordando loro che, sebbene non si sentano al sicuro, di fatto sono al sicuro.

Fortunatamente ci sono diverse attività che possono essere molto utili. Molte di queste tecniche sono “interiori”, il che significa che un ragazzo può metterle in pratica sul momento senza che sia evidente per gli altri.

Notare consapevolmente. La consapevolezza è l'esercizio di essere acutamente consapevoli/presenti nel momento e di notare i propri pensieri, sentimenti e sensazioni senza giudicarli. Praticare la consapevolezza può aiutare a spostare l'attenzione lontano dai pensieri ansiosi e verso l'autoregolazione.

Si può provare a concentrarsi su un oggetto nella stanza o nell’ambiente in cui ci si trova e dedicargli tutta la propria attenzione. Si può farlo descrivendo (ad alta voce o nella propria mente) tutti i dettagli anche minimi di qualche oggetto di fronte a sé. Ad esempio, è pesante o leggero? È ruvido o liscio? Quali colori? Ci sono delle lettere? Ha un odore? Più dettagli si indicano, più il proprio cervello si concentrerà su quell'oggetto piuttosto che sul pensiero ansioso.

Conteggio “sparpagliato”. Più impegnativo dal punto di vista cognitivo rispetto al semplice conteggio in ordine (1, 2, 3, 4...), la scelta casuale dei numeri (ad alta voce o in silenzio) richiede più attenzione ed energia cognitiva (50, 13, 88, 2, 16...). Ancora una volta, questo sposta l'attenzione dai pensieri carichi di ansia al compito di dire numeri casuali che, sebbene noiosi, non scatenano l'ansia.

Silenzio. Ultimo ma non meno importante è parlare ancora della propria preoccupazione. Riconoscere un pensiero ansioso per quello che è - un falso allarme - può aiutare a mettere le cose in prospettiva e dà la possibilità di sfidare i pensieri inutili.

Si può dare un nome alla propria ansia e intimarle di tacere nella propria testa. Ad esempio, “Silenzio Lucia!". Il semplice atto di esternare l'ansia dandole un nome può aiutare a farla sentire più gestibile. Diventa qualcosa al di fuori di sé, il che significa che l'ansia non è qualcosa di intrinsecamente parte di chi si è, e non significa che ci sia qualcosa di "sbagliato" in se stessi. Invece, l’ansia è una "cosa" che ci si appiccica dall’esterno e che è controllabile.

Un metodo meno “teatrale” è identificare il pensiero ansioso e sottolineare che non è necessariamente vero ("Ho la preoccupazione di non superare il compito in classe di matematica... ma è solo la mia ansia a parlare”) e concentrarsi sul pensiero più utile ("So di aver studiato come meglio potevo").

Conclusione

I metodi di coping sopra descritti possono fornire sollievo per l'ansia che può sorgere in molte forme. Spesso ci vuole tempo, perseveranza e pazienza per invertire la rotta e avere il sopravvento sulle paure che hanno preso piede. Ma lo sforzo vale quello che si guadagna: una vita con meno ansia e un maggiore senso di fiducia e libertà. Fattori fondamentali per tutti e, ancora di più, per gli adolescenti.