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Se d’improvviso suonano alla porta di casa, un genitore può chiedere a un figlio tredicenne di non andare lui ad aprire, perché potrebbe essere pericoloso. Oppure, potrebbe lasciarlo fare, sostenendo la necessità che impari ad aprire la porta di casa in modo competente a degli sconosciuti.

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Uno psicologo suggerirebbe che il rischio di aprirla a un estraneo pericoloso è molto minore rispetto a quello che il ragazzo non impari a gestire quell’imprevisto in modo responsabile e corretto.

Esistono certo rischi molto più grandi per gli adolescenti rispetto agli estranei alla porta. In particolare, in questa difficile fase, la crisi della salute mentale degli adolescenti si è aggravata nella maggior parte dei paesi. I tassi di suicidio degli adolescenti sono in aumento, la politica e la sanità pubblica stanno mettendo in campo risorse per intervenire sulla salute mentale dei giovani.

Preoccupazione e programmi analoghi sono dedicati ai giovani adulti il cui mancato slancio verso l’autonomia, dovuto ai limiti imposti dalla crisi, sta determinando uno stallo nello sviluppo di molti di loro, che non sono in grado di andare a vivere da soli.

Fino a non molti anni fa, nella cultura occidentale, l'adolescenza era considerata quasi universalmente un periodo di sviluppo critico, al centro del quale ci si aspettava che i ragazzi capissero le cose da soli, con meno stimoli e supervisione da parte degli adulti.

Approfittavano di questo tempo per sviluppare abilità e capacità di indipendenza, responsabilità e relazioni significative. Per diverse generazioni, gli adolescenti hanno intrapreso questo percorso con ampia autonomia per riunirsi e stringere amicizie. Era anche il momento di cercare lavoretti dopo la scuola e per vivere le prime vacanze fuori casa.

In particolare, l’adolescenza significava tempo non supervisionato e non strutturato per affrontare e uscire da soli da sfide minori, imparando anche quando e come chiedere aiuto. Il risultato degli anni dell'adolescenza trascorsi in questo modo erano giovani adulti che andavano nel mondo con fiducia, con l'idea di come risolvere i problemi e impegnarsi nella reciprocità sociale, spesso con ideali molto ambiziosi.

Tuttavia, sottolineano gli esperti, negli ultimi trent’anni, il numero di adolescenti impegnati, ad esempio, in attività lavorative retribuite è crollato. Piuttosto che conoscere il mondo del lavoro durante il periodo estivo, acquisendo la capacità di affrontare e risolvere i problemi sociali e psicologici legati al lavoro con un gruppo eterogeneo di persone, gli adolescenti trascorrono l'estate in varie attività di "arricchimento" altamente strutturate, spesso con altri ragazzi come loro, dove è qualcun altro a gestire completamente il loro tempo e la loro partecipazione.

Inoltre, l'ultimo decennio ha visto diminuire anche la quantità di tempo in cui gli adolescenti parlano e interagiscono tra loro. Il tempo che trascorrono insieme è spesso più simile a un gioco parallelo, dicono alcuni psicologi evolutivi, simile a quello che accade nella prima infanzia, piuttosto che all'interazione creativa tra pari che invita a una vera intimità.

In altre parole, stanno giocando uno accanto all'altro, non l'uno con l'altro. Spesso gli adolescenti si trovano seduti vicino mentre guardano i loro telefoni, il che non è lo stesso che relazionarsi l'un l'altro in modo significativo.

Quali influenze sociali hanno contribuito alla partecipazione dei genitori a questi cambiamenti?

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Sicuramente ha giocato un ruolo una situazione sociale e scolastica sempre più competitiva. Nel disperato sforzo di avere successo, sia i genitori che gli adolescenti ora anticipano e perseguono quello che era un compito che si affrontava nei vent'anni, saltando completamente le importanti pietre miliari dello sviluppo dell'adolescenza.

Il risultato è un ragazzo di venti anni che suona il pianoforte magnificamente ma non riesce a fissare da solo un appuntamento dal medico, compilare un curriculum e una domanda di lavoro o prepararsi il pranzo.

Si tratta spesso di un giovane spaventato dalla vita e dalle sue incertezze e che ha bisogno di assistenza per gestire i compiti di base della “sopravvivenza”. Molti sono anche spesso sopraffatti dalla paura e dalla vergogna di non essere più così capaci, in autonomia, soprattutto in considerazione degli elogi che ricevevano in un ambito protetto per il loro talento.

Cosa si può fare?

Gli esperti sottolineano che, per cominciare, gli adolescenti hanno bisogno di tempo lontano dai loro smartphone e più tempo per relazionarsi davvero l'uno con l'altro. Le feste per adolescenti e gli incontri in cui i cellulari vengono tenuti fuori gioco dovrebbero essere la norma.

In secondo luogo, la scuola dovrebbe evitare di puntare tutto su una specializzazione contenutistica, da sola non sufficiente per lo sviluppo degli adolescenti e premiare coloro che svolgono lavori fuori casa, hanno una gamma più diversificata di interessi e non hanno paura di esplorare il mondo anche se non ne sono ancora esperti.

Poi, non alimentare ambizioni di prosecuzione scolastica a tutti i costi, se non ci sono le potenzialità. Scegliere di dedicarsi all’università non dovrebbe essere più significativo che rinunciarvi per sviluppare subito il proprio potenziale di essere un adulto capace di essere felice, sano e autosufficiente.

Infine, bisogna concedere ai ragazzi di tutte le età un tempo più appropriato allo sviluppo, senza supervisione e non strutturato. Il rischio per loro di non essere in grado di prendersi cura di se stessi sono molto, molto maggiori dei rischi di andare da soli al negozio all'angolo o di giocare con altri compagni del vicinato con una supervisione minima o assente.

Apportando questi cambiamenti, dicono gli esperti, si possono far diventare gli adolescenti giovani adulti capaci di crescita e sviluppo indipendenti, relazioni, lavoro e impegno civico nella loro comunità.