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Fare della scuola un luogo di educazione alla pace e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, escludere dalle classi la propaganda di guerra. Sono questi i due obiettivi speculari che accomunano l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, presentato il 9 marzo scorso a Roma con una conferenza stampa a Montecitorio, e la campagna Scuole smilitarizzate promossa da MIR, Pax Christi e SOS Diritti già nell’ottobre 2020 e condivisa da numerose associazioni.

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La preoccupazione è fondata. Si sono moltiplicate negli anni le esperienze di collaborazione tra la scuola e l’esercito. Già nel 2018 Antonio Mazzeo, giornalista e insegnante, su Comune.Info scriveva: “Corsi di educazione alimentare, ginnastica, lingua inglese, informatica, intercultura. Ristrutturazione di androni, cancelli, giardini, porte e finestre. Tinteggiature di classi e palestre. Copre ormai ogni ambito e settore l’intervento di volontariato dei militari Usa di stanza nella base di Sigonella nelle scuole siciliane di ogni ordine e grado”. E si scandalizzava per un filmato in cui bambini di scuola primaria (elementare) a Catania salutavano i marine intonandone l’inno: “Dalle stanze di Montezuma alle spiagge di Tripoli / noi combattiamo le patrie guerre, in cielo, in terra e nel mare…”.

Non posso nascondere che in alcune circostanze a me suscita fastidio pure il nostro inno nazionale. Quando sento cori di bambini cantare “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, e osservo i piccoli cantori concentrati sull’intonazione e non so quanto consapevoli del testo, covo un senso di ribellione spontaneo.

Negli anni le cose non sono migliorate, tutt’altro. Progetti di alternanza scuola-lavoro e visite didattiche conducono ogni anno centinaia di adolescenti presso le basi militari disseminate nel nostro paese, come a Sigonella o al Comando NATO di Giugliano-Lago Patria, e le visite vengono ricambiate con iniziative in cui non è difficile riconoscere un tentativo di proselitismo. Proprio a Giugliano-Lago Patria sono recentemente avvenute due visite didattiche che hanno portato Ermete Ferraro, Vice Presidente del Movimento Internazionale della Riconciliazione e referente MIR per la Campagna nazionale “Scuole smilitarizzate”, a scrivere alle Dirigenti dei due Istituti Superiori chiedendo di dialogare con studenti e docenti coinvolti, “per controbattere alla crescente propaganda militarista di cui è oggetto la scuola italiana che, viceversa, dovrebbe ripudiare la guerra e non certo formare alla risoluzione armata dei conflitti”.

“Di fronte al costante incremento delle spese militari e della circolazione di armi in un contesto internazionale nel quale la guerra nucleare si profila purtroppo come possibile nefasto orizzonte”, esordisce per parte sua il manifesto dell’Osservatorio, “ci prefiggiamo da oggi una decisa e costante attività di denuncia di quel processo di militarizzazione delle nostre istituzioni scolastiche già in atto da molto, troppo tempo”.

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In che modo possono dialogare le due proposte? L’“Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole” si propone appunto funzioni di monitoraggio e denuncia e ha tra i primi firmatari insegnanti, docenti universitari, uomini e donne di cultura – tra cui il vignettista Mauro Biani, che sentiamo un po’ “nostro” – e diversi esponenti di associazioni quali Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, o Alex Zanotelli. All’Osservatorio possono essere segnalate iniziative scolastiche in contrasto con i valori di pace e nonviolenza.

La “Campagna scuole smilitarizzate” propone alle scuole un “Manifesto” che può essere interpretato a tutti i livelli di istruzione, muovendo dalla considerazione che “molte alternative nonviolente sono al momento poco diffuse e praticate e la narrativa predominante continua a riferirsi ad una difesa e ad una sicurezza armata. È indispensabile realizzare una società smilitarizzata, a partire dalla scuola”.

La Campagna è un invito ai collegi docenti e ai consigli d’istituto all’adesione, affinché promuovano l’educazione alla pace e alla nonviolenza all’interno della propria programmazione e escludano “dall’offerta formativa qualsiasi progetto, iniziativa e materiale finalizzati alla divulgazione, promozione del militarismo e delle attività connesse, quali ad esempio l’industria degli armamenti”.

I nove punti del “Manifesto d’impegno per le scuole” contiene tre negazioni: NO a progetti in collaborazione con le forze armate, NO a visite didattiche presso caserme, poligoni di tiro o altre strutture riferibili all’attività militare, No alla distribuzione di materiale promozionale delle medesime strutture. Include, ugualmente importanti, un numero doppio di impegni positivi relativi all’educazione alla pace nelle pratiche educative, nelle scelte che alimentano le biblioteche scolastiche, nell’affrontare i conflitti interni, nella commemorazione della Giornata Internazionale della Nonviolenza e molto altro ancora, fino a rendere visibile la propria adesione esponendo il logo della Campagna.


testo precedentemente pubblicato da Azione nonviolenta

Elena Buccoliero
Sociologa e counsellor, è docente a contratto all’Università di Parma sulla violenza di genere e sulla gestione nonviolenta dei conflitti e svolge attività di formazione, ricerca, supervisione e sensibilizzazione su bullismo, violenza di genere e assistita, diritti delle persone minorenni. Dal 2008 al 2019 è stata giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna. Ha diretto la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati (2014-2021) e l’ufficio Diritti dei minori del Comune di Ferrara (2013-2020). Da molti anni aderisce al Movimento Nonviolento. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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