Info: info@ubiminor.org  |  Segnalazioni: notizie@ubiminor.org  |  Proposte: redazione@ubiminor.org

 facebook iconinstagram iconyoutube icon

Per comprendere la possibile connessione tra social media e stress adolescenziale, non basta chiedersi che cosa succede in una singola giornata. L’uso dei social, infatti, potrebbe avere effetti troppo piccoli per essere facilmente riconoscibili nel breve periodo, ma diventare più visibili se osservati nell’arco di settimane o mesi.

202610808 ilpeso1

È questa, in sostanza, la prospettiva da cui parte un recente studio condotto nei Paesi Bassi. La domanda, dunque, secondo gli autori, non riguarda soltanto quanto i ragazzi usino i social, ma anche in quale arco di tempo si manifesta il possibile rapporto tra uso delle piattaforme e stress.

Lo studio, pubblicato nel Journal of Adolescent Health, ha seguito 479 adolescenti tra i 14 e i 18 anni attraverso un diario quotidiano durato cento giorni. In totale sono state raccolte 44.211 osservazioni giornaliere. Ogni sera i partecipanti indicavano quanto si fossero sentiti stressati durante la giornata e riportavano il tempo trascorso sulle tre piattaforme social utilizzate più frequentemente, verificando i dati attraverso la funzione di tempo di utilizzo del proprio telefono. TikTok, Snapchat, WhatsApp, Instagram e YouTube erano le piattaforme più frequentemente presenti nelle loro abitudini digitali.

Il risultato più immediato potrebbe sembrare quasi rassicurante: nell’analisi quotidiana, l’effetto medio dei social sullo stress è risultato molto piccolo. Il coefficiente stimato dai ricercatori è risultato infatti al di sotto della soglia che gli autori avevano stabilito come effetto di interesse. In altre parole, non emerge una variazione abbastanza consistente da permettere di dire che, mediamente, gli adolescenti siano più stressati proprio nei giorni in cui utilizzano maggiormente i social.

Dietro la media, però, le esperienze dei singoli adolescenti erano molto diverse.

Una stessa piattaforma, esperienze differenti

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è proprio la variabilità individuale. Per il 37% degli adolescenti, un maggiore utilizzo dei social nella singola giornata era associato a un aumento dello stress. Per il 14,2%, invece, accadeva il contrario: nei giorni in cui utilizzavano maggiormente i social riferivano meno stress. Per il restante 48,9%, il cambiamento non raggiungeva la soglia considerata rilevante dai ricercatori.

Questi numeri suggeriscono che non esista una risposta unica alla domanda «i social fanno aumentare lo stress?». Almeno nei dati raccolti da questa ricerca, la risposta dipende in parte dal singolo ragazzo e dal modo in cui l’esperienza digitale si inserisce nella sua giornata.

Lo stesso ambiente digitale può quindi essere associato a esperienze differenti. Per alcuni adolescenti, un maggiore tempo sui social può accompagnarsi a pressioni sociali, alla necessità di rispondere, al confronto con gli altri o all’esposizione a contenuti difficili. Per altri può invece rappresentare una pausa, una forma di distrazione o un modo per recuperare temporaneamente da una situazione stressante. Gli autori richiamano proprio questa possibilità per interpretare il dato relativo al 14,2% che mostrava una riduzione dello stress nei giorni di maggiore utilizzo.

Questo elemento sposta l'attenzione dal semplice conteggio delle ore alla qualità dell'esperienza. Due adolescenti possono trascorrere lo stesso tempo online, ma non vivere affatto la stessa esperienza: possono frequentare piattaforme diverse, incontrare contenuti diversi, usarle per scopi diversi e reagire in modo diverso agli stessi stimoli.

Il fattore tempo cambia la fotografia

Quando i ricercatori allargano l’obiettivo temporale, emerge il risultato più significativo dello studio. Dopo aver analizzato i dati giorno per giorno, hanno aggregato le osservazioni in periodi più lunghi: settimane, due settimane e mesi. L’effetto medio associato all’uso dei social cresce progressivamente.

La differenza è particolarmente interessante perché il risultato quotidiano e quello mensile, quasi doppio, raccontano due fotografie diverse dello stesso fenomeno. Su un singolo giorno il rapporto appare minimo; osservando periodi più lunghi, diventa più evidente.

Il possibile legame tra social e stress, dicono gli autori, potrebbe quindi essere meno simile a un interruttore che si accende improvvisamente e più simile a un processo che si costruisce nel tempo.

Anche il numero di adolescenti per i quali emergeva un’associazione positiva cresceva con l’aumentare dell’intervallo considerato. La percentuale passava dal 37% a livello giornaliero al 46,4% su base settimanale, al 58,7% su base bisettimanale, fino al 73,3% su base mensile. Parallelamente, gli adolescenti per i quali l’uso dei social era associato a una riduzione dello stress diventavano molto meno numerosi quando l’analisi si spostava su periodi più lunghi.

Il dato non significa che il 73,3% degli adolescenti diventi stressato a causa dei social. Questa distinzione è essenziale. Lo studio misura un’associazione tra variazioni nell’uso dei social e variazioni nello stress e mostra che tale associazione appare più consistente quando si considerano periodi più lunghi. Non dimostra, da solo, che l’aumento dell’uso dei social sia la causa dello stress.

202610808 ilpeso2

È proprio per questo che gli autori parlano di un possibile processo cumulativo. L’ipotesi è che piccole esperienze ripetute possano diventare più rilevanti quando si accumulano. Il riferimento teorico è anche al concetto di allostatic load, il carico allostatico: l’idea che un’esposizione frequente e prolungata a fattori stressanti possa produrre nel tempo un carico sul sistema di risposta allo stress.

Osservare ciò che una fotografia non mostra

Invece di chiedere agli adolescenti, una volta sola, quanto usino i social e quanto siano stressati, i ricercatori hanno seguito le loro variazioni quotidiane per cento giorni. Questo permette di distinguere, almeno in parte, due fenomeni differenti: le differenze tra i ragazzi e le oscillazioni dello stesso ragazzo nel tempo.

Lo studio rileva una correlazione positiva tra uso dei social e stress a livello individuale: chi utilizzava i social più dei propri coetanei tendeva anche a riferire livelli di stress più elevati. Ma questo non significa che, aumentando il proprio tempo sui social in una determinata giornata, lo stesso adolescente diventasse necessariamente più stressato quel giorno.

Una correlazione tra persone non racconta automaticamente ciò che accade dentro la singola persona. Per questo il diario quotidiano e il modello statistico utilizzato dagli autori, il Dynamic Structural Equation Model, cercano di seguire proprio le dinamiche individuali nel tempo.

Non solo quanto, ma come e per quanto tempo

Il risultato complessivo restituisce quindi un quadro meno semplice di quanto potrebbe suggerire la domanda iniziale. Non emerge un effetto quotidiano forte e generalizzato dei social sullo stress. Allo stesso tempo, una parte consistente degli adolescenti mostra associazioni positive tra maggiore utilizzo e maggiore stress, e queste associazioni diventano più frequenti quando il periodo osservato si allunga.

La questione centrale diventa allora temporale, spiegano i ricercatori. Per comprendere l’impatto dei social sull’esperienza degli adolescenti potrebbe essere necessario osservare non soltanto ciò che accade oggi, ma anche ciò che si è ripetuto nelle settimane precedenti.

Questa prospettiva non considera i social come un elemento necessariamente stressante in ogni circostanza, ma mostra anche che questo possibile effetto di sollievo tende a non mantenersi con la stessa frequenza quando si passa a intervalli più lunghi. Gli autori interpretano questo andamento come un indizio compatibile con l’idea che la funzione di distrazione possa essere soprattutto temporanea.

Il punto, dunque, osservano gli autori, non è stabilire una volta per tutte se i social siano «positivi» o «negativi». Una simile contrapposizione non corrisponderebbe ai risultati dello studio. I dati mostrano piuttosto una relazione mutevole, che cambia da adolescente a adolescente e che sembra assumere caratteristiche diverse a seconda della scala temporale con cui viene osservata.

La ricerca suggerisce così di guardare alla vita digitale con una lente più precisa. Non basta chiedere quante ore siano state trascorse davanti allo schermo. Occorre considerare che cosa è successo durante quelle ore, quali contenuti sono stati incontrati, quale funzione avevano i social in quel momento e, soprattutto, se determinate esperienze si sono ripetute abbastanza a lungo da lasciare una traccia.

Il risultato più rilevante non è dunque che i social producano immediatamente stress, ma che un’associazione quasi invisibile nel breve periodo possa diventare più evidente quando l’esperienza viene osservata nel corso del tempo.

Comprendere non soltanto se i social siano associati allo stress, ma quando e attraverso quali meccanismi questa relazione emerge, diventa secondo gli autori, quindi, il passaggio successivo per studiare il fenomeno.


Riferimento bibliografico

Siebers, T., Beyens, I., Keijsers, L., Valkenburg, P. M., & van der Wal, A..
From Days to Months: The Effect of Social Media Use
on Stress Among Adolescents Accumulates Over Time
.
Journal of Adolescent Health (2026).