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L’emergenza dell’epidemia in molti genitori ha sviluppato una maggiore attenzione e preoccupazione nei confronti dei figli, accentuando le tendenze all’iper-protezione in molti di loro, portandoli a monitorare più da vicino ogni loro mossa, a controllare cosa fanno, cosa mangiano, con chi stanno comunicando, e così via.

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Molti adulti avranno ormai sentito che ora è il caso di fare un passo indietro ma non sono sicuri di come farlo. Pensano di doverlo fare in quanto conoscono, almeno per istinto, gli aspetti negativi di una genitorialità iperprotettiva e controllante, e tuttavia, in questa situazione, sono restii a lasciare che i figli sperimentino le conseguenze naturali delle loro azioni.

La genitorialità iperprotettiva di fatto risolve al posto dei figli problemi che sarebbero in grado di affrontare da soli. Media ad esempio i disaccordi tra loro e i loro amici, cerca di rimediare a una mancanza di merito scolastico, in generale cerca di togliere gli ostacoli che si presentano nella vita di un ragazzo, il cui superamento in autonomia rappresenta un importante passaggio evolutivo.

È un atteggiamento che può nascere da buone intenzioni ma che può ritorcersi contro il ragazzo stesso, portandolo a credere di non potercela fare da solo e generando di conseguenza bassa autostima, scarsa fiducia nelle proprie capacità, con un rischio di ansia o depressione.

Questa stile genitoriale è più evidente quando i ragazzi diventano più grandi, ad esempio alle superiori, di fronte a insuccessi scolastici o anche all’università, quando il genitore cerca di sostituirsi allo studente per aiutarlo e lo aiuta o addirittura fa le cose al suo posto. Ma, di fatto, viene esercitata a qualunque età, misconescendo la necessità per un figlio di agire in autonomia, in rapporto al suo grado di sviluppo.

Nella prima infanzia, un genitore iperprotettivo sta costantemente alle costole del bambino, giocando con lui e guidando sempre il suo comportamento, senza concedergli la possibilità di stare un po’ da solo.

Alle elementari, si cerca di assicurarsi che finisca in una certa classe o abbia un determinato insegnante, seleziona gli amici e le attività del bambino o fornisce un aiuto sproporzionato per i compiti e i progetti scolastici.

Quello che rimanda l’immagine dell’elicottero che staziona sopra la testa del figlio, può letteralmente accadere, e un genitore se ne può rendere conto pensando a quando lo osserva mentre partecipa a una lezione o a un incontro virtuale, o lo segue mentre fa i compiti e pensa di doverlo aiutare senza che il ragazzo in effetti lo abbia chiesto. Meglio ricordare che mai prima e probabilmente mai più avanti si avrà una visione così ravvicinata della sua vita e dei suoi impegni.

Se un figlio ha bisogno del suo aiuto, un genitore deve aiutarlo con tutti i suoi mezzi, ma se sta facendo qualcosa che sarebbe perfettamente in grado di fare da solo, allora è meglio che faccia un passo indietro e lo lasci fare da solo, a costo di sbagliare per poi capire l’errore e correggerlo.

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Meglio trovare qualcosa da fare èer se stessi, riprendere a stare un po’ lontani, impegnarsi nelle proprie cose. Se i figli sono abbastanza grandi da poter restare a casa da soli, allora è bene uscire e farsi una passeggiata senza di loro, attendere a una commissione, prendendosi via via più tempo, in base anche a come i ragazzi sapranno comportarsi e rispettare la fiducia, e la libertà, loro accordata.

L'iperprotettività può essere un impulso naturale per molti genitori, ma è importante resistere a quell'impulso per favorire il processo di crescita e di autonomia dei figli.

In definitiva come può auto-correggersi un genitore?

La prossima volta che un figlio si mette in difficoltà da solo, può domandarsi quale sia lo scenario peggiore e quali i potenziali benefici. Se la conseguenza negativa non è cosa troppo grave, allora non è un cattivo compromesso dare un consiglio ma restare da parte, per generare la fiducia e le capacità di autogestione che un ragazzo potrebbe ottenere da quell'esperienza. Se non si permette ai figli di assumersi rischi misurati e di essere indipendenti, si sta facendo loro un cattivo servizio dal punto di vista educativo.

La maggior parte dei ragazzi non vuole sempre avere i genitori attorno, almeno non per tutto il tempo, soprattutto man mano che crescono. Se un genitore si rende conto che questo è un problema più suo che del ragazzo, deve ammetterlo a se stesso e anche ai figli, dicendo loro che sente difficoltà a staccarsi e che si comporta così per amore e perché vorrebbe il meglio per loro, e tuttavia si rende conto che ormai sono individui autonomi, e che hanno bisogno di imparare da soli per diventare indipendenti.

Non è un compito dei figli cambiare questa disposizione e, quando sono abbastanza grandi, si può anche accettare che un ragazzo lo dica esplicitamente di stare un po’ alla larga da lui. Se lo fa, è bene ascoltarlo e non offendersi. Vuol dire che si stanno crescendo figli che aspirano all’indipendenza, che in sostanza è l’obiettivo finale del compito genitoriale.

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