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Crescere con un certo tipo di genitori permissivi potrebbe sembrare, al confronto con quanto accade ad amici e compagni che hanno una famiglia più severa, una fortuna e un’esperienza in generale molto divertente.

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Con poche regole rigorosamente applicate e, relativamente, libertà di fare quanto si desidera e piace, un ragazzo potrebbe arrivare all'età adulta vedendo i suoi genitori come degli amici.

La genitorialità permissiva, tuttavia, può essere emotivamente negligente e risultare dannosa per i figli nel lungo periodo.

Esiste infatti un nucleo oscuro dietro questa apparente positività e portare a difficoltà decenni dopo per i ragazzi che ne hanno “usufruito”.

Nella categoria dei genitori permissivi sono compresi adulti molto diversi tra loro, si va da genitori amorevoli e ben intenzionati a quelli dipendenti da sostanze o sociopatici, e così via.

L'unico requisito per qualificarsi come permissivi è essenzialmente lasciare che un figlio faccia ciò che vuole senza riuscire a fissare limiti sufficienti. Di solito questo comporta una carenza di “punizioni” e di struttura, nonché una sorprendente assenza di conflitti genitore-figlio.

Alcune tipologie di genitori permissivi

Nella categoria rientrano gli adulti che vogliono evitare i conflitti.

Non importa come lo si faccia, ma stabilire dei limiti con un figlio richiede una certa quantità di conflitto. Trattare con un bambino o un adolescente infelice o arrabbiato che urla di non volere una certa cosa è frustrante. I genitori che sono intrinsecamente a disagio con conflitti di qualsiasi tipo possono riuscire a evitare questo tipo di situazioni con i propri figli semplicemente ponendo pochi limiti.

Ci sono poi adulti sopraffatti o in difficoltà. Questi sono genitori che sono soverchiati dalla vita. Possono avere difficoltà familiari, finanziarie o di altro tipo che danno loro poco tempo o energie per stabilire e far rispettare i limiti al loro ragazzo.

Ci sono inoltre quelli traumatizzati. Uno studio recente ha scoperto che molti genitori permissivi hanno un disturbo da stress post- traumatico da qualche precedente esperienza di vita che interferisce con la loro capacità di impegnarsi pienamente nella strutturazione dello sviluppo dei propri figli, cioè nell’esercizio in modo corretto della genitorialità.

Tra i genitori permissivi vi sono poi gli egocentrici. Sono quegli adulti narcisisti, dipendenti da sostanze, maniaci del lavoro, sociopatici o comunque preoccupati di soddisfare i propri bisogni, i quali potrebbero non essere in grado di prestare sufficiente attenzione per comprendere i bisogni naturali del proprio figlio in merito a limiti e conseguenze per le trasgressioni.

Vi sono poi quelli emotivamente negligenti. Questa categoria comprende tutti i tipi di cui sopra. I genitori emotivamente negligenti non sono emotivamente abbastanza consapevoli per vedere e rispondere ai sentimenti e ai bisogni emotivi dei loro figli.

Anche se hanno buone intenzioni, non hanno le capacità emotive per sintonizzarsi con loro, vedere di cosa hanno bisogno in termini di educazione emotiva, di risposte, di struttura di comportamento e limiti, e di garantirlo ai figli.

Il figlio adulto del genitore permissivo

I terapeuti che hanno come pazienti genitori con questa storia, si trovano di fronte persone che descrivono frustranti battaglie con la procrastinazione, l'autodisciplina, l'automotivazione e l'autocontrollo. Tutte queste difficoltà ricadono sotto il significato di un termine: autoregolamentazione.

L'autoregolazione è la capacità di governare le proprie scelte e i propri comportamenti, sia che si tratti di iniziare o portare a termine un compito spiacevole, o di impedirsi di impegnarsi in un'attività che non fa del bene, come mangiare o bere troppo, per esempio.

Uno studio del 2020 ha messo in luce una connessione distinta tra la capacità di un ragazzo di autoregolarsi e il tipo di genitorialità che ha ricevuto, confermando i risultati della ricerca precedente e supportando sia la ricerca sull'attaccamento che l'attuale teoria dei sistemi familiari.

Tuttavia, la maggior parte delle persone che faticano con l'autoregolamentazione si incolpano per questo, vedendolo come una debolezza personale o una carenza intrinseca.

Ci sono molti figli di genitori permissivi che passano alternativamente dall’autoaccusarsi per i loro problemi di autoregolamentazione e al lasciarsi andare troppo facilmente.

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Pochi di loro immaginano che la causa sia in realtà qualcosa che non hanno avuto durante l'infanzia e l’adolescenza e che ora devono coltivare in se stessi.

Ci sono “lezioni di vita” che i figli di genitori permissivi possono non avere avuto. Anzitutto l’auto-strutturazione: saper impostare routine sane per se stessi e poi seguirle. Essere autolimitanti, riuscendo a fermarsi al momento giusto.

E poi l’automotivazione, cioè sapersi costringere a fare le cose, specialmente quando sono spiacevoli o noiose. La conoscenza di sé, cioè l’importanza di aver imparato fin da piccoli le proprie specifiche debolezze e difficoltà, e che sia giusto averne bene averle. In caso contrario, si potrebbe crescere evitando del tutto le cose difficili.

È poi importante per un giovane avere una voce interiore che lo mantiene responsabile, con compassione. Se manca, ecco che si va avanti e indietro tra l'auto-accusarsi e il lasciarsi andare senza freni.

Quindi, l’avere l'educazione emotiva e la consapevolezza che potrebbero aiutare a gestire il fatto che i propri sentimenti interferiscano con le proprie intenzioni. Ad esempio, si deve finire un progetto, ma ci si sente oppressi e sopraffatti. Quindi, invece di gestire e controllare questi sentimenti e iniziare il compito, si fa piuttosto un pisolino.

Cosa si può fare ora

Nessuno è intrinsecamente imperfetto o debole, tutti possono insegnare a se stessi come regolarsi. Quindi, è bene smettere di essere arrabbiati con se stessi per qualcosa di cui non si ha colpa.

Lo si può fare iniziando a praticare la voce interiore della responsabilità compassionevole. Questa voce, ad esempio, dice che è chiaro che ci si sente sopraffatti da un lavoro da portare a termine, ed è proprio per questo che è così importante iniziare a farlo per toglierlo dai pensieri.

Oppure, se si è già commesso un errore, potrebbe esortare ad accogliere l’insuccesso e spronare affermando che proprio questo rende necessario mettercela tutta per quello che si ha di fronte da affrontare.

Questa voce compassionevole dice le cose che i genitori permissivi avrebbero potuto dire se fossero stati più coinvolti nella tua strutturazione del carattere di un figlio. Ritenersi responsabili con compassione è quella via di mezzo che in realtà motiva invece di prosciugare la propria energia.

Diventare più consapevoli dei sentimenti che si frappongono all’azione e iniziare a imparare a gestirli. Sapere quando si prova un sentimento, identificare il sentimento e decidere attivamente cosa farne è una parte importante dell'autoregolazione e prepara un giovane ad avere il controllo su se stesso.

È anche un processo di guarigione dall'abbandono emotivo dell'infanzia.

Ritenersi responsabili e allo stesso tempo avere compassione dentro di sé per il fatto che qualcosa è difficile è una grande sfida per tutte le persone che sono cresciute in famiglie permissive.

La realtà è che ognuno merita sia di essere ritenuto responsabile e allo stesso tempo merita compassione. Se non se ne è avuta abbastanza durante l’infanzia o l’adolescenza, si può iniziare a darsela da sé.