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Un piccolo studio dello statunitense National Institutes of Health ha scoperto che circa un terzo dei preadolescenti soffre di idee suicide. Il NIH non ha fatto ipotesi sul perché un numero così elevato di preadolescenti abbia tentazioni suicidarie, ma sembra ovvio che qualcosa nella nostra cultura li sta influenzando negativamente, commenta lo psicologo Gerald Schoenewolf.

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Nello studio, ventitré preadolescenti sono risultati positivi al rischio di suicidio durante le visite al pronto soccorso dell'ospedale, mentre settantanove sono risultati negativi. I ricercatori hanno esaminato il rischio di suicidio giovanile in tre ospedali cittadini per minori, per vedere con quale frequenza i preadolescenti di età compresa tra dieci e dodici anni avevano tale rischio.

Gli ospedali coinvolti erano il Children’s National Medical Center di Washington; il Children’s Hospital di Boston; e il Nationwide Children's Hospital di Columbus. Secondo lo studio di screening pubblicato su Hospital Pediatrics, uno su cinque dei preadolescenti che hanno visitato il pronto soccorso per problemi psichiatrici aveva precedentemente tentato il suicidio.

"Tipicamente, i pensieri e i comportamenti suicidari sono rilevati negli adolescenti più grandi" ha spiegato Lisa Horowitz, scienziata clinica che ha partecipato allo studio. "È stato preoccupante vedere che così tanti preadolescenti sono risultati positivi al rischio di suicidio, ci siamo allarmati nel constatare che molti di loro avevano messo in atto i loro pensieri suicidari in passato".

Lo screening dei suicidi viene eseguito di routine ogni volta che preadolescenti e adolescenti vengono al reparto di emergenza con qualsiasi tipo di problema. Betsy Novakovich, amministratore dei servizi di emergenza con il sistema sanitario NCH di Collier, ha spiegato: "Come risultato di questo processo abbiamo identificato pazienti di tutte le età, compresi i ragazzini, che manifestano chiaramente depressione e hanno bisogno di ulteriore assistenza".

Novakovich ha citato le influenze dei social media e il bullismo come due cause della depressione del preadolescente. Non ha menzionato la genitorialità. È interessante il modo in cui così tanti cosiddetti esperti sono riluttanti a considerare i genitori come una possibile fonte di depressione infantile o di pensieri suicidari. Si concentrano su altri bambini, sui social media, sulle droghe.

Recentemente mi è venuto in mente, racconta Schoenewolf, il caso di una madre che ha portato sua figlia di dodici anni da un terapeuta. La figlia, aveva detto la madre, soffriva di depressione. Non appena la figlia ha incominciato la sua sessione con il terapeuta, ha iniziato a lamentarsi del fatto che sua madre non la lasciava respirare.

Sua madre aveva dominato totalmente la sua vita e trattava la sua unica figlia come se fosse la sua schiava personale. Quando la figlia aveva detto alla madre di essere depressa, la madre le aveva risposto: "Lo stai dicendo solo per farmi del male".

Come risultato di questa relazione dolorosa con sua madre, la ragazza ha confessato di aver avuto spesso l’impulso di gettarsi sotto un treno della metropolitana. "Non vede chi sono veramente" ha gridato la figlia. "Tutto ruota attorno a lei".

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"E tuo padre?" le ha chiesto il terapeuta.

“Capisce tutto, ma ha paura di mia madre. La sostiene sempre, qualunque cosa accada. A volte viene nella mia stanza e mi ascolta, ma alla fine è sempre di nuovo al suo fianco".

Questo caso non è raro, commenta Schoenewolf. Ho riscontrato molti casi simili. In questo momento nella nostra cultura la genitorialità è stata messa in secondo piano. L’abbiamo resa meno importante e non vogliamo vederla come responsabile della malattia mentale dei nostri figli. La cultura americana si basa sul risparmio dei sentimenti dei genitori. Ciò significa che se i genitori sono la fonte principale di come i ragazzi sono come sono oggi, questo fatto può raramente essere menzionato.

Se non trattiamo la vera fonte del problema, il problema non verrà mai risolto. È questa spesso la questione oggi. L'American Psychiatric Association ha visto sempre di più i disturbi mentali come biologici o genetici, escludendo però come causa i genitori.

Ad oggi, questo include schizofrenia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, anoressia nervosa e bulimia nervosa, attacchi di panico e disturbo delirante. Gli alcolisti anonimi considerano l'alcolismo genetico. Quelli che si battono per i diritti dei gay considerano l'omosessualità genetica.

Se rendiamo tutto genetico o biologico, non c'è nulla da fare con i preadolescenti depressi, rimarca lo psicologo. Basta dare loro un farmaco per mantenerli in uno stato in cui la loro "condizione biologica" non li faccia fuori. In questo modo si evita il vero problema, la genitorialità manchevole e una cultura che non accetta la realtà, in conflitto e incapace di risolvere non solo i problemi genitoriali ma tutti i problemi che ci assillano, come il riscaldamento globale.

La tendenza degli adolescenti depressi e dei preadolescenti è aumentata nel corso degli anni e sembra che continuerà ad aumentare, conclude amaramente Schoenewolf.

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