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Lavorando come fotoreporter umanitario, passo la mia vita a bordo di aerei che mi portano verso destinazioni lontane, dove posso documentare la sofferenza di rifugiati e sfollati. Sembra che ovunque io guardi ci sia così solo sofferenza - Gaza, Siria , i Rohingya - e sembra tutto così senza speranza. Sto lottando per trovare risposte che diano un senso a tutto quello che vedo in ogni immagine che catturo con la macchina fotografica.

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A raccontare è il fotoreporter Paddy Dowling, in visita nella Valle della Bekaa in Libano per conto della Education Above All Foundation, il cui obiettivo è di garantire a milioni di bambini, al di fuori di percorsi scolastici, all'educazione primaria.

Mi aggiro per questi campi con le mie macchine fotografiche appese alle spalle, taccuino e matita in mano, cammino tra i profughi i cui occhi mi tormentano implorandomi di fare loro una fotografia e comunicare la loro sofferenza al mondo. Sembra essere sempre più difficile mostrare barlumi di speranza nelle immagini. Vorrei ritrovare quel senso di leggerezza che mi serve per ricordare a me stesso che con il mio lavoro posso contribuire a cambiare la loro condizione, e che un futuro più luminoso sia possibile per le persone che incontro.

Alla fine, questo mio desiderio è stato premiato quando Education Above All (EAA), mi ha invitato a documentare il loro lavoro e a incontrare Sara, una ragazza palestinese-siriana di 11 anni di Kab Elias, comune della valle della Bekaa in Libano . Sara è una beneficiaria del programma Educate A Child (EAC). Il tempo trascorso con questa ragazza meravigliosa mi fornisce la leggerezza che stavo cercando e la comprensione che lo strumento più potente che possediamo per trasformare le condizioni di vita è l'educazione.

Sara vive in una struttura a un piano rivestita di pannelli di plastica e tessuto di legno in un "insediamento informale di tende" con la madre, il padre e tre fratelli più piccoli. Questa è la casa della sua famiglia da quasi cinque anni. A un lato della loro casa, le capre dei beduini pascolano tra le piante di cardo selvatico nell'ombra del Monte Libano; dall'altro si vedono i numerosi vigneti della valle della Bekaa, fino alla catena montuosa dell'Anti-Libano.

Quando arriviamo, Sara è dentro con sua madre, la aiuta nelle sue faccende quotidiane: annaffiare le piante nei vaso, lavare i pavimenti di cemento, pulire. Alla fine emerge dall'oscurità della casa per salutarci.

Sara viene raggiunta da sua madre Fatima, 30 anni, suo padre Ghadeer, 37 anni, e dai suoi tre fratelli Ali, 10, Deeb, 8 e Hadi, 2. Parlando in perfetto inglese, Sara ci accoglie nella sua casa e ci fa accomodare. Comincia a raccontare il giorno della "violenza", come lo chiama. Era a casa con sua madre e i suoi fratelli quando è iniziato il bombardamento, suo padre era al lavoro nel suo negozio di sartoria dove produceva e vendeva giacche di pelle.

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Tutti ricordano i boati e le scosse quando i primi proiettili hanno colpito l'area. Si sono nascosti nel bagno, terrorizzati, era solo una questione di tempo prima che il loro edificio venisse colpito. Una granata ha danneggiato una colonna portante e l'edificio è parzialmente crollato: sono emersi dalle macerie coperti da una spessa coltre di polvere bianca che sembrava neve, miracolosamente non erano stati feriti.

Il personale militare del governo aveva presto il controllo del villaggio di Sayeda Zainab e disse alla famiglia di Sara che dovevano andarsene altrimenti suo padre avrebbe dovuto essere arruolato. Recuperare i loro beni dalle macerie della casa era impossibile, sono fuggiti nella città di Jaramana, nel sud della Siria.

Qui i proprietari delle abitazioni si approfittavano degli sfollati aumentando 100 a 500 dollari al mese per un piccolo appartamento. Il padre di Sara è stato costretto a vendere l'auto per pagare casa, cibo e vestiti. Quando la guerra fu di nuovo sulla soglia di casa, si sono trasferiti a Qalamoun prima che anche questa cittadina diventasse un bersaglio, con attacchi aerei che tentavano di tagliare le linee di rifornimento dei ribelli da Damasco al Libano.

Il padre di Sara si è trovato di fronte alla decisione più difficile da prendere, su cosa fare per garantire la sicurezza della sua famiglia, così ha convinto un autista di camion a portarli al confine con il Libano, pagandolo 100 dollari. Si sono tutti seduti rannicchiati sul retro del camion scoperto, tra cetrioli, pomodori e prezzemolo, guardando attraverso le sbarre arrugginite verso la Siria i cui confini sbiadivano all'orizzonte dietro di loro.

Sara ricorda suo padre seduto tranquillamente durante il viaggio con gli occhi chiusi a pregare per un miracolo. Si sono avvicinati al posto di controllo militare libanese alla frontiera, dove credevano che sarebbero stati semplicemente respinti. Invece, un ufficiale militare libanese ha avuto pietà della famiglia, ha messo a tacere i suoi colleghi e ha fatto passare Sara e la sua famiglia oltre la linea di confine. Sara racconta: "Eravamo terrorizzati e stavamo tutti piangendo".

Sara è uno dei 400 studenti che frequentano la scuola Jefna dell'UNRWA nel comune di Taalabaya. L'EAC e l'UNRWA hanno lavorato per portare un’istruzione elementare di qualità a 69.696 bambini rifugiati palestinesi in Giordania, Libano e Siria i quali hanno dovuto abbandonare le scuole siriane a causa di conflitti. Questo progetto fornisce un'istruzione di emergenza che include supporto psicosociale e ricreativo e abilità di sopravvivenza per i bambini rifugiati palestinesi, la cui istruzione è stata interrotta dal conflitto in Siria. Dispone di 72 operatori psicosociali reclutati dalla fondazione in tutta la regione; 330 membri dell'UNRWA sono stati formati per assistere sia studenti che genitori.

È difficile credere che esistano 63 milioni di bambini in tutto il mondo che non hanno accesso a un'istruzione primaria di qualità a causa di impedimenti quali la povertà estrema, le barriere culturali e le aree colpite da conflitti. La dott.ssa Mary Joy Pigozzi, direttrice esecutiva del programma, spiega: "Attraverso il programma Education Above All’s e il lavoro con i nostri partner, raggiungiamo i bambini più emarginati e crediamo che ogni bambino dovrebbe essere in grado di accedere al suo fondamentale diritto umano a un'istruzione di qualità".

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Sara è uno dei bambini più brillanti nella sua scuola, ottiene buone votazioni in ogni semestre. Ha una sete insaziabile di apprendimento: quando le viene chiesto cosa scuola e istruzione significhino per lei, risponde in arabo: "L'educazione è il fondamento dei miei sogni".

La scuola di Jefna si è appena conclusa per le vacanze estive, ma Sara preferirebbe andare a scuola piuttosto che passare il suo tempo in tenda a guardare i suoi fratelli giocare a calcio fuori, in quanto non la lasciano giocare con loro. Come consolazione cerca conforto nell'insegnare al fratello più giovane Hadi alcune nozioni di base sull'inglese, per assicurargli di essere pronto per quando, tra qualche anno, inizierà la scuola.

Sara non desidera rimanere in Libano. Dice che odia la sua tenda e vorrebbe vivere in un paese dove poter parlare inglese e studiare per diventare un medico e aiutare altre persone, e per vivere in una casa che non permetta alla neve nei rigidi inverni di entrare e non consenta all'acqua piovana di gocciolare attraverso il rivestimento del tetto di tela.

Sara si rifiuta di accettare che questo sia il suo destino, la qualità dell'istruzione che sta ricevendo le dà forza in questo. Ghadeer, suo padre, dice che spera che qualcuno possa aiutare sua figlia a realizzare i suoi sogni. "Forse un'agenzia umanitaria come l'ONU ci chiamerà e ci darà una nuova vita in un paese come il Canada, gli stati del Golfo o l'Europa." I miei occhi incontrano i suoi che ora sono pieni di emozione, sposta il suo sguardo sul pavimento e sul senso di fallimento che ora sente riempire la stanza.

Durante il tempo che ho passato con Sara, mi ha chiesto in più di un'occasione com'era Beirut. Ha immaginato che fosse "molto grande e molto bella". Con il permesso della loro agenzia ospite UNRWA, abbiamo organizzato per la famiglia una visita della città, una cosa che la famiglia di Sara non si sarebbe mai potuta concedere con i soldi che riceve dall’organizzazione umanitaria, che coprono a mala pena il costo del cibo e della conduzione della casa.

La famiglia arriva a Beirut dopo un lungo viaggio attraverso le strade di montagna; quando vengono invitati a vedere la vista dal tredicesimo piano del nostro hotel di Beirut, si siedono in silenzio osservando quello che sta di fronte a loro, ipnotizzati dal mondo che si agita intorno.

Quando ci avventuriamo nel cuore della città, la famiglia sembra aver ritrovato energia, camminano tutti spediti, sorridono, scherzano e ridono tra loro. Il padre di Sara sembrava ritrovare la sua voce e la sua forza, rinvigorito dall'esperienza e dalla visione dei suoi figli che si divertono così tanto.

Sara e i suoi fratelli non avevano mai visto l'oceano né erano mai stati su una spiaggia. Le "regole della tenda" sembrano un lontano ricordo. I suoi fratelli la invitano a giocare con loro, a costruire castelli di sabbia insieme e a camminare nell'acqua chiara.

Sara prende il giorno serenamente, sorride con sicurezza mentre guida la sua famiglia stando davanti a tutti. Non ho alcun dubbio che la qualità dell'istruzione che ha ricevuto, così come il supporto psicosociale, stiano giocando un ruolo chiave nel preparare Sara e i suoi fratelli per un futuro più luminoso, ovunque verrà vissuto.


Testimonianza pubblicata dall’Indipendent

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