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Molti esperti di apprendimento spiegano che la creatività viene compressa e avvilita dall’impostazione della gran parte dei sistemi scolastici e formativi. Agli studenti difficilmente è lasciato spazio per elaborare il proprio piano di apprendimento passo dopo passo, ma questo viene invece fornito loro come un manuale di istruzioni già pronto.

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Una buona parte degli insegnanti non riesce a riconoscere il potenziale creativo presente nelle loro classi, non lo cercano e non lo stimolano. Al contrario, lavorano con compiti e lezioni che sono una sorta di check list di informazioni cui gli studenti devono conformarsi. Rari sono i casi in cui un’idea originale o il “valore aggiunto” offerto da uno studente venga premiato.

Esiste, in altre parole, un diffuso problema di motivazione all’interno dell’istituzione scolastica. Una crisi di motivazione che dagli insegnanti si comunica agli studenti che, di per sé, già spesso vivono all’interno di contesti poveri di stimolo e incapaci di trasmettere motivazione alla crescita e all’apprendimento.

I ragazzi nell'istruzione odierna non sempre finiscono nel posto giusto per loro, si impegnano al di sotto delle loro possibilità, passano da una materia all’altra, da un corso di studi all’altro, e spesso, purtroppo, abbandonano la scuola.

Il loro talento, perché tutti avrebbero in un modo o nell’altro un talento da coltivare, rimane trascurato e inutilizzato. Si tratta di una grande perdita, non solo per i ragazzi ma per l’intera società.

Si può ben immaginare che un ragazzo motivato impari più rapidamente. Se questo non avviene, il costo e la conseguenza sono quelli di ripetere un anno, cambiare studi o abbandonarli del tutto. Queste conseguenze negative, oggi così diffuse, indicano quanto l'istruzione abbia necessità di un profondo cambiamento.

Oggi viene messa una grande enfasi sui test scolastici: d’ingresso, attitudinali, di verifica ecc. Questo genera una pressione aggiuntiva sugli studenti.

Oltre a ciò, la conseguenza è che gli studenti si preoccupano solo se "qualcosa conta" o meno, in riferimento agli esami e ai test di valutazione.  Guardano alla percentuale di risposte positive che determina i loro voti finali. Non sviluppano autonomia e vedono la scuola come un obbligo.

Gli esperti di intelligenza e apprendimento ormai da molto tempo ormai sottolineano che si è più motivati quando si ha di fronte qualcosa che interessa e a cui si può contribuire.

Alcuni esperti di psicologia dello sviluppo fanno un paragone con quello che accade agli animali selvatici, affermando che ogni biologo confermerà che gli animali intelligenti giocano durante la loro infanzia. Lo fanno non solo perché è divertente, ma anche perché in quel modo imparano.

Esplorano i confini attraverso il loro gioco e imparano a fidarsi delle proprie capacità. Quel del gioco un ambiente sicuro in cui possono imparare a praticare la caccia senza conseguenze negative. Lo stesso, concludono, vale anche per i bambini.

Con l’istruzione si inizia a dire ai bambini che la vita non è un parco giochi. Mentre, in un contesto di gioco, i bambini imparano cose su cui non sono stati testati, ad esempio come affrontare le delusioni o come stabilire dei limiti. I giochi incoraggiano la creatività, la sperimentazione e la riflessione. Con un gioco non ci si deve preoccupare di ottenere una sufficienza o di dover ripetere l’anno.

L’istruzione, al pari di una serie televisiva senza sviluppi, dice all’inizio del primo episodio esattamente come saranno le successive stagioni. Il senso di meraviglia svanisce.

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Sarebbe invece importante vedere bambini e ragazzi assorti nei compiti scolastici come lo sono in un gioco, ma  non si può costringerli a questo. Questo è esattamente il motivo per cui tante materie vengono da molti ragazzi detestate: perché sono obbligatorie.

Tutti possono facilmente richiamare alla mente l'immagine di uno studente di scuola secondaria disinteressato, uno a cui non importa nulla della scuola.

Molti di questi ragazzi, sorprendentemente, hanno spesso in privato passioni complesse, si dedicano ad attività creative, costruiscono, suonano, esplorano. Un insegnante dovrebbe cercare di conoscere questi interessi e utilizzarli per l'istruzione. Si potrebbero perfino costruire programmi di fisica e matematica basati su una passione di quelle che avvincono i giovani.

Sarebbe una sorta di istruzione su misura, in cui gli studenti seguono i propri interessi e mettono insieme una serie di argomenti facendo leva su di loro. Mescolando abilità fisiche con conoscenze generali, si potrebbero stimolare curiosità e creatività.

La storia, ad esempio, potrebbe essere costruita come un percorso investigativo, piuttosto che come una sequenza di date e di eventi (chi ha sconfitto Napoleone, e perché?). Non sono idee nuove, molti le hanno teorizzate. Ridefinire gli apprendimenti come un’attività di problem solving attraverso la quale si acquisiscono conoscenze e competenze.

La difficoltà è realizzarle concretamente in aula. Occorrono insegnanti più attenti agli interessi personali dei giovani. Devono essere disposti a ricevere ogni tipo di domanda e avere molto un ruolo più da allenatori che da docenti. Ovviamente, sono gli insegnanti più giovani, in particolare, ad essere molto più aperti su questo.

È un modo nuovo di pensare che torna fuori di continuo in molte forme differenti.

Di fronte all’attuale situazione di difficoltà e crisi in cui versa il sistema scolastico a seguito dell’epidemia di coronavirus, in procinto anche di un grande rinnovamento della classe degli insegnanti, sarebbe il momento di puntare su una trasformazione delle modalità di insegnamento, per rendere la scuola più inclusiva, capace di motivare e di scongiurare la piaga degli abbandoni scolastici.

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