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Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: – Perché mi parli delle pietre? è solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

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Incomincio da qui, da questo brano molto noto tratto dalle Città invisibili di Italo Calvino, perché descrive in modo limpido quello che stiamo vivendo. Senza pietre non c’è arco. Senza nodi non c’è rete, per stare a una metafora più utilizzata nel nostro tempo, dove la rete siamo noi con le nostre relazioni e la rete è anche quella telematica che, oggi soprattutto, ci tiene insieme.

Con lo stesso, duplice significato, una decina d’anni fa, avevamo intitolato “La rete siamo noi” un progetto del Difensore civico dell’Emilia-Romagna sui rischi del web: la rete ci riflette per quanto la utilizziamo, ma la rete decisiva è un’altra, la stringiamo noi con le nostre relazioni che danno senso e colore ai mezzi, e sono fatte di tante cose. Sono i pensieri, i desideri, le fantasticherie, le emozioni, le dediche, le mancanze, i ricordi, i sogni, le risate, le invidie, il riconoscersi, il cercarsi – solo per citarne qualcuna.

Senza nodi non c’è connessione, senza pietre l’intero arco vacilla. Se qualcuno manca non è più lo stesso.

All’appello in questo momento stanno mancando in tanti, quando si ripete “andrà tutto bene” sorrido come con chi crede a Babbo Natale. Forse per questo i cartelloni fioriti di mani bambine, o dedicati ai bambini, mi fanno tenerezza, possono pur credere che un vecchio signore s’intrufoli nelle case lasciando doni fantastici. Penso a quei cartelloni per come saranno stati preparati, dapprima pensati sul foglio bianco e poi riempiti di segni e colori e mi sembrano frutti bellissimi della speranza; gli altri li capisco poco. Non li giudico, li capisco poco.

Andrà come può andare, e in un certo senso come è sempre andata, ovvero nel mix che riusciamo ad articolare tra le circostanze date e le scelte personali e collettive, tra opportunità e limiti, con la differenza che questa volta le circostanze pesano di più, molto più di quanto siamo soliti percepire, e stringono il margine che ci è dato per far andare le cose come vorremmo. Se dei bambini è l’onnipotenza (oltre che la magia e la speranza), gli adulti intorno a loro meno che mai se la possono permettere. Per buona aggiunta, e ironia della sorte, il non-fare è in questo momento il nostro contributo migliore.

Azzoppate le possibilità di incontro, ci resta appunto la rete web che difatti è attivissima. In queste settimane sono fiorite tante e tante iniziative per aiutarci in tutto, e tra queste un buon filone è dedicato ai bambini e ai loro genitori. Ci sono storie, film e canzoni, disegni da colorare, giochi da costruire o da realizzare, modi per divertirsi, per rilassarsi, contributi psicologici e pedagogici, e video dove i bambini sono protagonisti, in genere attori compiacenti e divertiti di giochi e regie familiari.

Molti contributi pongono un accento speciale su cose che dovremmo sempre ricordare: la qualità del tempo trascorso insieme, il gioco e la condivisione, e il fatto che con i bambini si può parlare anche delle cose difficili, loro stessi vogliono parlarne con i grandi, e quanto è importante ascoltare!

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A tutta velocità si è aperto in queste settimane il mondo nuovo della didattica a distanza, che nella peggiore delle ipotesi tende a riprodurre gli stessi vizi di quella in presenza ma con mezzi differenti e che si padroneggiano poco. Sento genitori che si strappano i capelli per mezzo voto, alunni con l’ansia dei compiti a casa e insegnanti che intendono la lezione on line come unicamente frontale, probabilmente anche per la poca dimestichezza con le piattaforme multimediali imparate alla svelta, e spingono al massimo la trasmissione di contenuti proprio quando più c’è bisogno di calore.

Una videoconferenza non sarà mai l’equivalente di un abbraccio – e se poi le connessioni sono incerte, peggio ancora – ma anche in questo guardarsi a distanza tanta comunicazione nonverbale riesce a passare. Non è tutto ciò che vorremmo ma è di più del niente. E fortunatamente in tante aule virtuali la scuola è ancora scuola con l’insegnante che in rete dà spazio a tutti i bambini, alle loro facce ed emozioni, e con i bambini più che mai attenti e desiderosi di fare lezione per ritrovare normalità, ritmo della giornata, certezza, apprendimento, possibilità di condivisione.

Nel tempo, ne sono sicura, i docenti che vorranno e ci sono un po’ portati inaugureranno modi per proporre online giochi, laboratori, esperimenti, lavori di gruppo, insomma inventeranno una didattica interattiva anche in rete, con nuove regole, con qualcosa in più e qualcosa in meno di quella in presenza, necessariamente. E sebbene ci auguriamo tutti un tempo breve, la possibilità di imparare un uso più competente anche di questi mezzi fa parte delle opportunità date a ciascuno, ragazzi inclusi. Sapere che tanti nativi digitali, tecnologicamente attrezzati, in principio si sono trovati a malpartito dovendo fare qualcosa di diverso da scaricare musica e giocare online segnala un passaggio cui tutti siamo chiamati, e male non ci potrà fare.

Cresce intanto e diventa decisivo il divario tra i bambini dotati di mezzi e di connessioni adeguati allo scopo e quelli che a questi mezzi non hanno accesso. Con giusta ragione si sottolinea come le famiglie in difficoltà economica – con annessi e connessi – si trovino ulteriormente svantaggiate e così i loro figli, minando un principio costituzionale e un diritto fondamentale di ogni bambino, quello di imparare e, vorrei aggiungere, di crescere – per quanto possibile – alla pari con gli altri.

In prospettiva il diritto allo studio potrebbe passare anche attraverso la possibilità di assicurare un portatile e una connessione ai ragazzi che vanno a scuola e ne sono privi, proprio come, per me bambina, mia madre andava in cartoleria con le cedole a ritirare il sussidiario e il libro di lettura. Se è vero che non vogliamo perdere nessuno, se è vero che senza pietre non c’è arco.


testo precedentemente pubblicato da Azione nonviolenta

Elena Buccoliero
Sociologa e counsellor, è docente a contratto all’Università di Parma sulla violenza di genere e sulla gestione nonviolenta dei conflitti e svolge attività di formazione, ricerca, supervisione e sensibilizzazione su bullismo, violenza di genere e assistita, diritti delle persone minorenni. Dal 2008 al 2019 è stata giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna. Ha diretto la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati (2014-2021) e l’ufficio Diritti dei minori del Comune di Ferrara (2013-2020). Da molti anni aderisce al Movimento Nonviolento. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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