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Quando in molti Paesi sono state imposte le norme in merito a isolamento a casa e, successivamente, al distanziamento sociale, da alcune parti si è avuta notizia di gruppi di giovani e di adolescenti che non le hanno rispettate, creando assembramenti e comportandosi senza grande senso di responsabilità.

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Questi comportamenti provocano conseguentemente da parte del mondo adulto ammonimenti e accuse di egoismo, mancanza di buon senso, appelli alla prudenza, e così via.

Queste raccomandazioni tuttavia, di per sé, tendono ad essere inefficaci. Perché questi adolescenti e giovani adulti non riescono semplicemente a seguire le regole come tutti gli altri? Gli esperti di neuroscienze esortano a non giudicare questi giovani troppo duramente, in quanto molta responsabilità per questi comportamenti, a loro giudizio, deve essere attribuita al grado di sviluppo del loro cervello.


I cervelli adolescenti sono diversi

Trent'anni di progressi nella psicologia cognitiva e nell'imaging cerebrale hanno permesso di scrutare il cervello pensante degli adolescenti e di comprendere meglio la neurobiologia alla base delle forti differenze esistenti tra il processo decisionale di adolescenti e adulti. La ricerca mostra che lo sviluppo del cervello avviene in più fasi: le aree del cervello responsabili delle pulsioni di base e del comportamento di ricerca della ricompensa maturano prima, prima delle aree che controllano azioni più complesse come il controllo degli impulsi, la pianificazione e il ragionamento complesso. Quest'ultima area, chiamata corteccia prefrontale, non è ancora completamente sviluppata nell'adolescenza. Di fatto, non termina di svilupparsi fino alla metà dei vent’anni.

Queste immaturità neurobiologiche si traducono in quelli che gli adulti considerano comportamenti "rischiosi", tra cui la ricerca di sensazioni forti, l'impulsività e la sensibilità alle ricompense (che siano denaro o novità). Inoltre gli adolescenti sono particolarmente suscettibili all'influenza dei pari, quindi non sorprende che le violazioni più eclatanti siano state attività di gruppo come nottate in piazza, puntate alle spiagge, assembramenti di fronte ai locali e così via.

Questo istinto esplorativo e il corrispondente comportamento rischioso sono normali, persino necessari, affermano gli studiosi di questa fase della vita. Gli adolescenti sono “programmati” per cercare l'indipendenza. Spingere i limiti e assumersi dei rischi è il modo evolutivo in cui padroneggiano questa sfida. Incolpare gli adolescenti per la loro socializzazione che va contro le norme è come criticare un uccello per aver lasciato il nido - va contro un imperativo biologico di base. Tuttavia, oggi, ignorare questo comportamento rischioso rappresenta una grave minaccia per loro stessi e per le restanti componenti della società.

Cosa si può fare? La ricerca delle neuroscienze ha dimostrato che l'autocontrollo di adolescenti e giovani adulti non è assente; dipende solo dal contesto.

Quando gli adolescenti sono con i loro coetanei o in una situazione stimolante o quando esista una posta in gioco di loro interesse – quello che i neuroscienziati definiscono uno scenario "caldo" –, tendono a prendere decisioni impulsive, miopi. Ma in scenari "freddi", lontano dai coetanei, in un ambiente a bassa pressione, possono effettuare calcoli del rischio appropriati e spesso simili a quelli degli adulti.

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Imparano in modo diverso rispetto agli adulti

Gli adolescenti, inoltre, elaborano le informazioni sui rischi in modo diverso quando vengono descritte e spiegate in astratto, rispetto a quando ne fanno esperienza. In astratto si produce una comunicazione simile a quella delle lezioni scolastiche. Il processo decisionale adolescenziale è più impulsivo e compulsivo dei più astratti processi "basati su modelli" utilizzati dagli adulti e si fonda fortemente sull'apprendimento esperienziale.

Poiché nessuno è entrato nell’attuale epidemia con una ricca base di esperienza, gli adolescenti potrebbero essere particolarmente inclini a resistere alle istruzioni degli altri e invece a testare loro stessi risposte diverse. Alla luce di questo pregiudizio nei confronti delle informazioni di “seconda mano”, potrebbe essere prudente impostare messaggi di sanità pubblica rivolti a loro che vengano trasmessi da personaggi pubblici di spicco ammirati da adolescenti e giovani adulti.

I migliori interventi per ridurre i comportamenti a rischio degli adolescenti, sostengono diversi esperti, sono quelli che sfruttano appieno i loro desideri di rispetto tra pari e di status sociale. Un rimprovero adulto che tratta questi prossimi adulti come bambini mina entrambi questi imperativi. Gli strumenti più efficaci per sensibilizzare questo gruppo sociale fanno esattamente il contrario: fanno sentire i giovani degni di rispetto e ammirazione. Come? Attingendo esplicitamente alla loro conoscenza e invitandoli a scoprire il significato di questioni importanti per la loro vita.

Gli adolescenti vogliono partecipare ad attività e gruppi che dimostrano il loro valore e supportano il loro desiderio emergente di autonomia.

Questo è fattore è stato utilizzato con efficacia in alcune campagne anti-fumo per adolescenti, in cui il rifiuto di fumare è diventato una dichiarazione “anti-istituzionale”, fresca e ribelle contro l'avidità corporativa e il cinismo delle case produttrici di tabacco.

La messaggistica sociale sul distanziamento per contenere il contagio può fare lo stesso, attingendo a un potenziale esercito di giovani sostenitori del sociale, mobilitando il loro sdegno per le sfortunate risposte governative, facendo leva sul loro desiderio di protagonismo in un vuoto di iniziativa degli adulti che hanno mancato di efficacia nell’organizzare la risposta sanitaria al contagio - adulti non hanno le stesse risorse neurobiologiche per la loro determinazione.

In definitiva, sottolineano alcuni neuroscienziati che hanno preso la parola sull’argomento, la ricerca indica che adolescenti e giovani adulti possono e ascolteranno avvisi e ammonimenti sanitari, ma solo se questi messaggi vengono inviati nel modo giusto e per loro credibile.

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