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La rabbia è un’emozione, ma potrebbe essere anche scambiata per un comportamento, un’azione che crea e distrugge, motiva e disorienta. Occupa un posto predominante tra tutte le emozioni e tra tutti i comportamenti.

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Il senso comune crede che le emozioni siano la prova della verità. Qual è la verità di cui sono un’evidenza?

La rabbia è semplicemente una delle emozioni primarie. A seconda dei riferimenti teorici che si prendono in considerazione, ci sono generalmente cinque o sei emozioni primarie. Il resto delle molte altre reazioni emotive sono conosciute come emozioni secondarie. Si ritiene che le emozioni secondarie derivino da un’emozione primaria.

Le emozioni primarie includono rabbia, paura, gioia, tristezza e amore. Le emozioni secondarie includono ad esempio frustrazione, imbarazzo, solitudine, gelosia, ammirazione, orrore e disgusto. Esistono inoltre molte altre emozioni derivate.

Le emozioni sono evidenze, sono prova di quello che si è o si sta vivendo? Molte persone che fanno un percorso di terapia, come indicano gli analisti, credono che quello che sentono definisca la realtà. Se sono arrabbiati si sentono giustificati a far leva su questa emozione e a creare un piano d'azione basato sull'emozione della rabbia.

Ma a volte è meglio mettere da parte la rabbia e vedere se quello che una persona prova sia qualcosa di diverso, non derivi da un’altra emozione. Chi si sente arrabbiato, di fronte a questa proposta può provare perplessità, confusione e forse altre emozioni.

Quello che si sente è infatti semplicemente quello che si sente, così come quello che si pensa. Se si è chiusi in se stessi e si parla solo a se stessi, potrebbe non importare molto di quanto sta al di là dei propri sentimenti e pensieri.

Gli esseri umani sono in gran parte animali sociali. Danno il meglio di sé quando sono in relazione con altri in un modo o in un altro. Non appena si sta con un'altra persona, si sente la responsabilità di analizzare i propri sentimenti e pensieri e di comprendere o considerare i pensieri e i sentimenti degli altri.

La realtà non è quella che una persona decide. È uno spazio in cui si arriva a stabilire un discorso con altri con cui è stato raggiunto un consenso di qualche tipo. I propri sentimenti sono reali, per una persona. I sentimenti di un altro individuo persona sono reali per lui. Cosa succede quando questi due fattori entrano in contatto? Dipenderà da quanto le persone sono aperte a capirsi l'una con l'altra e ad aver voglia di arrivare a una realtà che si componga di quello che ognuno prova.

La rabbia è una delle emozioni più potenti. Molte persone partono subito all’attacco, si armano di mezzi verbali e non sono, di aggressione e difesa. Sotto la rabbia, però, di solito c'è un'altra emozione che ha modi espressivi più dolci e più miti. Un’emozione che chiede di aspettare, di essere presa in considerazione per il contributo positivo che può dare in una certa situazione.

Molte persone non ascoltano questa voce più mite dentro di sé, la spingono da parte ed esprimono senza filtri rabbia, ora trasformata in azione o in comportamento per fare il suo lavoro.

Si sa bene che aspetto ha la rabbia. È nel viso, negli occhi, nella postura, nel serrarsi delle mascelle e nelle labbra increspate. È in un’espressione del viso tesa, in genere brutta. Può essere forte e evocare parole terribili collegate tra loro in modo spietato, per ferire, far vergognare e restituire un insulto emotivo.

La rabbia fa spavento e la maggior parte delle persone quando se la trova di fronte fa un passo indietro, a meno che non sia a sua volta arrabbiata.

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Nella maggior parte dei casi la rabbia ha a che fare con la paura. E occorre ricordare che anche la paura è un'emozione primaria.

Quando si è arrabbiati in genere non ci si ferma a chiedere: "Di cosa ho paura?"

Con quello che ha provocato la pandemia e le fatiche le difficoltà conseguenti, di ogni genere, c’è molto di cui aver paura.

Molte persone hanno paura che l’epidemia dilaghi e temono che tutti prima o poi vengano contagiati. Pensano che alcuni si ammaleranno e guariranno, alcuni non sapranno di averlo o avranno sintomi minori, e altri ne moriranno.

Le persone più sagge, tra cui tanti adolescenti che in questo periodo hanno dato prova di grande equilibrio, sanno bene che, al riguardo, l’unica cosa che si possa fare è cercare di aiutare gli altri a sentirsi meno spaventati.

È saggio domandarsi e indagare i motivi della propria rabbia. Per cosa si è veramente arrabbiati? Sì è sicuri che la propria rabbia non sia in realtà paura?

Molte persone in questo tempo credono non si debba, ad esempio, utilizzare mascherine o rispettare in modo ferreo il distanziamento e le precauzioni anti-contagio. Alcuni pensano addirittura che il virus e l’intera crisi siano una montatura.

Non si può fare molto a riguardo di quello che la gente pensa o su come si sente. Quello che si può fare è guardare a se stessi e offrire agli altri la maggiore comprensione possibile.

È possibile che molte persone abbiano semplicemente paura, ma non sappiano come affrontare la loro paura o forse nemmeno riconoscerla?

La psicologia ha a che fare con la comprensione e si occupa di individuare e offrire strumenti che consentano a ogni persona di avere il controllo di sé.

La padronanza di se stessi richiede una certa consapevolezza. Da dove vengono le proprie convinzioni e credenze? E cos'è la verità? È una buona cosa prendere in considerazione e analizzare le proprie emozioni, i propri pensieri e le proprie decisioni. È anche un'ottima idea considerare cosa potrebbero fare gli altri con i loro sentimenti. Potrebbe scaturirne un modo per essere d’aiuto. E potrebbe aiutare anche ad avere meno paura.

Questo vale in particolare per chi ha a che fare con adolescenti e giovani, che a volte seguono in modo non riflessivo i loro impulsi e le loro emozioni. Occorre infatti che i giovani abbiano di fronte adulti consapevoli, padroni di sé e delle loro emozioni. È il modo migliore di offrire loro un insegnamento e di indicare una strada per arrivare a sviluppare consapevolezza e fiducia.

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