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Molti ragazzi adolescenti quando hanno un momento di sconforto fanno domande non solo a se stessi ma anche ai genitori. Qualcosa come: "Perché non sono abbastanza bravo?"

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Molto spesso questo dubbio segue a una rottura all'interno di una relazione di amicizia o affettiva, a una delusione scolastica o sportiva. A volte deriva anche da conflitti familiari.

È una reazione del tutto normale con cui si trovano a lottare, ma comunque dolorosa. Molte persone anche adulte continuano a combattere con questa preoccupazione.

È la conferma di quanto sia doloroso sentirsi rifiutati o non essere all’altezza.

Tutte le persone hanno preferenze personali, ad esempio per quanto riguarda i dolci, ma nessuno sosterrebbe che un tipo di torta è oggettivamente e universalmente migliore, o peggiore.

In questo ambito, riconoscono che le loro preferenze personali non definiscono il valore intrinseco di ciascuna opzione. Eppure, quando altri esprimono un’opinione differente qualcosa scatta in ognuno di simile a quella delusione di sé cui si accennava sopra.

Molte persone lottano con se stesse con quel senso di inadeguatezza, anche se non lo esternano.

Solo perché una persona, o molte persone, considerano qualcuno "non abbastanza bravo" per loro, non significa che lui non lo sia davvero abbastanza bravo. Significa semplicemente che per loro rientra in una categoria che non apprezzano, come potrebbe avvenire in riferimento alle preferenze alimentari e ai dolci cui si accennava.

I ragazzi devono iniziare ad assimilare questa comprensione delle preferenze. In questo modo, possono iniziare a formalizzare la convinzione di essere, in effetti, abbastanza bravi indipendentemente da chi li ama e chi no.

È un esercizio di ragionevolezza ed equilibrio interiore. Lo si fa quando si riesce bilanciare il nostro pensiero razionale e le nostre emozioni.

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Esiste però un modo di pensare ancora molto emotivo, ed è quello in maggior parte degli adolescenti rimangono bloccati.

All’interno di una condizione di ragionamento ancora fortemente influenzata dalle emozioni, queste prevalgono sulla capacità di pensiero razionale.

In tutte le persone, anche adulte, ci sono momenti in cui questo modo emotivo di ragionare prende il sopravvento. Soprattutto in questo periodo storico difficile, in cui tutti sono soggetti alle paure più profonde di essere in qualche modo "non abbastanza bravi".

La “mente emotiva” può giocare brutti scherzi. Per farlo, spesso distorce i pensieri in due modi che fanno saltare da considerazioni come "questa persona non vuole avere una relazione con me" a "non sono abbastanza in gamba o attraente per nessuno".

In primo luogo, la mente emotiva aumenta la probabilità che vengano personalizzate informazioni ed eventi.

Nel caso della fine di una relazione, viene usata questa distorsione per presumere che la fine riguardi la propria persona e ci si assume tutta la colpa. La “mente saggia”, al contrario, riconosce che ogni relazione è sempre tra due persone. Ciò significa che la responsabilità per la fine della relazione ricade su entrambe le parti.

Oltre a personalizzare, la mente emotiva spesso porta a generalizzare. Si generalizza da un caso a tutti i casi.

Se una persona dice a un’altra che non è abbastanza brava per una cerca cosa, si può generalizzare questo per credere che tutte le persone penseranno lo stesso. Il risultato finale è che si arriva a pensare e a giudicare di non essere abbastanza bravi in assoluto.

Un approccio mentale più saggio consiste nel ricordare che i pensieri di una persona non rappresentano i pensieri di tutti. Dopotutto, esiste qualcosa su cui tutti sono d'accordo?

La mente saggia sa che le preferenze culinarie sono del tutto personali. Quello che piace non trova d’accordo l'opinione di tutti.

Si possono forse aiutare gli adolescenti ad accedere alle loro “menti sagge” aiutandoli a riconoscere questo uso della personalizzazione e della generalizzazione.

È di massima importanza che i ragazzi non si sentano soli in questa paura riferita al loro senso di inadeguatezza. È una cosa di fatto comune e presente in tutte le età.

È fondamentale che gli adulti li aiutino a contrastare questo modo di “pensare” già quando sono ancora molto giovani, in modo che possano continuare a rafforzare il loro senso di autostima.

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