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Un livello sempre piuttosto alto di preoccupazione prodotta dai comportamenti e dalla crescente libertà dei figli adolescenti è, per i genitori, non solo un'esperienza infelice ma, a volte, come per una beffa, viene svalutata e screditata dai figli.

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Tutti i genitori ricorderanno infatti esclamazioni da parte dei loro ragazzi quali: "Non preoccuparti così tanto!" o "Sei un tale ansioso!", che alla fine fanno raddoppiano il malessere in quanto gli adulti finiscono per essere preoccupati e, allo stesso tempo, per sentirsi persone facili alla preoccupazione.

Tuttavia, per quanto possa sembrare preoccupante e per quanto criticata possa essere, la preoccupazione dei genitori non è una cosa per cui sentirsi in colpa o di cui vergognarsi. Infatti, entro certi limiti, è funzionale e importante, in particolare una volta che un figlio entra nell’adolescenza.

Man mano che il mondo, al di fuori della cerchia familiare, si apre all'esplorazione, a un giovane si offrono esperienze e interessi più adulti da provare, un cambiamento che naturalmente dà ai genitori molto di cui preoccuparsi. Ad esempio, man mano che la compagnia degli amici diventa sempre più importante diventa, parimenti, anche più problematica.

I genitori sanno bene che il loro ragazzo farà con i compagni cose che non farebbe mai da solo.

Questo percorso oggi è ancora più complicato rispetta a quando gli stessi genitori erano giovani, perché si sviluppa in due dimensioni e non solo una: quella online e quella offline, quella in cui si vivono le cose direttamente e quella mediata da Internet.

Per un adolescente, le informazioni su tutto ciò che è proibito sono ormai a portata di clic. Ogni poiché ogni clic crea un'esposizione e una connessione potenzialmente rischiose, un genitore si preoccupa per tutti i pericoli che potrebbe incontrare.

Sa, in altre parole, di avere il doppio di cose di cui preoccuparsi rispetto a quanto non avessero i suoi genitori quand’era lui a quell’età.

Genitori e figli si rinfacciano reciprocamente l’eccesso di preoccupazione o la mancanza di preoccupazione.

Un genitore può essere "malato di preoccupazione" quando questa diventa un assillo quotidiano. Quando non riesce a staccare i pensieri dalle proprie paure.

Un adolescente, per mancanza di preoccupazione, può diventare così sventato da negare i rischi per amore dell'eccitazione, tanto da ignorare pericoli evidenti, credendo che non gli possa accadere nulla di male.

Al suo estremo, la preoccupazione può essere uno stato emotivo molto difficile da gestire quando domande senza risposta o risposte temute instillano ansia, e la persona ora è afflitta da pesanti paure quotidiane.

Per le persone che vivono con un'ansia costante, questa è una condizione molto dolorosa sia per il continuo senso di minaccia che porta sia per il senso di impotenza che lo appesantisce.

Un genitore o un adolescente che cada preda di questa condizione, è bene che si rivolga a un terapeuta o a un consulente esperto, prima di utilizzare il fai da te dei farmaci ansiolitici, come molti purtroppo fanno.

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Un terapeuta chiederebbe al paziente di pensare a cosa potrebbe fare per peggiorare la sua ansia e, all’opposto, come agirebbe se non si sentisse ansioso. In risposta alla prima domanda, possono essere identificati pensieri e comportamenti da evitare perché possono aumentare l'ansia; e in risposta alla seconda domanda si possono scoprire alcune azioni affermative da intraprendere che possono tenere a bada l'ansia.

Quindi, detto questo, cos'è la preoccupazione dei genitori e come può essere sfruttata per ottenere un effetto costruttivo?

Si può pensare alla preoccupazione come a un atto di paurosa rimuginazione che solleva due tipi di domande su possibilità pericolose che potrebbero minacciare la sicurezza e il benessere dei figli adolescenti.

Queste semplici domande sono: "E se?" e "Supponiamo che?" Ad esempio, un genitore si può chiedere se il malumore e l'irritabilità di suo figlio in terza media siano dovuti all'uso di sostanze; oppure suppone che la sua figlia giovane adolescente abbia iniziato a vestirsi in modo più adulto per attirare l’attenzione sessuale di un ragazzo più grande, e così via.

Quando la preoccupazione pone domande urgenti per le quali non ci sono risposte pronte, i genitori possono diventare i propri peggiori nemici. Senza informazioni solide a disposizione, piuttosto che restare nell'ignoranza, e accettarlo, possono decidere che sospetti infondati sono meglio di nessuna informazione.

Rispondendo a preoccupazioni spaventose con fantasie spaventose, i genitori possono iniziare a immaginare ciò che non è vero. Si chiedono se i loro figli stiano nascondendo qualcosa di grave, e i ragazzi si indispongono vedendo che il padre e la madre non credono a quello che loro affermano.

Eppure la preoccupazione a volte può essere un rivelatore molto sensibile, capta sottigliezze non altrimenti evidenti. Da quello che non ha detto, un genitore sente che potrebbe succedere di più di quello che un figlio racconta.

Può essere difficile determinare quando dar credito o quando ignorare ciò che ha provocato preoccupazione.

Naturalmente, la nozione di preoccupazione costruttiva può essere molto difficile da fare accettare a un adolescente impaziente, impulsivo e avventuroso, il quale vede principalmente che questo sentimento motiva i genitori protettivi a mettere barriere sulla via della sua libertà.

Alle rimostranze del ragazzo, i genitori potrebbero indicare alcune funzioni che la preoccupazione costruttiva può svolgere, in quanto la preoccupazione avverte di ciò che potrebbe accadere, crea scenari futuri e prevede possibilità. Può aiutare a evitare insidie in quanto aumenta il livello di attenzione, identifica pericoli e fa diventare più prudenti, in quanto rallenta il processo decisionale. E così via.

I genitori potrebbero pertanto consigliare funzioni della preoccupazione su cui l'adolescente potrebbe fare affidamento, usandola per pensare in anticipo alle conseguenze di quello che fa. In questo caso lo si stimola a fare un esercizio di responsabilità predittiva.

Preoccupandosi “bene” un ragazzo si mette al sicuro da potenziali pericoli e sviluppa con il tempo una necessaria autonomia nella salvaguardia di se stesso.