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La questione della salute mentale dei più giovani è un tema di grande preoccupazione a livello internazionale. Secondo uno studio recente, uno dei fattori che ha pesato in modo più rilevante e negativo è stata l’interruzione delle attività sportive all’inizio della pandemia.

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Depressione e ansia secondo studiosi della University of Wisconsin School of Medicine and Public Health sono state la conseguenza dell’interruzione delle attività sportive dei giovani adolescenti.

"All'inizio della pandemia abbiamo scoperto che gli atleti adolescenti riportavano bassi livelli di attività fisica e qualità della vita e livelli molto alti di ansia e depressione dopo che la scuola e lo sport erano stati sospesi o annullati".

Il gruppo di ricerca, guidato dal professor Watson, ha confrontato i risultati delle rilevazioni fatte su tredicimila atleti adolescenti in tutto il paese nel maggio 2020 con quelle relative a circa quattromilacinquecento adolescenti nel maggio 2021.

I ricercatori hanno scoperto che la percentuale di adolescenti che non segnalavano ansia era significativamente più alta nella primavera del 2021 rispetto alla primavera del 2020: 57,9% contro 40,5%.

Cambiamenti simili sono stati osservati con la depressione, con la percentuale di atleti che ha riportato sintomi minimi o assenti in aumento al 62,1% nel 2021 dal 38,4% nel 2020.

I giovani atleti nel 2021 hanno anche riportato livelli significativamente più elevati di attività fisica e qualità della vita.

Watson ha affermato che nel complesso, gli adolescenti che sono tornati allo sport hanno riportato livelli di attività fisica simili a quelli riscontrati prima della pandemia, "ma continuano a segnalare una qualità della vita inferiore e livelli più elevati di ansia e depressione.

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Quindi, mentre il ritorno allo sport sembra avere importanti benefici, la salute mentale sarà una priorità di vitale importanza tra i giovani atleti dopo la pandemia".

Ha aggiunto che sebbene sia possibile "incoraggiare lo sviluppo di infrastrutture che promuovano l'attività fisica, la definizione delle priorità e il finanziamento dell'educazione fisica nelle scuole e il supporto di una programmazione basata sulla comunità che riduca le barriere all'accesso" c'è una cosa ancora più cruciale che andrebbe fatta.

"Forse la cosa più importante che possiamo fare in modo più ampio è minare lo stigma culturale sulla salute mentale e creare un ambiente che faciliti le conversazioni sulla salute mentale con i giovani atleti ma con tutti gli adolescenti in generale, in modo da poter identificare le persone a rischio e ottenere loro l'aiuto di cui hanno bisogno".

In definitiva, anche se riprendere l’attività fisica è un buon passo per migliorare la salute psichica, non può bastare solo questo, nemmeno per i giovani che si dedicano in modo più assiduo allo sport.

Le ferite lasciate dalla crisi degli ultimi due anni necessitano infatti di un impegno specifico delle strutture sanitarie e interventi mirati che sostengano gli adolescenti nel rilanciare positivamente la loro vita, senza trascurare sofferenze che potrebbero avere conseguenze distorsive a lungo termine, per il loro sviluppo.