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Giusi e Giovanna sono madre e figlia inviate in terapia da una collega del servizio pubblico che ha seguito la madre negli ultimi due anni. Giusi ha cinquantanove anni, è insegnante presso una scuola elementare, e, a suo dire, presenta sintomi di “ansia e somatizzazioni” (si presenterà così). Giovanna è la secondogenita, di venticinque anni. Nella telefonata di richiesta del primo incontro, la madre appare molto disponibile e mantiene sempre un tono tranquillo.

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La signora dice di aver avuto i primi sintomi tre anni fa; ha pensato che potessero essere collegati alla menopausa e ha fatto richiesta di un sostegno alla collega del Consultorio. La signora si è anche rivolta a uno psichiatra per l’ansia, ha preso il farmaco che le è stato prescritto ma ha accusato subito un malore “una pastiglia è bastata per suscitarmi dolore allo stomaco”.

La signora riferisce di avere i seguenti sintomi: mal di stomaco, giramenti di testa ed episodi di attacchi di panico: dice che la figlia, Giovanna, ha lo stesso quadro sintomatologico.

Giovanna studia lingue, ha un fidanzato e vive con i genitori. Angela, la primogenita, è coniugata, vive nello stesso paese della sua famiglia d’origine, e, in seguito ai litigi con il marito, di tanto in tanto ritorna a casa dei genitori.

Giusi appare una donna di bell’aspetto, molto curata e giovanile, non dimostra affatto i suoi cinquantanove anni. Giovanna è una bella ragazza ma appare distante e un po’ rigida. Giusi è sposata con Francesco da ventotto anni. Giusi ci credeva perché, racconta, Francesco aveva tutte le caratteristiche della persona che voleva e fu un colpo di fulmine. I suoi familiari non erano d’accordo, soprattutto la madre, ma lei decise di sposarsi. Dopo poco più di un anno dal matrimonio tornò in casa dei suoi, perché ne aveva “già viste troppe”. Angela, la figlia maggiore, aveva quasi un anno. Il marito frequentava dei gruppi in cui erano in uso gli scambi di coppie e agiva maltrattamenti anche fisici verso la moglie. All’epoca della fuga la donna non si sentì supportata dalla sua famiglia d’origine: la madre non ammetteva che lei fosse andata via. Giusi ritornò dal marito. Francesco continuò comunque a maltrattarla, anche in occasioni sociali la denigrava e lei rispondeva a tono.

Dieci anni fa è morto il padre, lei aveva subìto un incidente ma il marito non la accompagnò al funerale.

La signora afferma che lui si è calmato, dopo un infarto subìto due anni fa, quando gli hanno dato pochi mesi di vita “ma è ancora vivo”. Giusi afferma che “è un bravo medico e si cura da solo”. Adesso lei deve però fargli da infermiera.

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È sempre la madre a riferire che Angela, la figlia maggiore, si è sposata da circa due anni. Il matrimonio è stato vissuto dalla donna come una fuga dal padre, con il quale non c’erano buoni rapporti.

Nella narrazione della madre il matrimonio della figlia è catastrofico, e la coppia ha anche problemi economici. La madre è intervenuta ed ha protetto la figlia, come non avevano fatto i suoi genitori con lei, e poi le ha proposto una terapia di coppia con la collega psicologa del Consultorio che la seguiva. Ora i loro problemi si sono risolti.

Giovanna riferisce che soffre da sei anni di un non meglio specificato “mal di pancia e nausea”, e sembra consapevole della natura ansiosa delle sue difficoltà. Racconta che tutte le situazioni sociali, dall’esame universitario alle uscite a cena con gli amici, soprattutto se comportano un allontanamento dal suo paese, le creano gli stessi sintomi. Il sintomo è comparso la prima volta in occasione del primo esame universitario, sei anni fa, e cessa non appena finisce la situazione di tensione cui è collegato. La ragazza attribuisce i suoi malesseri al padre, così come il fatto di non essere ancora laureata, e dice di odiarlo: a causa sua, lei e sua sorella sono cresciute nel terrore, “anche se da un paio di anni si è calmato perché, ora, “la forza ce l’abbiamo noi”.

La ragazza rivela di essere andata dalla collega del Consultorio solo due volte, delle quali una alla presenza della madre, ma che sta cercando di farcela da sola. Ciò che desidera è uscire dall’ansia ma soprattutto che stia bene sua madre.

Il percorso evolutivo che la famiglia compie nel corso degli anni attraverso il passaggio da una fase all'altra è considerato come un processo di continua ristrutturazione dei rapporti tra i membri della famiglia. Le fasi sono scandite da eventi naturali che necessariamente portano a dei cambiamenti nell'organizzazione del sistema familiare.

A ogni tappa la famiglia deve affrontare una situazione di crisi in quanto, in seguito al cambiamento, le vecchie modalità di funzionamento non risultano essere più idonee, e deve raggiungere una nuova organizzazione familiare.

La seconda parte verrà pubblicata domani

L'autore.
Mariangela Bandello, psicologa, psicoterapeuta familiare e sistemico relazionale, mediatrice familiare.

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