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I genitori sono spesso sorpresi di scoprire quanto, anche fino agli ultimi anni delle superiori, i figli adolescenti ritornino ai libri, ai film e agli spettacoli televisivi che amavano quando erano più giovani.

Quando chiedo ai ragazzi adolescenti di confidarmi cosa piaccia loro fare per ricaricarsi quando si sentono stressati - racconta Lisa Damour, psicologa e autrice di testi sull'adolescenza - costantemente confessano di rileggere i libri di quando erano più giovani, di riguardare i film preferiti della Disney, o di rivedere in tv episodi di spettacoli sciocchi o puerili come "SpongeBob".

Come mi ha spiegato una volta Samantha Eisner, una studentessa di 15 anni, le delizie dell’infanzia offrono conforto e piacere perché "riportano indietro ai giorni in cui il problema più grande che si aveva era quello di scegliere quale pastello usare per colorare il vestito dell’autoritratto di terza elementare".

Quando gli adolescenti non vanno a rivisitare i loro giorni infantili, a volte si rivolgono a semplici o ripetitive attività, per sfuggire alle sempre crescenti e mutevoli aspettative che sopravvengono con l'adolescenza.

Nei loro sforzi per ottenere una sensazione di padronanza e di controllo, alcuni adolescenti usciranno per starsene ore a tirare la palla in un canestro, mentre altri si metteranno a riordinare i loro armadi per l'ennesima volta.

"Quando mi sento davvero così, in ansia" mi ha detto una volta un giovane, "mi metto a strappare un pezzo di carta in tante parti e poi lo rimetto insieme con lo scotch".

Essere un adolescente non è facile. Conseguentemente alla pubertà, agli sviluppi neurologici e ormonali che introducono i ragazzi in un periodo di grande fragilità emotiva.

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Non è quindi una sorpresa che gli adolescenti trovino a portata di mano modi, anche se a volte molto eccentrici, per tranquillizzarsi quando si sentono sopraffatti dagli impegni e dalle preoccupazioni.

Devono i genitori stare “alle spalle” dei figli e ammirare gli inventivi stili di coping che adottano, oppure farsi avanti e intervenire con il loro supporto e la loro guida?

La risposta, secondo gli esperti, dipende da quanto controllo gli adolescenti riescono a esercitare sulla fonte del loro stress.

Quando gli adolescenti possono effettivamente fare qualcosa per le sfide che devono sostenere, la ricerca più recente conferma ciò che il senso comune suggerisce: che gli adolescenti si sentono meglio se si trovano ad affrontare i loro problemi da soli, a testa alta.

Uno studio recente ha scoperto che i ragazzi che si impegnano in un approccio di coping - lavorando per risolvere i loro problemi, o affrontando attivamente le emozioni prodotte dalle sfide che devono affrontare - si sentono più soddisfatti della loro vita rispetto agli adolescenti che si affidano a strategie di coping evitanti, come ignorare o preoccuparsi superficialmente dei loro problemi.

Secondo Michael Lyons, autore principale dello studio e assistente professore di formazione presso l'Università della Virginia, "l'approccio di coping è di cercare di cambiare lo stesso fattore di stress".

Per esempio, un adolescente in conflitto con un amico, potrebbe parlare con il compagno della contesa o "guardare agli altri per trovare un modo diverso di considerare la situazione".

Al contrario, il Dr. Lyons fa notare che gli adolescenti che si affidano a un coping evitante, potrebbero invece sfuggire l'amico, o "impegnarsi in modo negativo nel conflitto, ad esempio spettegolando sul compagno o rimuginando sul problema".

Ma che dire quando gli adolescenti devono affrontare fattori di stress che resistono a soluzioni semplici, come la pesantezza dell’impegno scolastico o le pressioni sociali?

In tal caso, guardare vecchie foto o giocare a un facile video gioco, potrebbe essere proprio quello che il medico ha ordinato.

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Bruce Compas, un professore di psicologia e pediatria presso la Vanderbilt University e autore di una ricerca sulle strategie di coping degli adolescenti, osserva che gli adolescenti "hanno solo bisogno di prendere una pausa da qualcosa che è stressante, soprattutto se non possono cambiarlo o controllarlo”.

La ricerca del dottor Compas dimostra che gli adolescenti che affrontano lo stress cronico o inevitabile, si sentono meglio quando trovano distrazioni positive che possano aiutarli a "sollevare i loro spiriti e farli uscire da un umore cattivo depressivo".

Naturalmente, una strategia di coping smette di essere adattiva se impatta nel senso di responsabilità reale.

Un adolescente, nel bel mezzo di un dramma sociale imprevedibile, può facilmente perdere la cognizione del tempo, mentre si sta rifugiando nelle trame note e nei colpi di scena prevedibili delle repliche di "Grey Anatomy".

In queste condizioni, un genitore potrebbe dirgli dolcemente qualcosa nello spirito di: "So che quello che stai facendo aiuta a rilassarsi. Basta stare attenti a non accumulare ancora più stress da mancanza di tempo per affrontare i compiti di questa sera".

Gli adolescenti che sono alla ricerca di strategie utili per affrontare lo stress, possono beneficiare del training di mindfulness o da pratiche yoga messe a punto per aiutare  i ragazzi a “decomprimimersi”.

Eppure, come osserva il dottor Lyons, "esiste una grande variabilità individuale nel modo in cui le persone rispondono ai fattori di stress. Quellla che è una strategia efficace per uno, può non essere una strategia efficace per un altro.

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"Ho imparato che alcuni adolescenti si tranquillizzano giocando con il cane di famiglia, mentre altri amano cucinare. Alcuni adolescenti si rimettono a posto con un bel pianto durante una lunga doccia, mentre altri allontanano lo stress della giornata ascoltando le loro playlist tristi, arrabbiate o felici.

I genitori possono suggerire ai ragazzi altri modi di ritrovare il loro equilibrio, stando attenti al fatto che le strategie di coping tendono ad essere altamente personali.

Quando chiedo a gruppi di studenti come a loro piace risollevarsi da una dura giornata, non è insolito per la maggior parte del gruppo sorprendersi pesantemente quando sentono un compagno ammettere che sistema la sua stanza, per sentirsi meglio.

Secondo il dottor Lyons, queste conversazioni tra genitori e adolescenti sulle strategie di coping, potrebbero essere indirizzate "meno allo spostamento di un adolescente verso un preciso approccio, e più al camminare al loro fianco per scoprire cosa funziona meglio".

Spetta agli adulti trovare strategie per conto di adolescenti colpiti da tipi di stress che vanno oltre le capacità di gestione di un ragazzo, come ad esempio gli eventi traumatici, la morte di una persona cara o anche straordinarie pressioni scolastiche.

Ci si dovrebbe rivolgere a uno specialista quando un adolescente si affida a tattiche auto-distruttive, come ad esempio l’abuso di sostanze o il cutting, per far fronte a un disagio emotivo.

Ma la maggior parte delle volte, i genitori stanno aiutando i loro ragazzi a resistere alle normali prove che arrivano con l'adolescenza.

Mentre affrontiamo questo lavoro quotidiano, il dottor Compas ci incoraggia a ricordare agli adolescenti che ci sono due tipi di problemi: quelli per cui possiamo fare qualcosa e quelli per i quali dobbiamo solo trovare un modo di accettarli.

"Allora possiamo chiedere ai nostri ragazzi" spiega il dottore, "che cosa vuoi fare per quelli che si possono cambiare, e come hai intenzione di gestire quelli che non si possono cambiare?"

I genitori non possono proteggere gli adolescenti dallo stress ordinario, né dovrebbero cercare di farlo.

Eppure possiamo ancora fornire loro un sostegno. Secondo il dottor Compas "se i genitori possono guidare i ragazzi a ridimensionare e placare la natura dello stress, già solo questo, in sé e per sé, costituisce per loro un enorme aiuto".

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