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Tua figlia di 14 anni butta costantemente il suo cappotto sul pavimento e lascia cibo mezzo mangiato dappertutto nel soggiorno, per terra semina fogli di carta accartocciati. Continui a starle dietro e a ripulire quello che lascia in giro, cosa che, come ripetutamente le hai detto, ti fa molto arrabbiare.

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Lei non smette di comportarsi a questo modo. È una ragazza intelligente e di talento. Allora, perché continua a provocarti?

Ad un certo punto della loro crescita, la maggior parte dei genitori si sente come se il loro ragazzo adolescente agisse in modo da farli intenzionalmente arrabbiare. Gli esperti affermano, tuttavia, che questo genere di interazione riguarda più il modo in cui il genitore risponde che non il comportamento dell'adolescente.


Cambiare linguaggio

"Quando un genitore mi dice che il loro ragazzo sta solo provocando, rispondo subito loro che occorre cambiare la lingua di comunicazione" spiega la dott.ssa Alexandra Solomon, professoressa della Northwestern University, psicologa clinica e autrice di "Loving Bravely" (Amare coraggiosamente).

Pensare che il tuo ragazzo ti stia controllando, indebolisce, e l’indebolimento può portare a uno scontro di volontà.

La professoressa Solomon spiega che questo genere di conflitti spesso rientrano in tre categorie.

La prima è il caso in cui i genitori stanno in realtà pensando al loro comportamento da adolescenti. I genitori possono proiettare le loro paure, i ricordi e le sfide che hanno vissuto sulla relazione e non riscono a vedere i loro figli come separati da loro stessi.

La dottoressa Solomon fa un esempio: "Il ragazzo con cui uscivo quando avevo 16 anni mi tradiva e mi spezzava il cuore. Mia figlia non dovrebbe uscire, perché tutti i ragazzi delle scuole superiori sono immaturi e irresponsabili".

In un’altra categoria rientrano quelli che pensano agli errori che in passato hanno commesso come genitori. La dottoressa Solomon spiega che se un adolescente ha problemi a farsi degli amici, un genitore potrebbe pensare: "Se avessi portato i miei figli agli incontri sportivi e di gioco quando erano più giovani, ora avrebbero degli amici".

Dell’ultima categoria fanno parte quei genitori che fanno proiezioni in avanti verso possibili comportamenti futuri. Questo accade quando un genitore pensa: "Se mio figlio sta facendo questo all'età di 13 anni, allora cosa potrà fare a 16 anni?"

Tutti questi modelli di comportamento e di pensiero implicano l’essere dominati dalla paura anziché guidati dall'amore, afferma la Solomon. I genitori guidati dalla paura spesso diventano controllanti, creano regole severe, puniscono i loro figli, infrangono la loro privacy.

"Quando queste regole vengono create da una mentalità basata sulla paura invece che su quello che è necessario fare in base ai bisogni di sviluppo del ragazzo, si stabilirà una relazione malsana tra genitore e figlio"


Controllare le proprie reazioni

"La ragione per cui si deve mantenere la calma è perché ci co-regoliamo con i nostri figli - quando noi andiamo fuori di testa, loro vanno fuori di testa" spiega il dott. Kenneth Ginsburg, un medico del Children's Hospital di Philadelphia e cofondatore del Centro di comunicazione tra genitori e adolescenti .

La dottoressa Dr. Solomon raccomanda di evitare questo tipo di reazioni eccessive praticando una genitorialità consapevole, che consiste nel “mettersi in pausa”, nel regolare le proprie emozioni e rimanere presenti e in contatto con quello che sta realmente accadendo, senza attaccarvi una storia precedente o un significato estraneo a quel comportamento.

Diverse ricerche hanno scoperto che l'utilizzo di questa tecnica può migliorare la qualità delle relazioni genitore-figlio.

"È difficile controllare ciò che fa tuo figlio, ma puoi controllare la tua reazione. Se uno si allontana da quello che sta accadendo e si collega a cose precedenti, questo cambia e 'inquina' l'esperienza che sta vivendo".

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Essere della stessa squadra

Dire al proprio ragazzo: "Questo non funziona per nessuno di noi due. Cosa possiamo fare per risolvere il problema?"

Forse l'armadio del cappotto è vicino alla porta d'ingresso e i tuoi figli non lo usano perché entrano dalla porta sul retro. Si potrebbe forse mettere un appendiabiti vicino alla porta sul retro? Questo per fare un esempio semplice.

Una volta che si ha un piano, anche se avviene solo un piccolo miglioramento, bisogna elogiare il proprio figlio per aver fatto un buon lavoro e riconoscere di poter avere adesso un rapporto migliore perché adesso si “lavora insieme”.

"I genitori dovrebbero pensare a se stessi come a degli allenatori, aiutando i loro figli a praticare anziché essere amanti della disciplina" ha detto la dott.ssa Carla Naumburg, assistente sociale clinica e autrice di libri sulla genitorialità.

"Dar di matto con il proprio ragazzo non cambierà il suo comportamento. Quando ci si arrabbia, la propria attenzione si sposta sul conflitto invece che sul trovare una soluzione al problema".


Risolvere i problemi

Se si hanno battute d’arresto nella collaborazione, occorre chiedere al proprio figlio: "In cosa pensi che abbiamo sbagliato?"

"Bisogna avvicinarsi alle situazioni con curiosità. Se un figlio non si alza dal letto, non bisogna biasimarlo dicendo: ‘Sei stanco perché sei rimasto sveglio troppo tardi’" consiglia la Solomon. È meglio invece chiedere: "Perché pensi di essere stanco?"

Trattenere l'impulso di avere ragione, rimanendo invece curiosi, facendo domande.

Se urli ai tuoi figli, dopo devi chiedere loro scusa. "Alcuni genitori temono che le scuse possano minare la loro autorità, ma non è vero. È un modo rispettoso di essere in una relazione e, scusandosi, si sta dando un esempio di un comportamento che si vorrebbe adottato dai propri stessi figli - assumersi la responsabilità delle proprie azioni".

Si può aiutare la propria ragazza disordinata e un po’ svogliata, insegnandole strategie per essere più organizzata. Ad esempio, come rendere meno pesante un compito suddividendolo in piccoli passaggi.

Magari non riuscirà mai a diventare una ragazza perfettina, ma si potranno di sicuro notare dei progressi per entrambi. Adesso quando un genitore vedrà un cappotto per terra, cercherà di ricordare a se stesso di vedere solo un cappotto, non un affronto alla sua autorità.

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