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Quando un ragazzo ha il coraggio di raccontare qualche brutta esperienza ai genitori, o di parlare a un adulto che si occupa di lui di qualche impegno che lo preoccupa, spesso si sente rispondere con frasi retoriche che esprimono ottimismo, le quali hanno però un effetto negativo.

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Sono espressioni come Ringrazia il cielo che non sia andata peggio, Guarda al lato positivo della questione, C’è una ragione per tutto quello che accade.

La frustrazione che deriva dal sentirsi rispondere in questo modo è comprensibile. Vedere sempre il lato positivo delle cose suona falso e non crea il sostegno di cui un ragazzo in difficoltà avrebbe bisogno.

Gli psicologi parlano di “positività nociva” in rapporto a questo atteggiamento, che può provocare tensioni nelle relazioni e anche disturbi psicologici, a lungo andare.

Quello che stiamo attraversando in questo momento è un periodo difficile per tutti, essere genitori durante una pandemia comporta difficoltà mai viste prime. All’interno delle famiglie la maggior parte degli adulti sta facendo del suo meglio per tenere insieme il lavoro a distanza con i problemi scolastici dei figli.

I genitori sostengono la fatica di gestire il proprio benessere mentale e fisico mentre, allo stesso tempo, devono osservare eventuali problemi comportamentali dei figli.

Al di là di questo, l'empatia e la vera comprensione da parte degli altri non sono sempre scontate. Il desiderio di avere tutto sotto controllo e di non cedere alle difficoltà può spingere a un atteggiamento di “positività nociva”.

L'idea di fondo è che si possa evitare il disagio fornendo un punto di vista ottimistico, rispondendo a un dolore reale e molto sentito, con un atteggiamento forzatamente positivo.

Le persone adottano questo genere di comportamento perché è imbarazzante riconoscere il dolore o lo stress di un'altra persona. Non esiste un modo già codificato per riconoscere e affrontare le difficoltà e la sofferenza di qualcuno. È più facile cercare “aggirare” il dolore con commenti ben intenzionati ma banali.

È probabile, quindi, che le persone più vicine che sono eccessivamente ottimiste abbiano buone intenzioni, ma questo non rende meno insopportabile il loro rifiuto di accogliere e comprendere un’esperienza dolorosa da parte di chi l’ha fatta o la sta vivendo.

Quando si sta attraversando un momento difficile, la positività nociva suona come qualcosa di artificiale e può portare chi lo sta attraversando a mettere in discussione la sua stessa esperienza emotiva, aggiungendo altro stress a quello che già vive.

Ad esempio, nella situazione attuale, se un genitore risponde alle frustrazioni di un figlio sull'apprendimento a distanza con un banale "Anche questo passerà", il ragazzo potrebbe finire per sentirsi troppo critico o negativo nei confronti di quello che sta vivendo, non all’altezza della situazione.

Con il tempo la positività nociva può avere un impatto sulla salute mentale di un ragazzo, inducendolo a evitare di prendere coscienza dei suoi stessi sentimenti.

La positività nociva non lascia spazio, in chi ne è oggetto, per sviluppare l’auto-compassione che, come sostengono gli esperti di psicologia, è così vitale per la salute mentale di una persona.

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La positività forzata può anche essere dannosa per le relazioni, e non solo perché è fastidiosa: un rifiuto di avvalorare un’esperienza dolorosa è anche un rifiuto di mettersi in rapporto veramente. Quando qualcuno si rifiuta di riconoscere la difficoltà di un'altra persona, si rifiuta anche di capirla e supportarla, due cose che sono essenziali per relazioni sane.

La positività nociva può essere l’indicatore che la persona che la esercita, magari un amico o qualcuno cui si vuole bene, semplicemente non vuole avere a che fare con nulla di negativo, comprese le esperienze difficili che vive una persona tanto legata lei.

Se a un genitore che si sta sfogando, dicendo ad esempio che prendersi cura di tre bambini piccoli lo sta davvero esaurendo, un amico risponde che dovrebbe pensare alle cose di cui essere grato, sfugge alla responsabilità di avvicinarsi e condividere la sua difficoltà.

Se si è regolarmente vittime di banalità positive che sminuiscono la propria esperienza, potrebbe essere il momento di fare, con chi si comporta in questo modo, una ferma conversazione sulle proprie esigenze.

Questa parte non sarà facile, l'altra persona potrebbe farci sentire “negativi”, ma è bene farlo in quanto i benefici di sentirsi ascoltati, superano di gran lunga l'imbarazzo di affrontare la questione dell’atteggiamento fastidiosamente ottimista che ci venga rivolto.

In generale, quando non si hanno accanto persone in grado di dare supporto, è bene avvalorare innanzitutto da soli la propria esperienza, ricordando a se stessi che, qualunque cosa si stia provando, questa stessa esperienza è vissuta da tanti altri, soprattutto in un periodo come questo di incertezza e isolamento sociale molto diffusi.

Viceversa, se ci si sente a disagio quando qualcun altro condivide le sue emozioni con noi, la prima cosa da fare è esercitarsi semplicemente ad ascoltare invece di sorvolare sul problema. Non solo aiuterà l'altra persona a sentirsi capita, ma rafforzerà anche la nostra relazione con lei. A maggior ragione con un adolescente.

La presenza autentica è spesso il regalo più grande che si possa fare a un ragazzo. È importante, soprattutto in questa fase difficile, che ogni genitore accresca la sua capacità di sopportare il dolore e il disagio dei figli. Cercare scorciatoie, banalizzare, sorvolare, può solo accrescere le loro difficoltà.

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