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La ricerca mostra che non è realistico, o possibile, e forse nemmeno salutare aspettarsi che le relazioni familiari siano sempre armoniose e “pacifiche”. Le teorie sul comportamento e la ricerca sulle famiglie indicano che è pressoché inevitabile che si verifichino degli screzi e che quello che conta di più è come affrontarli.

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In questa particolare situazione determinata dalla pandemia, molte famiglie stanno trascorrendo insieme più tempo di quanto non sia mai accaduto. Vi sono pertanto maggiori possibilità che si sviluppino tensioni, offese, risentimenti.

Il rapporto armonico e positivo con gli altri non è un processo continuativo e lineare. Chi si occupa di teorie dello sviluppo sottolinea, ad esempio, come per i bambini e per gli adolescenti, la “disconnessione” dovuta a un conflitto sia importante per aumentare l'autoregolamentazione, la capacità di adattamento e la resilienza. È attraverso queste discrepanze - a piccole dosi e gestibili - che i bambini, e più tardi i ragazzi, apprendono che il mondo non è a loro disposizione.

Sono esposizioni a un minimo di stress provocato da sensazioni spiacevoli, che vengono seguite dalle piacevoli sensazioni che accompagnano il riavvicinamento. Aiutano chi sta crescendo a imparare ad affrontare situazioni problematiche. Paradossalmente, un genitore che facesse in modo che tutti i bisogni di un figlio vengano perfettamente soddisfatti, in realtà ostacolerebbe il suo sviluppo.

Alcuni neuropsichiatri arrivano a sostenere che la ricomposizione dei conflitti sia la cosa più essenziale nella genitorialità. La vita, affermano, è una serie di disallineamenti, di cattive comunicazioni e disarmonizzazioni che vengono rapidamente ricomposte, per poi di nuovo lasciar posto a interazioni mal coordinate e stressanti, che a loro volta vengono superate. Questo si verifica un numero enorme di volte ogni giorno, in quello che una persona vive nel suo quotidiano.

Altre ricerche mostrano che i ragazzi hanno più conflitti e riappacificazioni con gli amici rispetto ai non amici. Il conflitto tra fratelli è addirittura “epico”. i conflitti degli adulti si intensificano quando diventano genitori.

Se i conflitti interpersonale sono inevitabile, e persino necessari, l'unico modo per mantenere relazioni significative è migliorare la loro ricomposizione e, soprattutto, la disposizione al superamento delle rotture, quando le relazioni si incrinano.

Le relazioni, sottolineano alcuni esperti, hanno una qualità e una forza che è proporzionale a quella della capacità di riavvicinarsi dopo un conflitto. Un'offerta di riconciliazione è uno dei generi di comunicazione più affettuosi, fragili e importanti che gli esseri umani si offrono l'un l'altro. Indicano quanto si tenga a qualcuno e al rapporto con lui.

Rafforzare il tessuto familiare

In un piccolo studio canadese, i ricercatori hanno esaminato come i genitori di bambini di età compresa tra quattro e sette anni abbiano rafforzato, danneggiato o ricomposto i rapporti con i loro figli.

I genitori hanno raccontato che le loro relazioni con i figli sono state rafforzate da scambi "orizzontali" o egualitari come giocare insieme, negoziare, fare a turno, scendere a compromessi, divertirsi o condividere questioni intime. In altre parole, rispettarsi e divertirsi a vicenda.

Le loro relazioni, al contrario, sono state danneggiate da un'eccessiva dipendenza dal potere e dall'autorità, e soprattutto da tattiche di ostruzionismo come il "tenere il muso".

Quando si verificavano dei passi falsi, i genitori cercavano di rimediare e ripristinavano l'intimità esprimendo calore e affetto, parlando di quello che era successo e scusandosi.

Questo modello di rafforzamento, danno e riparazione può aiutare ogni genitore a pensare alle proprie relazioni. Quando un rapporto familiare è di per sé positivo, c'è una base di fiducia e convinzione nelle buone intenzioni dell'altro, in che aiuta tutti a riprendersi più facilmente da piccole rotture. Per questo motivo, bisogna prendersi cura in modo proattivo il tessuto delle relazioni familiari.

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Questo si può iniziare semplicemente a fare impegnandosi in interazioni positive, come trascorrere tempo di qualità con ognuno dei figli alla volta, per creare più spazio per approfondire la relazione uno a uno. Si può lasciar decidere ai ragazzi quando farlo, in base alla loro “agenda”.

Si possono poi fare apprezzamenti ad alta voce, condividendo gratitudine e sottolineando quanto di buono ha fatto un ragazzo.

Occorre poi fare attenzione ai modi in cui si potrebbe danneggiare la relazione. Se non si è sicuri delle motivazioni di un ragazzo nel fare una cosa che non va bene, bisogna verificare le intenzioni alle spalle dei suoi comportamenti e non dare per scontato che avesse intenzioni negative.

In questa situazione di maggiore isolamento è importante anche aiutare i figli a elaborare le loro emozioni. Se un adulto poi sta affrontando sentimenti o traumi che non hanno nulla a che fare con i figli, deve cercare di essere responsabile dei suoi sentimenti, prendendosi il tempo per calmarsi prima di parlare.

E tuttavia, anche all’interno di un contesto positivo di relazione e comprensione, si può creare una cultura familiare in cui sono previste rotture e in cui le riconciliazioni sono le benvenute.

A volte gli adulti sono così occupati o preoccupati che non si accorgono dei piccoli gesti e segnali di riconciliazione che esprimono i figli.

Allo stesso modo, se si pensa di aver prevaricato qualcuno occorre verificare come sia accaduto e riparare.

Quando si è infastiditi dal comportamento di un membro della famiglia, è meglio esprimere la propria richiesta di “correzione” con un linguaggio positivo, ad esempio dicendo quello che si vorrebbe che faccia piuttosto che ingiungergli di non fare una certa cosa. Questo consente di avere uno scambio più neutro e aiuta il destinatario a restare in relazione e a non mettersi sulla difensiva.

Si può anche dare dimostrazione di riappacificazioni con il coniuge, in modo che i figli ne colgano subito l’utilità e l’importanza. I ragazzi infatti traggono vantaggio quando vedono gli adulti risolvere i conflitti in modo costruttivo.


Una riconciliazione per essere efficace deve essere autentica. In alcuni casi basta un piccolo gesto ma, se le ferite sono più profonde, richiedono maggiore attenzione. Le scuse devono essere proporzionate al dolore. Ciò che è importante non è il proprio giudizio su quanto dovrebbe essere ferito un figlio, ma l'esperienza reale del suo dolore. Una scusa una tantum può essere sufficiente, a volte, ma alcuni errori devono essere riconosciuti frequentemente nel tempo per ricucire davvero quel tessuto relazionale.

Le scuse autentiche anzitutto partono dal riconoscimento dell'offesa. Per prima cosa, occorre rendersi conto del dolore che è stato causato. Non importa se sia stato involontario o quali erano le proprie ragioni. È il momento di disattivare il proprio sistema di difesa e di concentrarsi sulla comprensione, riconoscendo il dolore o la rabbia dell'altra persona.

Esprimere rimorso. A volte è sufficiente un sincero “mi dispiace”, senza aggiungere altro. Scusarsi può essere difficile per gli adulti, perché in questo modo temono di perdere il loro potere. Al contrario, alcuni adulti, specialmente le madri, possono esagerare al lato opposto ed essere troppo espansive, troppo ossequiose o anche troppo veloci nei loro sforzi per scusarsi. Questo può rendere le scuse più efficaci su se stessi che non sulle persone che sono state ferite.

Non esiste una formula perfetta per le scuse, tranne per il fatto che deve essere pronunciata in modo da riconoscere la ferita e fare ammenda.

Si può inoltre considerare la possibilità di offrire una breve spiegazione. Se si sente che l'altra persona è aperta all'ascolto, si può fornire una breve spiegazione del proprio punto di vista, ma occorre fare attenzione perché può essere un terreno scivoloso. Il fulcro delle scuse è sull'esperienza della persona ferita. Bisogna saper proporzionare e limitare la spiegazione.

È bene poi esprimere la propria sincera intenzione di risolvere la situazione e di evitare che accada di nuovo. E ricordarsi di perdonare anche se stessi. Anche da adulti si sta ancora imparando, la genitorialità non è una scienza esatta.

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