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La dinamica dell’assumersi le proprie responsabilità può essere descritta in modo semplice: responsabilità è riconoscere di essere la causa della correlazione tra una scelta fatta e le sue conseguenze, nella vita propria e degli altri.

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La responsabilità ha sempre un costo, occorre accettarlo e affrontare l’esito di quanto si è fatto. Non è inusuale che i ragazzi che attraversano l’ultima fase dell’adolescenza, in genere tra i 18 e i 23 anni, possano sentirsi confusi nell'assumersi le responsabilità dell'indipendenza.

Possono infatti volere la libertà ma non necessariamente le conseguenti responsabilità.

La responsabilità che deriva dal riconoscere il nesso tra scelte e conseguenze a volte può essere piacevole, quando le decisioni risultano positive. Un risultato positivo che segue a un grande impegno viene vissuto infatti come un’affermazione di sé.

Altre volte, invece, un giovane impulsivo, desideroso di libertà con i suoi compagni, potrebbe essere riluttante ad assumersi le sue responsabilità, di fronte all'esito di una scelta sociale poco saggia. Anche un piccolo errore fatto in modo innocente ha sempre un prezzo da pagare.

Un adolescente senza problemi spinge per avere una maggiore libertà. I genitori, da parte loro, di solito frenano questa spinta preoccupati per la sua sicurezza e per senso di responsabilità nei suoi confronti. Nasce così un conflitto di interessi opposti che si sviluppa nel corso dell’adolescenza.

Dal momento che i genitori vogliono che una maggiore libertà venga accompagnata da una responsabilità commisurata, devono decidere quando il loro ragazzo è pronto per fare scelte più indipendenti.

Uno strumento educativo suggerito da alcuni esperti di genitorialità potrebbe essere quello di stipulare un "contratto di libertà" con il loro ragazzo, all’interno del quale si stabilisca quello che il figlio è disposto a dare loro prima che i genitori siano disposti a fornire o consentire più spazio di indipendenza.

Gli articoli del contratto dovrebbero riguardare la veridicità e la completezza delle informazioni fornite dal giovane; il fatto che mantenga le promesse e gli accordi fatti; la responsabilità sui suoi impegni a casa e a scuola; la reciprocità di disponibilità e aiuto con i familiari e, infine, la “civiltà” di comportamento, con riferimento a cortesia, premura e rispetto.

Assumendosi queste responsabilità il giovane mette i genitori nella condizione di prendere in considerazione le nuove libertà che chiede di avere.

Un adolescente è solo un adulto in formazione e gli educatori primari in questo processo sono i genitori, che devono portare il ragazzo, nell’arco di tempo disponibile, ad esempio i quattro anni fino alla laurea, ad essere in grado di agire in modo responsabile e indipendente.

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A volte un adolescente avrà paura di assumersi la responsabilità di un errore o di un’azione sbagliata, quando la risposta dei genitori a tali comportamenti è molto critica, impaziente o intollerante agli errori.

Il genitore che ricorre a una censura molto forte per scoraggiare la ripetizione del comportamento, corre il rischio di rendere più difficile l'assunzione di responsabilità da parte del figlio

In generale, quando si verificano errori nel corso dell’adolescenza, si ottengono risultati migliori non attaccando il carattere ma limitandosi a contestare le decisioni, utilizzando espressioni non valutative.

Un adolescente che rifiuta la responsabilità di ammettere gli errori fatti può provare vergogna, come se avesse qualcosa da nascondere.

I genitori possono fornire una prospettiva diversa, parlando di educazione basata sugli errori, spiegando che tutti sbagliano e che un errore è una scelta che le persone non farebbero o farebbero diversamente se potessero rifarla. Le persone non commettono errori perché lo desiderano; commettono errori perché non sapevano niente di meglio sul da farsi o non pensavano più chiaramente in quel momento.

Tutti gli errori hanno un prezzo, ma possono valerlo se vengono utilizzati per far conoscere e istruire. Un brutto errore può insegnare una buona lezione. Sbagliare non è una mancanza; non imparare da un errore invece lo è.

A volte le persone devono ripetere lo stesso errore un certo numero di volte quando c'è qualcosa di difficile che non vogliono imparare, prima che finalmente arrivino a comportarsi in modo più saggio.

Le persone più intelligenti, dovrebbero far capire i genitori a un figlio, non sono quelle che non commettono mai errori, ma quelle che usano gli errori per fare scelte migliori la volta successiva.

Le persone più stupide invece sono quelle che non sono in grado o non vogliono ammettere errori per l'errata convinzione che nessuno dovrebbe mai farne.

Un genitore dovrebbe sapere e far sapere al figlio che se non si stanno commettendo degli errori, significa solo che non ci si sta impegnando abbastanza. E che la cosa più importante è di assumersi la responsabilità quando si sbaglia.

In questo modo un ragazzo può solo imparare, anche da esperienze difficili o dolorose, cosciente di saperne poi comunque di più di quanto non sapesse prima.

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