È molto diffusa oggi in tante famiglie l’ambizione di avere figli in grado di raggiungere risultati eccezionali, ben al di sopra di quella che potrebbe essere una soddisfacente positività, in ambito scolastico o sportivo per i figli. E molti di quei ragazzi che si trovano a crescere in un contesto fortemente orientato all’eccellenza vivono significative delle difficoltà psicologiche.

Adolescenti che sembrano avere tutte le opportunità a disposizione sperimentano livelli elevati di ansia, depressione e comportamenti a rischio, avvicinandosi, sotto il profilo del benessere mentale, ai gruppi tradizionalmente considerati più vulnerabili.
La cosiddetta cultura della prestazione, spiegano gli esperti, descrive un ambiente sociale nel quale il successo, i risultati eccezionali e il raggiungimento degli obiettivi rappresentano il principale metro di valutazione personale. Alla base vi è spesso il timore che un figlio possa rimanere indietro se non accumula esperienze, competenze e riconoscimenti fin dalla più giovane età.
Oggi i social media alimentano il confronto continuo con gli altri, la competizione per accedere alle migliori opportunità formative è sempre più intensa e le aspettative degli adulti spronano i giovani anche nelle famiglie che cercano consapevolmente di valorizzare l'impegno, il carattere e il benessere personale.
Non è necessario che i genitori aderiscano pienamente a questa cultura perché i figli ne assorbano comunque i messaggi, avvertono gli psicologi.
Ambizione e talento non sono il problema
Desiderare di migliorarsi, sviluppare il proprio potenziale o coltivare una passione con impegno rappresenta un obiettivo positivo. Lo stesso vale per i ragazzi particolarmente dotati o per quelli che manifestano una forte motivazione verso uno sport, un'attività artistica o un percorso scolastico.
L'ambizione, di per sé, non è dannosa, affermano gli esperti. Il problema nasce quando un ragazzo inizia a credere che il proprio valore personale dipenda esclusivamente da ciò che riesce a ottenere.
Quando l'autostima diventa strettamente legata ai risultati, aumentano il rischio di sofferenza emotiva, la paura di fallire e la tendenza al perfezionismo. A questa pressione possono aggiungersi la percezione di aspettative familiari concentrate più sul successo che sulle qualità personali, relazioni competitive con i coetanei e confronti sociali continui, tutti elementi che contribuiscono ad alimentare ansia e disagio psicologico.
Distinguere in questa dinamica il ruolo della scuola, delle risorse economiche familiari e del perfezionismo non è semplice. Gli ambienti altamente competitivi tendono infatti a favorire una maggiore attenzione ai risultati e possono essere frequentati da ragazzi che dispongono di strumenti aggiuntivi, come insegnanti privati, allenatori specializzati o programmi extracurriculari molto selettivi, aumentando ulteriormente la pressione verso la performance.
La protezione nasce dalle relazioni
Un aspetto particolarmente significativo riguarda ciò che realmente protegge i giovani dagli effetti della cultura della prestazione, sottolineano gli esperti. La risposta non sembra risiedere nello sviluppo di strategie sempre più efficaci per avere successo, ma nella qualità delle relazioni che accompagnano la crescita.
La resilienza, cioè la capacità di affrontare le difficoltà, adattarsi ai cambiamenti e continuare a svilupparsi nonostante gli ostacoli, trova infatti il suo fondamento soprattutto nei rapporti umani significativi.
Le esperienze più favorevoli al benessere futuro condividono tutte una caratteristica comune: riguardano il sentirsi accolti, ascoltati e sostenuti. Poter parlare apertamente delle proprie emozioni in famiglia, sentirsi supportati dagli amici, avere adulti di riferimento affidabili oltre ai genitori, vivere in un ambiente domestico sicuro, sentirsi parte della comunità scolastica e partecipare a tradizioni familiari o sociali sono tutti elementi che contribuiscono a costruire una maggiore solidità psicologica.

Più un ragazzo sperimenta relazioni positive e stabili durante la crescita, maggiori sono le probabilità che sviluppi benessere emotivo anche nell'età adulta.
La fiducia in se stessi non nasce necessariamente da interventi straordinari o da programmi complessi. Al contrario, si costruisce attraverso esperienze semplici ma ripetute nel tempo.
Un adulto stabile e affettuoso, una scuola nella quale un adolescente si senta conosciuto e valorizzato, una comunità capace di favorire il senso di appartenenza, insieme a routine e rituali familiari che rafforzano l'identità personale, rappresentano alcuni dei fattori più importanti per una crescita equilibrata.
Sono queste esperienze ordinarie a creare le basi della capacità di affrontare le difficoltà della vita.
Come favorire la resilienza in famiglia
Uno degli aspetti più importanti, afferma la psicologia, consiste nel separare il valore personale dai risultati ottenuti. È utile incoraggiare l'impegno, la curiosità, la perseveranza, il carattere, la capacità di adattarsi e la crescita personale, senza limitare il riconoscimento ai voti, alle vittorie sportive o ai successi artistici. Anche quando un figlio possiede talenti particolarmente sviluppati, è fondamentale ricordargli che la sua identità è molto più ampia dei suoi risultati o dei riconoscimenti ricevuti.
Anche il modo in cui gli adulti comunicano quotidianamente trasmette messaggi molto forti. Dopo una giornata di scuola, una gara o un esame, chiedere prima come un figlio si sente, con chi abbia trascorso il tempo o come abbia vissuto l'esperienza comunica che la persona viene prima della prestazione. Solo successivamente può trovare spazio la curiosità per il risultato ottenuto.
Un altro elemento protettivo consiste nel favorire la presenza di altri adulti significativi nella vita dei figli. Insegnanti, allenatori, parenti, vicini di casa o mentori possono offrire punti di riferimento preziosi, soprattutto quando conoscono il bambino per ciò che è, e non soltanto per ciò che realizza.
Un altro passaggio essenziale riguarda il rapporto con il fallimento, spiegano gli esperti di genitorialità. I ragazzi osservano costantemente il comportamento degli adulti e imparano soprattutto attraverso l'esempio. Quando i genitori parlano apertamente dei propri errori, raccontano come abbiano superato le difficoltà e considerano gli insuccessi come opportunità di apprendimento, trasmettono un modello mentale molto più flessibile e adattivo.
Anche il benessere relazionale degli stessi genitori ha un impatto importante sulla crescita dei figli. Avere amicizie solide, sentirsi sostenuti e poter contare su relazioni affidabili non rappresenta un lusso personale, ma contribuisce indirettamente a creare un ambiente familiare più stabile e rassicurante.
Quando un figlio, in definitiva, comprende che il proprio valore rimane intatto indipendentemente dai risultati ottenuti, acquisisce una maggiore capacità di affrontare le difficoltà senza bloccarsi. È proprio questa sicurezza interiore che gli permette di crescere, imparare dagli errori e affrontare le sfide future con maggiore equilibrio e fiducia in se stesso.






