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Ubi minorubi-minor-progetto

Si è svolta oggi con grande partecipazione di pubblico, alla Casa dei Diritti, la tappa milanese del "tour" di #5buoneragioni, l'iniziativa promossa per far conoscere le storie e i dati reali dei minori allontanati dalle loro famiglie, dei loro genitori e degli operatori che a vario titolo se ne prendono cura, per far conoscere dal di dentro una realtà che negli ultimi tempi è stata spesso presentata in modo distorto dai mass media.

 5 ragioni Milano

L'incontro, che ha avuto come protagonisti esponenti delle comunità, delle associazioni, delle istituzioni e della magistratura, ha avuto momenti di particolare intensità nella testimonianza di ragazzi e madri che grazie all'accoglienza comunitaria hanno ricevuto il sostegno necessario per superare momenti molto critici della loro esistenza. Toccante il racconto di A., una ragazza di 23 anni che a 17 si era rivolta ai servizi sociali a seguito dei gravi maltrattamenti subiti in famiglia, per la quale è stato decisivo il collocamento in comunità. Questo passaggio è stato inizialmente vissuto con preoccupazione, paura del futuro e della solitudine, ma già il primo risveglio in quel luogo sicuro, ha raccontato A., è stato vissuto con la sensazione di non aver mai dormito così bene, con tanta tranquillità.

In comunità A. è rimasta un anno e, in questo periodo, il lavoro degli educatori e della psicologa l'ha portata a ricostruire fiducia nei confronti degli adulti. Alla comunità, con il prosieguo amministrativo, è seguita per A. una fase di crescita e di progressivo avvicinamento all'autonomia personale ed economica, durata tre anni, nella quale ha potuto contare su un appartamento e sulla vicinanza di un educatore. Fondamentale, ha raccontato la ragazza, in questo momento della sua vita, la relazione educativa costruita con questa persona, prima figura di uomo adulto di cui si sia potuta fidare.

L'incontro è stato aperto da Liviana Marelli del CNCA (qui le slide dell'intervento) la quale ha svolto una attenta disamina dei numeri reali riferiti al collocamento in comunità dei minori, cifre che riportiamo in sintesi più sotto, le quali, desunte da documenti ministeriali, smentiscono quelli superficialmente sottolineati nel corso delle trasmissioni pubbliche che hanno attaccato il sistema delle comunità e dell'accoglienza dei minori. L'allontanamento dei minori dalle famiglia è in gran parte disposto per periodi brevi e si colloca percentualmente molto al di sotto di quanto non accada in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Qui i dati ufficiali.

L'esposizione dei dati non ha motivazioni difensive ma esclusivamente di chiarezza e trasparenza. Il lavoro con i minori e con le loro famiglie, è stato sottolineato, si fonda solo ed esclusivamente sull'attenzione e sulla cura dei bisogni in campo. I bambini non vengono allontanati ma messi in protezione, ha chiarito Samantha Tedesco di SOS Villaggi dei Bambini (qui le slide dell'intervento). Dai dati, che andrebbero aggiornati puntualmente per poter guidare adeguatamente le politiche sociali, si evince una situazione di grande fragilità dei nuclei familiari. Dietro l'espressione "inadeguatezza genitoriale" si nascondono incapacità gravi di accudimento, le quali comportano un rischio pesante per lo sviluppo psico-fisico dei bambini. L'indigenza che caratterizza buona parte di queste famiglie non è la motivazione dell'allontanamento ma la condizione rilevata, all'interno della quale si è sviluppata l'incapacità di accudimento. Al lavoro con i bambini corrisponde parallelamente quello con le famiglie, per ripristinare le competenze genitoriali e creare le condizioni per un ritorno del minore all'interno del nucleo familiare.

Le comunità sono strutturate come famiglie e vi opera un personale specializzato nella relazione con i bambini, ha detto Luisella Mattiace (qui le slide dell'intervento) del CISMAI. La disamina analitica dei costi di conduzione di una comunità ha messo in luce l'infondatezza dell'accusa di far business con i minori: le comunità per sostenersi devono far ricorso a donazioni e raccolta fondi. Al di là della contabilità, ha spiegato l'esponente del CISMAI, un periodo di comunità si rende indispensabile, soprattutto per i casi più gravi di abuso, in quanto il bambino deve ricostruire fiducia negli  adulti prima di poter essere dato in affido a una nuova famiglia.

Il livello istituzionale dell'incontro è stato rappresentato da Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, il quale ha messo l'accento sulla necessità di una politica nazionale complessiva in quest'area e sul bisogno di avere dati freschi e trasparenti che sconfiggano le leggende costruite dai mass media, le quali hanno una polarità nella figura da orco rappresentata dai servizi che allontanano i minori dalle famiglie, e una nella chiacchiera senza fondamento sugli sprechi e le cifre del welfare. Questo ragionamento è stato rinforzato da Silvia Zandrini, del settore Servizi sociali di Milano, la quale ha esposto e commentato i dati lombardi e milanesi riferiti agli allontanamenti. La percentuale milanese è dell'1,1 per mille, il 50% dei casi è determinato da forme gravi di abuso e violenze.

Mario Zevola, presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano, ha chiarito la realtà strutturale e procedurale del tribunale, e il ruolo e la funzione dei giudici onorari, in merito ai quali ha spiegato le procedure di selezione e l'infondatezza dell'accusa di conflitto di interessi. L'interesse prioritario è sempre e solo quello dei bambini. Le vicende vengono sempre viste dal punto di vista degli adulti, perché i bambini non parlano. Pensiamo ai minori che hanno commesso reati e che hanno procedimenti penali, da bambini qualcuno non si è occupato di loro, non li ha visti, non li ha ascoltati, ha concluso il presidente. La comunità serve anche a dar tempo alle famiglie per fare e dimostrare cambiamenti significativi nelle loro capacità genitoriali.

Ha contribuito ad arricchire la testimonianza dal punto di vista della magistratura Susanna Galli, segreterio nazionale AIMFF, rimarcando come l'intento sia quello di tenere insieme e diffondere cultura giuridica e cultura specialistica in tema di tutela dei minori. Gli adulti in difficoltà sono poco protettivi e il minore deve essere messo sotto tutela fino a quando l'adulto che si occupa di lui sia in grado di farlo in modo adeguato. La decisione di allontanamento, ha sottolineato, non spetta certo solo ai giudici onorari, ma avviene in modo condiviso e sofferto all'interno delle camere di consiglio. La decisione è in genere tormentata, difficile, ed ha un valore soprattutto prospettico: attiene al futuro del bambino.

Francesco Vadilonga, psicoterapeuta che si occupa di minori traumatizzati, ha sottolineato che i bambini, talvolta, paradossalmente hanno necessità di protezione proprio da chi li ama. Il legame intenso con i genitori provoca anche traumi. Il periodo comunitario deve essere anche l'occasione di costruire un percorso riparativo, che ricostruisca fiducia negli adulti, che porti a una rielaborazione della rappresentazione di sé e degli adulti che hanno i bambini violati, i quali adottano strategie difensive che devono essere affrontate con strategie contrarie che facciano leva sulla socializzazione, sulla costruzione di rapporti significativi e protettivi, con la ridefinizione dei significati acquisti. Parallelamente a questo, va impostato un lavoro con i familiari per ristabilire la loro capacità di accudimento.

Ha chiuso la mattinana Paolo Tartaglione, referente regionale Infanzia adolescenza e famiglia del CNCA, il quale ha esposto a nome delle organizzazioni promotrici le richieste alle istituzioni. Questo il documento riassuntivo.

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I dati presentati ufficialmente al convegno:

Secondo i dati raccolti dalle organizzazioni promotrici su dati ministeriali, al 31 dicembre 2012 i minori allontanati dalla famiglia di origine in Italia erano 28.449, di cui 14.255 in comunità e 14.194 in affido familiare. Il 26% è allontanato per misura di protezione urgente (art. 403 C.C. agito dal sindaco spesso in collaborazione con le forze dell'ordine), soprattutto per grave pregiudizio, maltrattamento conclamato, abbandono. Sono 939 i minori in meno allontanati dalla famiglia rispetto al 31 dicembre 2011 e 736 i minori in meno nelle comunità.

MINORI IN COMUNITA' - Il 67,7% dei minori in comunità appartiene alla fascia d'età 11-17 anni; il 17,3% sono bambini tra i 6 e i 10 anni, mentre i bambini nella fascia d'età 0-5 anni sono il 14,3%. Il dato non chiarisce se questi bambini sono in comunità soli o con un genitore ma le associazioni sono le prime a dire che i piccoli nella fascia d'età 0-5 non devono stare in comunità ma in affido.

I minori stranieri sono il 30,4% del totale dei minori accolti in comunità. Tra i minori stranieri il 49,5% è 'non accompagnato'. Quindi i minori italiani in comunità sono pari al 69,6% del totale accolti: 9.921. In comunità sono accolti 1.094 neo maggiorenni in prosieguo amministrativo (di cui 635 stranieri). In comunità sono accolti anche 2.038 minori per procedimento penale minorile perché autori di reato (753 i minori stranieri).

MINORI IN AFFIDO - Il 14,8% dei minori in affido è costituito da bambini nella fascia di età 0-5 anni; il 29,9% da bambini nella fascia di età 6-10 anni e il 55% da ragazzi nella fascia di età 11-17 anni. I minori stranieri in affido sono il 16,6%, di questi il 16,2% è 'non accompagnato'. In affido alle famiglie della propria rete parentale è il 47%, pari a 6.671 minori; in affido a famiglie fuori dal nucleo parentale il 53%, pari a 7.523.

IN FRANCIA 133MILA MINORI FUORI DALLA FAMIGLIA - Dai dati emerge complessivamente che dal 2007 a oggi il numero complessivo dei minori fuori famiglia rimane pressoché stabile. E non è vero che in Italia si allontana troppo dalle famiglie d'origine, anzi i dati italiani sono i più bassi in Europa.

In tutti i lavori comparativi a livello europeo, l'Italia è infatti uno dei Paesi che in Europa ricorre meno all'allontanamento tenuto conto di dimensioni demografiche simili a quelle italiane. I dati al 31 dicembre 2012 dicono che in Francia i minori fuori dalla famiglia d'origine sono 133.671 (pari al 9 per mille della popolazione 0-17 anni); in Germania alla stessa data sono 111.300 (pari all'8 per mille); nel Regno Unito sono 60.240 (pari al 6 per mille) e in Spagna sono 37.075 (pari al 4 per mille). In Italia sono 28.449, pari al 2,8 per mille (era pari al 3 per mille al 31 dicembre 2011). Ma se si sottraggono i minori in affido a parenti e neo maggiorenni, i minori fuori dalla famiglia d'origine sono 20.684.

Un'iniziativa nazionale di informazione

L'incontro si è svolto contemporaneamente anche a Torino, Bologna, Napoli, Bari e Palermo, ed è stato preceduto dagli appuntamenti di Roma e Trento. I prossimi incontri si terranno ad Ancona, il 27 febbraio e, data conclusiva, il 9 marzo a Firenze.

Il tour è promosso da associazione Agevolando, Cismai, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm), Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini.

 

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