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Trenta chili ed un sorriso

M’han comprato dal Perù

20141217 adozione

Dopo anni di buon viso

Io non ce la faccio più.

Non lo so che mi succede

Non so più cos’ho nel cuore

E se mamma me lo chiede

Perdo tutto il buonumore.

So però che c’è qualcosa,

Una smania ormai costante,

Che m’insegue e non si posa

E per me è più importante

Stare tutto il giorno in piazza

Con gli amici, mia famiglia,

Che fermarmi alla tivù

Col pensiero del Perù.

Sarà forse la mia razza

Che è ribelle ad ogni briglia?

Sarà forse che accettare

Di adeguarmi a tutto quanto

Mi parrebbe di barare?

Per i miei sarebbe un vanto

Però io sono diverso

Gliel’ho detto e non c’è verso.

M’han comprato a caro prezzo,

Anche questo l’ho capito.

Se mi piego o se mi spezzo

Sento sempre che ho tradito

E sia chi mi ha generato

Ma non mi ha mai dato niente

Sia chi invece m’ha comprato

Sotto gli occhi della gente.

Vorrei essere me stesso

Non è tutta presunzione

E ricevere lo stesso

Tanto amore e una ragione

Per alzarmi domattina

Dare retta, andare a scuola

Zaino, libri, brillantina

Tanto sai che il tempo vola.

Vola il tempo e posso dire

Che domani è lunedì.

Sarà il giorno per capire

Se i miei sogni sono qui?

 

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Le filastrocche giudiziarie

I tribunali per i minorenni prendono ogni giorno decisioni difficili. Scelte delicate, suscettibili certo di errore ma orientate ogni volta sulla valutazione dei rischi e dei danni che un minore patisce, molto spesso per mano degli adulti a lui più vicini vale a dire i suoi genitori e i familiari più stretti.
Negli ultimi anni una retorica mielosa e in bianco e nero ha raccontato storie dove i buoni erano ben distinti dai cattivi e dove la conclusione era invariabilmente una sola: i bambini e i ragazzi devono crescere con i loro genitori. Con loro, chiunque essi siano e comunque si comportino.
Ogni altro intervento, anche quando è temporaneo e di stimolo al cambiamento per giungere a relazioni familiari più serene, viene presentato come crudeltà, come ingiustizia. Avrebbe, ciascun genitore, il diritto di fare dei propri figli tutto ciò che vuole - e di evitare il dolore, per sé e per il bambino. Piuttosto la perversione, il maltrattamento, l'incertezza endemica. Tutto sembra meglio della sofferenza che sta dentro alla crisi e alla necessità di cambiare.
Il cinismo infantile di Cukerì che racconta scelte giudiziarie estreme, eppure ordinarie nelle aula dei tribunali per i minorenni, è uno sberleffo a questa logica e un modo per affermare una volta di più che i bambini e i ragazzi sono persone. Non proprietà, non appendici degli adulti ma persone, soggetti di diritto, nei cui panni occorre provare a mettersi e che è opportuno disporsi ad ascoltare in ogni singola e distinta decisione che riguardi da vicino la loro vita.

 Le precedenti filastrocche:

Filastrocca del matrimonio combinato, Filastrocca del bambino abusato

Filastrocche della televisione

Filastrocca dell'occhio nero di mamma. Filastrocca del giudice bizzarro 

Filastrocca della mamma bambina

Filastrocca dei bambini contesi

Filastrocca della competenza minorile

Filastrocca dei gemelli di Cattolica

Filastrocca dello spaccino 

L'autore.
Sociologa e counsellor, è giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna e lavora per il Comune di Ferrara nell’ufficio Diritti dei minori. Da molti anni aderisce al Movimento Nonviolento. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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