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I tribunali per i minorenni prendono ogni giorno decisioni difficili. Scelte delicate, suscettibili certo di errore ma orientate ogni volta sulla valutazione dei rischi e dei danni che un minore patisce, molto spesso per mano degli adulti a lui più vicini vale a dire i suoi genitori e i familiari più stretti.
Negli ultimi anni una retorica mielosa e in bianco e nero ha raccontato storie dove i buoni erano ben distinti dai cattivi e dove la conclusione era invariabilmente una sola: i bambini e i ragazzi devono crescere con i loro genitori. Con loro, chiunque essi siano e comunque si comportino.

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Ogni altro intervento, anche quando è temporaneo e di stimolo al cambiamento per giungere a relazioni familiari più serene, viene presentato come crudeltà, come ingiustizia. Avrebbe, ciascun genitore, il diritto di fare dei propri figli tutto ciò che vuole - e di evitare il dolore, per sé e per il bambino. Piuttosto la perversione, il maltrattamento, l'incertezza endemica. Tutto sembra meglio della sofferenza che sta dentro alla crisi e alla necessità di cambiare.
Il cinismo infantile di Cukerì che racconta scelte giudiziarie estreme, eppure ordinarie nelle aula dei tribunali per i minorenni, è uno sberleffo a questa logica e un modo per affermare una volta di più che i bambini e i ragazzi sono persone. Non proprietà, non appendici degli adulti ma persone, soggetti di diritto, nei cui panni occorre provare a mettersi e che è opportuno disporsi ad ascoltare in ogni singola e distinta decisione che riguardi da vicino la loro vita. 

 

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Filastrocca della televisione N. 1

Oggi ho visto il giornalista
inseguire la sua pista.
Raccontava con ardore
la vicenda d’un minore
ch’era stato allontanato
in un battito di ciglia.
Quale toga senza cuore
può far questo a una famiglia?
L’assistente è poi sociale
se a ogni passo fa del male?
Non si stia a sottilizzare
se c’è in corso una pendenza
e se il boia operatore
sta applicando una sentenza
dove un giudice ha deciso
(certo senza una ragione!)
che il bambino può far senza
della mamma e del cognome.
Sì, va beh, la dipendenza…
Sì l’assenza nella notte…
Forse un poco di violenza?
Forse un carico di botte?
Quando il trauma è già successo
l’avvocato c’ha scommesso,
c’ha scommesso il giornalista
(anzi è il primo della lista)
che una mezza verità
tiene vivo il varietà,
che appoggiare i genitori
piacerà agli spettatori,
che indicar cattivi e buoni,
e tra i primi i magistrati,
è uno sport da imbonitori
che ripetono incantati:
viva, viva la famiglia,
viva la televisione!
boia sia chi la scompiglia
per difendere un minore.

 

Filastrocca della televisione N. 2

Son la mamma delle Iene
dico quel che mi conviene 
Quando sto dalla Sciarelli
voglio indietro i bimbi belli,
se mi affaccio da Santoro
mostro tutto il mio decoro.
Poi mi siedo da Costanzo
e racconto il mio romanzo.
Se ci fosse la Carrà
farei un salto pure là.
Il mio caso commovente 
fa parlar tutta la gente
che da casa vuol capire 
come andrà a finire.
Chiede poi com’è iniziata,
di sicuro preoccupata
(“quel che oggi tocca a te
poi domani spetta a me”).
Vuoi saper la verità?
Segui questo varietà.
Son la mamma delle Iene
dico quel che mi conviene.

Disegni di Giulia Boari

qui la Filastrocca del matrimonio combinato e la Filastrocca del bambino abusato

L'autore.
Sociologa e counsellor, è giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna e lavora per il Comune di Ferrara nell’ufficio Diritti dei minori. Da molti anni aderisce al Movimento Nonviolento. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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