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I giovani oggi proseguono la loro istruzione più a lungo e, parallelamente, pospongono il momento dell’autonomia, del matrimonio e della genitorialità. Questo nuovo scenario ha giocoforza modificato la percezione diffusa di quando inizi la fase dell’adultità.

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Si pensa comunemente, sostengono gli studiosi in uno studio pubblicato da Lancet Child & Adolescent Health, che l’adolescenza termini a 19 anni ma la realtà è ben diversa. Cambiare i punti di riferimento è vitale per garantire che le leggi rimangano appropriate.

Altri esperti, invece, sono di tutt'altro avviso e sostengono che una simile constatazione corre il rischio di indurre una "ulteriore infantilizzazione dei giovani".


Quando inizia la pubertà

Si considera che la pubertà inizi quando la parte del cervello nota come ipotalamo incomincia a rilasciare un ormone che attiva le ghiandole pituitarie e le ghiandole gonali.

Questo di solito accade intorno all'età di 14 anni, ma questo limite si è ridotto, per il miglioramento della salute e della nutrizione in gran parte del mondo sviluppato, a circa 10 anni.

Di conseguenza, nei paesi industrializzati, l'età media della prima mestruazione di una ragazza è diminuita di quattro anni negli ultimi 150 anni.

La metà di tutte le femmine ha il primo ciclo a 12 o 13 anni.


Quando il corpo smette di svilupparsi

Esistono anche argomentazioni biologiche sul perché la definizione del periodo di durata dell’adolescenza dovrebbe essere estesa, compresa quella che il corpo sta ancora continuando a svilupparsi.

Ad esempio, il cervello continua a maturare oltre i 20 anni, lavorando più velocemente e in modo più efficiente. E i denti del giudizio di molte persone non arrivano prima dei 25 anni.

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Ritardare le tappe della vita

I giovani si sposano e hanno figli  più tardi rispetto a un tempo. Lo studio sottolinea che secondo l'Office of National Statistics, in Inghilterra e nel Galles, l'età media del primo matrimonio, per un uomo, nel 2013 era di 32,5 anni e di 30,6 anni per le donne. Questo dato segna un aumento di quasi otto anni rispetto al 1973.

L'autrice principale dell’articolo, Susan Sawyer, direttrice del centro per la salute degli adolescenti presso il Royal Children's Hospital di Melbourne, scrive: "Sebbene molti diritti legali per adulti inizino all'età di 18 anni, l'adozione di ruoli e responsabilità da adulti avviene in genere più tardi".

La professoresa sostiene che il fare coppia, la genitorialità e l'indipendenza economica ritardati significano che la "semi-dipendenza" che caratterizza l'adolescenza si è espansa nel tempo, per le ultime generazioni.


Politica sociale

Questo cambiamento sociale, continua la studiosa, deve informare la politica, ad esempio portando a un’estensione i servizi di supporto ai giovani fino all'età di 25 anni.

"Le definizioni dell'età sono sempre arbitrarie" scrive, ma "la nostra attuale definizione di adolescenza è eccessivamente limitata".

"Le età di 10-24 anni sono più adatte a definire lo sviluppo degli adolescenti al giorno d'oggi".

Il prof. Russell Viner, presidente eletto del Royal College of Paediatrics & Child Health rileva che: "Nel Regno Unito, l'età media per uscire da casa è di circa 25 anni sia per gli uomini che per le donne".

Appoggia l’idea di estendere per definizione l'adolescenza fino all'età di 24 anni e afferma che un certo numero di servizi del Regno Unito tengono già in considerazione questo termine.

Spiega: "La fornitura statutaria in Inghilterra in termini di assistenza sociale per coloro che abbandonano l'assistenza e per i bambini con bisogni educativi speciali arriva fino a 24 anni".

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"Giovani infantilizzati"

Tuttavia il dott. Jan Macvarish, sociologo genitoriale dell'Università del Kent, afferma che esiste un pericolo nell'estendere il nostro concetto di adolescenza.

"I bambini più grandi e i giovani sono formati in modo molto più significativo dalle aspettative della società su di loro che dalla loro intrinseca crescita biologica" spiega.

"Non c'è nulla di inevitabilmente infantilizzante nel passare i propri primi vent’anni nell'istruzione superiore o facendo esperienze nel mondo del lavoro".

E non dovremmo rischiare di "patologizzare il loro desiderio di indipendenza".

"La società dovrebbe mantenere le più alte aspettative possibili per la prossima generazione" sottolinea il dott. Macvarish.

Il prof. Viner non è d'accordo con le critiche del dott. Macvarish e afferma che l'allargamento dell'adolescenza può essere visto come un modo di "responsabilizzare i giovani riconoscendo le loro differenze, se lo facciamo nella prospettiva di riconoscere i punti di forza dei giovani e il loro potenziale di sviluppo, piuttosto che concentrandoci sui problemi del periodo adolescenziale".

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