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Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori di tre università statunitensi, gli adolescenti esposti alla violenza rappresentata alla televisione e nei film, e ad alti livelli di conflittualità familiare, sono più propensi ad assumere comportamenti aggressivi.

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Lo studio è stato recentemente pubblicato dalla rivista Aggressive Behaviour.

Risultano particolarmente inclini alle tendenze aggressive i ragazzi che hanno anche alti livelli di impulsività. La ricerca si basa su un sondaggio online, condotto su 2000 adolescenti di età compresa tra i 14 ei 17 anni. I ricercatori hanno scoperto che il monitoraggio dei genitori aiuta a proteggere dai comportamenti aggressivi.

"Tenendo conto di tutti i fattori di rischio che abbiamo esaminato in questo studio, il monitoraggio dei genitori ha continuato ad avere un forte effetto protettivo" spiega l'autore principale Atika Khurana, professoressa all'Università dell'Oregon e direttore dei programmi di laurea nel Programma di prevenzione dell’università.

"È stato piuttosto interessante rilevare che per gli adolescenti che hanno avuto livelli elevati di esposizione alla violenza da parte dei media, conflitti familiari, impulsività e ricerca delle emozioni forti, il monitoraggio dei genitori ha continuato a fornire un effetto protettivo contro le tendenze aggressive".

Lo studio, sottolinea la professoressa Khurana, ha cercato di fornire uno sguardo sul ruolo unico e combinato di diversi fattori di rischio e di protezione, tra cui l'esposizione alla violenza da parte dei media e il coinvolgimento dei genitori sull'aggressività degli adolescenti.

Il sondaggio ha riguardato la visione da parte degli adolescenti di una cinquantina di film tra il 2013 e il 2014, nonché la visione dei 30 migliori programmi televisivi nella stagione 2014-15, tutti individuati in quanto proponevano atti di violenza con grande frequenza.

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Agli adolescenti è stato chiesto quali spettacoli avessero visto, quante volte avessero visto ciascuno di loro e se fossero di recente stati coinvolti in un combattimento fisico, atti bullismo e cyberbullismo, quali espressioni di aggressività.

Per misurare il conflitto familiare, ai giovani è stato chiesto se la loro vita familiare comportava discussioni, il picchiarsi, l’imprecare, il litigare e il lanciare oggetti in uno stato di arrabbiatura. Gli adolescenti hanno anche risposto alle domande su quanto spesso i loro genitori avessero passato del tempo a parlare con loro, nel corso di attività divertenti e durante i pasti in famiglia. Quanto alto fosse, in altre parole, il grado di interazione e la qualità relazionale all'interno del nucleo familiare.

Altre domande hanno sondato la supervisione dei genitori sull'uso dei media, come il limitare e vietare la visione di filmati violenti e di contenuti per adulti, le discussioni condotte dai genitori sulla violenza dei media, il fatto che dicessero loro che spesso non porta a conseguenze nella vita reale piuttosto che sostenessero il contrario. I livelli di impulsività e ricerca di emozioni forti sono stati misurati utilizzando appositi questionari.

"La violenza dei media è un noto fattore di rischio per l'aggressività negli adolescenti" afferma la professoressa Khurana. "Lo scopo qui era di vedere quanto sia forte un fattore di rischio rispetto ad altri fattori di rischio e di protezione e come funziona in parallelo con questi fattori".

La violenza dei media da sola, hanno concluso i ricercatori, è un forte fattore di rischio per l'aggressività, anche quando gli adolescenti non mostrano alti livelli di influenzabilità per tutti gli altri fattori di rischio. "L'effetto è senza dubbio maggiore se si hanno anche altri fattori di rischio come i conflitti familiari e l'impulsività, ma è comunque significativo anche per quelli a basso rischio in altre categorie" ha detto la studiosa.

È necessario uno studio longitudinale per chiarire quanto fortemente il coinvolgimento dei genitori influenzi il comportamento aggressivo nel tempo e se possa alterare e ridurre l'effetto dell'esposizione alla violenza da parte dei media.

Perché abbia efficacia, ha detto il professore, l'intervento dei genitori nel controllare cosa vedono i ragazzi attraverso i media, deve essere appropriato all'età. Le azioni che limitano o impediscono la visione di media violenti funzionano meglio con gli adolescenti più giovani, ma possono essere controproducenti con i ragazzi più grandi.

"Anche lo stile di comunicazione è importante" conclude la professoressa Khurana. "Stabilire i confini, ma consentire una certa autonomia e indipendenza è vitale."


I materiali della ricerca sono disponibili sul sito della University of Oregon.

Riferimento bibliografico:
Atika Khurana, Amy Bleakley, Morgan E. Ellithorpe,
Michael Hennessy, Patrick E. Jamieson, Ilana Weitz.

Media violence exposure and aggression in adolescents: A risk and resilience perspective.
Aggressive Behavior, 2018

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