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Ricordare eventi ed esperienze positive può aiutare i giovani a costruire resilienza ed evitare il rischio della depressione quando saranno adulti.

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Sono i risultati di una recente ricerca condotta dall'Università di Cambridge.

La depressione è attualmente la principale causa di inabilità e marginalità in tutto il mondo, colpisce oltre 300 milioni di persone. Questa condizione di sofferenza emerge spesso per la prima volta nel corso dell'adolescenza, un periodo critico di sviluppo in cui un individuo sperimenta cambiamenti sostanziali nella struttura e nella “chimica” del cervello.

Un noto fattore di rischio di depressione è l'esposizione precoce allo stress di esperienze difficili quali, ad esempio, da malattia, separazione o morte dei genitori o altre circostanze familiari sfavorevoli.

"I disturbi della salute mentale che si verificano per la prima volta nell'adolescenza sono più gravi

e hanno una maggiore probabilità di ripetersi e accentuarsi nel corso dell’età avanzata" afferma la dott.ssa Anne-Laura van Harmelen del Dipartimento di Psichiatria dell'Università di Cambridge, autore senior dello studio.

"Con servizi per la salute mentale di adulti e minorenni che attualmente risultano sottofinanziati e sovraccarichi, è fondamentale identificare nuovi modi per costruire resilienza, in particolare in quegli adolescenti che sono più a rischio di depressione".

Le persone spesso si trovano a ricordare eventi passati durante la loro vita quotidiana, a volte utilizzano il ricordo come una strategia per sollevare il loro umore quando si sentono tristi.

Un team di ricercatori dell'Università di Cambridge e dell'University College di Londra ha deciso di esaminare se il ricordare esperienze positive possa rivelarsi un modo significativo ed efficace per proteggersi dallo stress quando questo si verifica nel corso dell'adolescenza.

Per testare la loro ipotesi, i ricercatori hanno analizzato i dati di 427 giovani, di età media di 14 anni, provenienti da Cambridge e dalla zone circostanti, tutti considerati a rischio di depressione. Hanno esaminato l'effetto di riportare alla memoria ricordi positivi su due segnali di potenziale vulnerabilità alla depressione: pensieri negativi riferiti a se stessi e alti livelli mattutini dell'ormone dello stress, il cortisolo.

 I risultati sono stati pubblicati su Nature Human Behaviour.

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All'inizio dell'esperimento, tutti i partecipanti hanno preso parte a un "test di memoria autobiografica di richiamo". Questo, in sostanza, implicava il proporre ai partecipanti una parola - positiva o negativa – e il chiedere loro di associare uno specifico ricordo relativo a quella parola. Studi precedenti hanno dimostrato che le persone depresse hanno difficoltà a ricordare eventi ed esperienze specifiche, e che si basano invece su ricordi più generali.

In un'intervista semi-strutturata, i partecipanti hanno riferito in merito alla frequenza di eventi della loro vita da moderatamente a gravemente negativi negli ultimi 12 mesi. Inoltre, hanno inoltre riportato ogni sintomo di depressione durante le due settimane precedenti e pensieri negativi riferiti a se stessi.

Per considerazione negativa di sé si intende la tendenza a biasimarsi e svalutarsi (es. “Io non valgo nulla”). La concezione negativa di sé può essere riattivata nel corso di periodi stressanti in quegli individui che si stanno rimettendo dalla depressione. Sono segnali che possono predire episodi depressivi. Nelle persone a rischio di depressione con uno “stile di pensiero” negativo, accadimenti sfavorevoli possono risultare particolarmente dannosi.

Le interviste sono state poi ripetute 12 mesi dopo. I ricercatori hanno anche prelevato campioni di saliva per quattro giorni sia all'inizio dello studio che dopo un anno, per esaminare i livelli di cortisolo mattutino.

Il team ha scoperto che il ricordare specifici eventi positivi era associato a un minor numero di pensieri negativi auto-riferiti e a livelli più bassi di cortisolo 12 mesi dopo.

In altre parole, il ricordo di eventi positivi più specifici ha ridotto la vulnerabilità dei ragazzi alla depressione nel corso di un anno. Ulteriori indagini hanno dimostrato che il ricordo di eventi positivi ha ridotto solo i pensieri negativi auto-riferiti e i sintomi depressivi in ​​risposta a eventi stressanti capitati ai ragazzi, ma non nel caso in cui gli adolescenti non avevano vissuto davvero lo stress.

"Il nostro lavoro suggerisce come il 'ricordare i bei tempi' possa aiutare a costruire la capacità di resistenza allo stress e ridurre la vulnerabilità alla depressione nei giovani", afferma Adrian Dahl Askelund, altro autore dello studio.

"Questo è importante in quanto già sappiamo che è possibile insegnare alle persone a inventare ricordi positivi specifici, il che potrebbe essere un modo utile per aiutare quei giovani che sono a rischio di depressione".


Riferimento bibliografici

Askelund, A. D. et al. Positive memory specificity is associated with reduced vulnerability to depression.
Nature Human Behaviour; 14 Jan 2019

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 2 settembre.
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