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Crescere in un ambiente domestico caotico, privo di abitudini positive e condivise, di stabilità, porta alla costituzione di una fonte di stress ambientale che mina la capacità dei giovani di saper regolare le proprie emozioni e la possibilità di sviluppare competenze di pianificazione e organizzazione, in modo da poter raggiungere un determinato obiettivo.

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Vengono in altre parole compromessi la capacità di rivalutazione cognitiva, che permette di riconoscere e modificare il significato che attribuito a un evento stressante, cambiando prospettiva, per ridurne l'impatto emotivo negativo, e il funzionamento esecutivo.

Lo spiega e sottolinea un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, che getta luce su questo tema cruciale per la psicologia dello sviluppo: come l’imprevedibilità dell’ambiente familiare durante l’adolescenza possa influenzare la capacità di connettersi socialmente da adulti.

I ricercatori hanno seguito 167 adolescenti per sei anni, dai 14 ai 22 anni, per capire quali meccanismi psicologici facciano da mediatori in legame. Il risultato, affermano, è sorprendente: non sono le funzioni esecutive (memoria di lavoro, controllo inibitorio, flessibilità cognitiva) a spiegare quel nesso, bensì la capacità di regolare le emozioni, e in particolare la cosiddetta strategia di “rivalutazione cognitiva” — cioè il modo in cui si può reinterpretare mentalmente una situazione negativa per gestire le proprie conseguenti emozioni.

Il peso dell’imprevedibilità

I giovani che vivono in contesti imprevedibili tendono a sviluppare schemi cognitivi centrati sull’immediatezza e sulla mancanza di fiducia nel futuro.

Lo studio ha analizzato come a 14–15 anni, gli adolescenti e i loro genitori valutavano il livello di disorganizzazione domestica. Due anni dopo, i ragazzi hanno eseguito test sulle funzioni esecutive e compilato questionari sulla regolazione emotiva. A 21–22 anni, hanno riferito quanto si sentivano connessi socialmente e quanti legami effettivi e stabili mantenevano.

L’analisi dei risultati ha stabilito che a un maggiore caos familiare corrispondeva una minore capacità di rivalutazione cognitiva.

Una minore capacità di rivalutazione cognitiva portava a una minore connessione sociale percepita e strutturale. Il collegamento indiretto tra caos e connessione sociale passa solo attraverso la regolazione emotiva, non attraverso le funzioni esecutive, ossia il livello cognitivo e delle risorse personali riferite alla capacità di pianificare e dare ordine alla propria esistenza.

Come scrivono gli autori: “Le difficoltà nella regolazione delle emozioni possono essere più dannose per la connessione sociale in età adulta rispetto alle difficoltà cognitive.”

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Emozioni, motivazione e legami sociali

Chi ha meno capacità di rivalutare cognitivamente le emozioni tende a vivere i rapporti sociali con più conflitto e con meno fiducia. Questa difficoltà non riguarda solo l’abilità, ma anche la motivazione: chi è cresciuto in ambienti imprevedibili potrebbe ritenere le relazioni “poco rilevanti o inutili” se non producono benefici immediati.

Inoltre, sottolineano i ricercatori, lo studio suggerisce un cambiamento evolutivo interessante: nelle prime fasi della vita, le funzioni esecutive influenzano maggiormente le competenze sociali, ma nell’età adulta diventano centrali i processi emotivi.

Ciò significa che, con la maturazione, la capacità di regolare le emozioni prende il posto della pura capacità cognitiva come strumento di adattamento sociale.

Implicazioni pratiche

Questi risultati hanno forti implicazioni per la prevenzione e l’intervento, affermano gli studiosi: intervenire sulla rivalutazione cognitiva in adolescenza potrebbe aiutare a proteggere la salute sociale ed emotiva dei futuri adulti.

Come concludono gli autori, “promuovere strategie efficaci di regolazione emotiva può sostenere relazioni sociali più solide e un maggior benessere complessivo nei giovani cresciuti in ambienti imprevedibili.”

In altre parole, non basta essere cognitivamente “brillanti” per superare le difficoltà e limiti imposti da un ambiente di crescita caotico, ma è piuttosto la capacità di comprendere e trasformare le proprie emozioni che porta a una connessione vera con gli altri, e alla capacità da giovani adulti di saper costruire una solida rete di relazioni sociali, tanto importante per il benessere psicologico e per lo sviluppo personale.

Da un punto di vista educativo, è dunque importante lavorare sulla capacità dei giovani di affrontare e elaborare le proprie emozioni, sfuggendo a punti vista bloccati e negativi, che schiacciano sul presente e impediscono di aprirsi con fiducia agli altri.


Riferimento bibliografico

Meyer, C., Lindenmuth, M., Clinchard, C. et alii. 
Emotion regulation, not executive functioning, mediates longitudinal links between
unpredictability in adolescence and social connectedness in young adulthood.
 
Scientific Reports (2025).

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