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Gli sbalzi d’umore, la ricerca di identità e il peso crescente dei rapporti sociali rendono l’adolescenza una fase dell’esistenza particolarmente dinamica e vulnerabile. Capire come questi fattori agiscano sull’autostima degli adolescenti nella vita quotidiana è sempre stato un compito non semplice.

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Uno studio di recente pubblicato su Communications Psychology offre però uno sguardo inedito e dettagliato su questo terreno così variabile, mostrando come le strategie con cui i ragazzi regolano le loro emozioni contribuiscano non solo al livello medio della loro autostima, ma anche alla sua instabilità nel corso di una stessa giornata.

Gli autori hanno seguito 408 adolescenti tra i 14 e i 22 anni, chiedendo loro di valutare più volte al giorno quanto fossero soddisfatti di sé in quel preciso momento. Parallelamente, hanno analizzato la tendenza di ciascun ragazzo ad affidarsi a quattro strategie di regolazione emotiva: reinterpretare mentalmente le situazioni difficili (reappraisal), riflettere sui propri stati interni, nascondere l’emozione agli altri (soppressione espressiva) e condividere quello che si prova con qualcuno.

Questo approccio, che incrocia misurazioni ripetute e tratti psicologici individuali, ha permesso di osservare la quotidiana modificazione e percezione del valore di sé all’interno di una fase di vita in cui tale valore è particolarmente fragile e malleabile.

Fin dai primi risultati emerge una conclusione chiara: la regolazione emotiva non è solo una competenza psicologica, ma uno dei filtri attraverso cui gli adolescenti valutano sé stessi momento per momento. E, come spesso accade, alcune strategie si rivelano più efficaci di altre.

Rileggere le esperienze innalza il valore di sé

Tra tutte le strategie considerate, la reinterpretazione cognitiva è apparsa la più preziosa. Gli adolescenti che tendevano spontaneamente a “rivedere” gli eventi emotivi da una prospettiva più costruttiva mostravano livelli più alti di autostima nelle diverse situazioni quotidiane. Questo risultato non sorprende i ricercatori: quando un conflitto con un amico, un brutto voto o una sensazione di esclusione vengono ripensati come occasioni di apprendimento, l’immagine di sé diventa più solida.

Lo studio mostra anche che chi reinterpreta le emozioni oscillava meno nel giudizio su se stesso, segno che questa competenza non solo sostiene il valore personale medio, ma lo stabilizza nel tempo.

Tuttavia, una volta inseriti nel modello controlli aggiuntivi e le altre strategie simultaneamente, questo effetto sulla stabilità perde parte della propria forza statistica. Ciò suggerisce che il legame tra reappraisal e stabilità dell’autostima sia reale ma sensibile ad altri fattori presenti nella vita degli adolescenti.

Nascondere ciò che si prova logora l’immagine di sé

Ben più netto è l’effetto della soppressione espressiva, cioè il tentativo di non mostrare emozioni spiacevoli o considerate inappropriate. Gli adolescenti che usavano più spesso questa strategia non solo riportavano un’autostima media più bassa, ma presentavano fluttuazioni più marcate nel modo in cui si percepivano.

Questo doppio impatto – livello più basso e maggiore instabilità – delinea una modalità di regolazione che, almeno durante l’adolescenza, sembra legata a un funzionamento più fragile.

Non è difficile comprenderne il motivo, affermano gli autori dello studio: trattenere costantemente ciò che si prova richiede energie, riduce la possibilità di ricevere sostegno dagli altri e può alimentare una distanza tra ciò che si sente e ciò che si mostra. Una distanza che, nel tempo, rischia di erodere il senso di autenticità e quindi l’autostima.

Tra condivisione e riflessione: luci e ombre delle strategie sociali e introspettive

Riflettere sulle proprie emozioni e condividerle con qualcuno hanno mostrato, in una prima analisi, un’associazione positiva con il livello medio di autostima. Chi si concede di pensare a ciò che prova o di parlarne tende ad avere una percezione di sé più favorevole.

Quando però queste strategie vengono analizzate insieme alle altre, il loro effetto non risulta più così chiaro: la reappraisal e la soppressione continuano a emergere come i veri cardini dell’autostima momentanea, mentre il peso della riflessione e della condivisione sembra più sfumato.

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La cosiddetta “social sharing”, inoltre, mostra un aspetto particolare: quando si tiene conto dell’autostima come tratto stabile, condividere le emozioni appare associato a una maggiore variabilità dell’autostima momentanea. È possibile che parlarne con gli altri esponga a feedback diversi, talvolta luminosi e altre volte destabilizzanti, amplificando così le oscillazioni interne.

La “danza” quotidiana dell’autostima: una questione di stabilità

Il quadro complessivo che emerge dallo studio è chiaro: “quanto” ci si stima e “come” questa stima ondeggia nel tempo sono due dimensioni distinte, ma entrambe cruciali per il benessere psicologico. I risultati confermano che l’adolescenza non è solo il periodo in cui l’autostima è mediamente più bassa rispetto all’età adulta, ma anche il momento in cui è più facile che oscilli rapidamente.

L’analisi condotta nello studio suggerisce inoltre che un’autostima più alta è naturalmente più stabile, mentre livelli più bassi tendono ad accompagnarsi a una maggiore fragilità. Questo dato rafforza l’idea, già presente in psicologia, che non sia solo il valore medio dell’autostima a contare, ma anche la sua coerenza nel tempo: fluttuazioni eccessive possono rappresentare un segnale di vulnerabilità.

Crescere significa imparare a regolare le emozioni

Una delle implicazioni più importanti di questa ricerca, da un punto di vista educativo, è che aiutare gli adolescenti a sviluppare buone strategie di regolazione emotiva può sostenere direttamente non solo il loro benessere, ma anche la stabilità dell’immagine di sé. Saper reinterpretare, comprendere e comunicare ciò che si prova è parte integrante del processo con cui i ragazzi costruiscono il proprio senso di valore.

Il fatto che la soppressione espressiva emerga come predittore robusto di instabilità suggerisce quanto sia cruciale insegnare ai giovani che contenere tutto dentro non è una forma di forza, ma spesso una fonte di turbolenza. Allo stesso tempo, coltivare un ventaglio più ampio di strategie sembra utile, anche se questo risultato è emerso solo parzialmente: più che una singola “tecnica”, ciò che conta potrebbe essere la flessibilità nel passare da una strategia all’altra.

Uno sguardo al futuro

Lo studio apre molte strade per la ricerca futura. Non sappiamo ancora perché alcuni adolescenti siano più soggetti ad ampie oscillazioni dell’autostima: dipende dalle situazioni che vivono, dal modo in cui reagiscono a queste situazioni o da una combinazione dei due fattori? Capire in che modo gli eventi quotidiani – un litigio, un complimento, una performance scolastica – interagiscano con le strategie di regolazione potrebbe offrire risposte più precise.

Un altro punto cruciale riguarda l’ambiente sociale. L’adolescenza è una fase in cui la sensibilità al giudizio dei pari aumenta e in cui la ricerca di appartenenza diventa centrale. Se l’autostima funziona come un “sensore sociale”, come suggerisce la “sociometer theory”, allora le emozioni e la loro regolazione sono parte integrante del modo in cui gli adolescenti valutano e tengono sotto controllo la loro “posizione” nel mondo.

Conclusione

In definitiva, concludono gli studiosi, questo lavoro mostra che l’autostima non è una qualità fissa, ma un processo dinamico che si sviluppa nel tempo e, soprattutto, nella quotidianità.

La sua forma – più stabile o più “tormentata”, più alta o più bassa – dipende in parte dalle strategie che i ragazzi mettono in gioco per governare le proprie emozioni.

Coltivare la capacità di reinterpretare gli eventi e ridurre la tendenza a nascondere ciò che si prova può rappresentare un tassello fondamentale per attraversare con più sicurezza l’adolescenza e costruire un adulto in grado di affrontare, con equilibrio, il proprio mondo interno.

 

Riferimento bibliografico

Warnholtz, D., Wieczorek, L.L., Bleckmann, E. et alii.
Trait emotion regulation predicts momentary self-esteem
level and variability in adolescents’ daily lives
.
Communications Psychology (2025).

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