Per molto tempo la crescita fisica nei primi anni di vita è stata considerata una sorta di “specchio” della salute futura e molti studi sono stati realizzati sul tema. Più difficile, invece, è capire se esista anche un legame tra la crescita fisica precoce e il benessere psicologico durante l’adolescenza.

Il peso alla nascita, la velocità con cui un bambino cresce nei primi anni e l’altezza raggiunta nell’infanzia sono stati infatti collegati, in numerose ricerche, al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete o altre condizioni croniche in età adulta. Il rilievo psicologico e le conseguenze sull’equilibrio degli adolescenti sono stati invece meno indagati.
Un ampio studio svedese pubblicato nel 2026 ha cercato di rispondere proprio a questa domanda: un bambino che cresce più lentamente nei primi anni di vita avrà maggiori probabilità di sentirsi meno felice, meno sicuro di sé o meno soddisfatto della propria vita a 18 anni?
La risposta emersa dalla ricerca, che voleva verificare le ipotesi di molte altre ricerche, è stata sorprendentemente netta: la crescita nei primi anni sembra avere un’influenza molto limitata sul benessere psicologico degli adolescenti.
Lo studio ha coinvolto oltre 4.300 ragazzi e ragazze svedesi appartenenti a due grandi coorti nate nel 1974 e nel 1990 nell’area di Göteborg. I ricercatori hanno potuto ricostruire in dettaglio la crescita dei partecipanti dalla nascita fino all’età adulta grazie ai dati raccolti dai servizi sanitari infantili e scolastici. Successivamente, intorno ai 18 anni, ai giovani è stato chiesto di compilare questionari dedicati al benessere psicologico.
Gli studiosi hanno utilizzato un sofisticato modello matematico, chiamato QEPS, capace di descrivere con precisione le diverse fasi della crescita: quella fetale e infantile, quella dell’infanzia vera e propria e infine quella puberale. In questo modo è stato possibile confrontare l’andamento della crescita con vari aspetti del benessere adolescenziale.
Il concetto di benessere utilizzato nello studio non coincideva semplicemente con l’assenza di malattie mentali. I ricercatori hanno preso in considerazione diversi elementi: umore, energia, autostima, equilibrio rispetto allo stress e percezione della propria condizione fisica. Ogni partecipante ha ottenuto un punteggio complessivo compreso tra 0 e 100.
L’ipotesi iniziale degli autori era plausibile. Negli ultimi decenni molti studi avevano suggerito che condizioni sfavorevoli durante la gravidanza o nei primi anni di vita potessero lasciare tracce durature sullo sviluppo biologico e psicologico. Una crescita rallentata poteva quindi rappresentare il segnale di difficoltà precoci capaci di influenzare anche il benessere mentale futuro.
Tuttavia, i risultati non hanno confermato questa aspettativa.
Le associazioni osservate tra crescita infantile e benessere a 18 anni sono risultate estremamente deboli. I bambini più alti a 2, 4 o 7 anni mostravano punteggi leggermente superiori nel benessere generale, nell’energia percepita e nell’autostima, ma l’effetto era minimo. Le differenze statistiche spiegavano meno dell’1% delle variazioni nel benessere adolescenziale.
In altre parole, determinate caratteristiche fisiche di un bambino permettevano di prevedere molto poco del suo stato emotivo da adolescente.
Anche la velocità di crescita non sembrava avere un ruolo importante. Crescere più rapidamente o più lentamente rispetto ai coetanei non risultava associato a differenze rilevanti nel benessere psicologico successivo.

Uno degli aspetti più interessanti dello studio, affermano gli studiosi, riguarda i ragazzi nati “grandi per l’età gestazionale”, cioè con peso o lunghezza superiori alla media già alla nascita. Nei maschi della coorte del 1974 questi giovani mostravano livelli di benessere generale più elevati rispetto ai coetanei nati con dimensioni normali o inferiori alla media. Le differenze emergevano in particolare nella percezione della forma fisica.
Nelle ragazze nate nel 1974, invece, il quadro era differente: quelle nate con peso elevato riportavano livelli inferiori di umore e autostima.
Queste differenze non sono però state osservate nella coorte nata nel 1990. Secondo gli autori, ciò potrebbe riflettere cambiamenti culturali e sociali avvenuti nel corso del tempo, soprattutto nel modo in cui il corpo e l’immagine fisica vengono percepiti.
Il rapporto tra corpo, identità e benessere psicologico appare quindi molto più influenzato dal contesto sociale e culturale che dalla sola crescita biologica.
Un altro dato importante riguarda i ragazzi nati prematuri. Nonostante la prematurità sia associata, in molti studi, a un maggior rischio di problemi psichiatrici, in questa ricerca i giovani nati pretermine non mostravano livelli di benessere inferiori rispetto ai coetanei nati a termine.
Gli autori suggeriscono che fattori come il sostegno familiare, la resilienza personale e l’ambiente sociale possano attenuare molte delle possibili conseguenze psicologiche legate alle difficoltà precoci.
Lo studio insiste molto su questo punto. Crescita fisica e sviluppo psicologico non seguono necessariamente la stessa traiettoria. Anche quando esistono effetti biologici delle esperienze precoci, questi possono essere compensati da relazioni affettive stabili, da un ambiente educativo favorevole e da adeguate reti di supporto sociale.
Nel caso della Svezia, gli studiosi ipotizzano che il sistema sanitario, i servizi sociali e il contesto scolastico possano svolgere un ruolo protettivo importante.
Il risultato della ricerca, che le variazioni della crescita nei primi anni di vita, almeno in popolazioni relativamente sane, sembrano avere un impatto molto ridotto sul benessere psicologico adolescenziale, ha anche un valore pratico, affermano i ricercatori. Molti genitori vivono con grande preoccupazione eventuali rallentamenti della crescita nei figli, temendo possibili conseguenze future non solo fisiche ma anche psicologiche. Lo studio suggerisce invece che piccoli scostamenti nella crescita infantile difficilmente determinano, da soli, problemi di benessere emotivo in adolescenza.
Naturalmente la crescita resta un indicatore importante della salute generale e deve essere monitorata con attenzione. Ma il benessere psicologico dei ragazzi sembra dipendere da un intreccio molto più complesso di fattori: relazioni familiari, esperienze sociali, capacità di adattamento, contesto culturale e qualità dell’ambiente di vita.






