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Un importante processo di apprendimento risulta compromesso o quantomeno impoverito negli adolescenti che sono stati abusati da bambini. Questo fattore di disabilità contribuisce allo sviluppo di  comportamenti disfinzionali nel corso della vita, a partire da questo decisivo momento della vita.

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Lo ha recentemente stabilito un ricercatore dell'Università di Pittsburgh.

Lo studio ha cercato di mettere a fuoco, in particolare, le situazioni e i traumi che possono impoverire lo sviluppo dell'apprendimento associativo.

L’apprendimento associativo - il processo attraverso il quale un individuo collega inconsciamente esperienze e stimoli allo stesso tempo – spiega in parte come le persone in genere reagiscono alle diverse situazioni del mondo reale.


una più povera sensibilità all’apprendimento associativo,
influenza negativamente le modalità
di comportamento nelle situazioni complesse


In uno studio da poco pubblicato (febbraio 2017) nel Journal of Child Psychology and Psychiatry , il professor Jamie L. Hanson ha esaminato nel dettaglio la connessione tra compromesse o deboli capacità di apprendimento associativo e i casi di abuso nel corso della prima infanzia.

"Abbiamo in primo luogo scoperto che, una più povera sensibilità all’apprendimento associativo, influenza negativamente le modalità di comportamento di un bambino nelle situazioni complesse e caratterizzate da rapide evoluzioni e cambiamenti.

Conoscere come fuunziona questo fondamentale fattore dell’intelligenza umana, è molto importante per psicologi dell’infanzia, assistenti sociali, funzionari della pubblica amministrazione e tutti quegli altri professionisti che si occupano attivamente dello sviluppo di programmi di intervento sociale" ha affermato Hanson, che insegna nel Dipartimento di Psicologia.

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"Abbiamo da tempo stabilito che esiste un legame tra i problemi comportamentali negli adolescenti e diverse forme di avversità e traumi subiti da loro nei primi anni di vita.

Tuttavia, la connessione non è sempre chiara o lineare. Questo studio fornisce ulteriori indicazioni circa uno dei tanti fattori di come questo complicato rapporto viene a instaurarsi".

Per scoprire queste relazioni, i ricercatori hanno chiesto a 81 adolescenti di età compresa tra 12 e i 17 anni di giocare al computer con dei videogiochi. Ogni ragazzo doveva capire quale insieme di segnali visivi fossero  associati ad una ricompensa. Quarantuno dei partecipanti avevano subito abusi fisici in giovane età, mentre il restante 40 serviva da gruppo di confronto.

L'aspetto più importante del test, ha spiegato Hanson, era che i segnali erano probabilistici, cioè i ragazzi non hanno sempre ricevuto un feedback positivo alla loro scelta.

"I partecipanti che erano stati esposti ad abusi nel corso della prima infanzia sono risultati meno capaci, rispetto ai loro coetanei, di imparare correttamente quali stimoli fossero probabilmente in grado di portare a una ricompensa, anche dopo aver ricevuto ripetuti feedback.


i ragazzi maltrattati sono stati generalmente meno abili
nel saper differenziare quali comportamenti possano
portare ai migliori risultati nel corso di interazioni


Nella vita ci vengono dati feedback non chiari, o pochi e spesso non riceviamo per niente feedback dalle persone con cui abbiamo un rapporto significativo, dirigenti al lavoro, genitori e altre persone di rilievo nella nostra vita.

Dobbiamo essere, in ogni caso, in grado di comprendere quale potrebbe essere la cosa migliore da fare".

Hanson e suoi colleghi hanno anche osservato che i ragazzi maltrattati sono stati generalmente meno abili nel saper differenziare quali comportamenti possano portare ai migliori risultati per loro quando interagiscono con gli altri.

Inoltre, i ragazzi maltrattati mostrano maggior pessimismo riguardo la probabilità di ottenre risultati positivi rispetto al gruppo di giovani che non hanno subito abusi.

Nel loro insieme, questi risultati chiariscono la relazione tra abusi fisici e comportamenti aggressivi e distruttivi che spesso affliggono i ragazzi vittime di abusi, nelle fasi successive dell'infanzia.

 

I materiali della ricerca sono disponibili sul sito dell’Università di Pittsburgh .

Riferimento bibliografico:

Jamie L. Hanson, Wouter van den Bos, Barbara J. Roeber, Karen D. Rudolph, Richard J. Davidson, Seth D. Pollak. Early adversity and learning: implications for typical and atypical behavioral development. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2017; 

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