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Le persone che hanno subito violenza da giovani, all’interno del contesto familiare o nella loro comunità, sono a maggior rischio di esercitare violenza verso i loro partner più tardi nella vita.

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È quanto emerge da una nuova ricerca. Quattro studi separati recentemente pubblicati dalla School of Public Health dell'Università del Michigan esaminano la violenza da parte dei partner da diverse prospettive, due delle quali incentrate sugli adolescenti e due su persone adulte.

I ricercatori hanno esplorato la violenza domestica da parte del coniuge o del partner a livello individuale, ma hanno anche esaminato i fattori che influenzano l'esperienza della violenza a livello di comunità, sia nell'adolescenza che nell'età adulta. Gli studi sono stati condotti nel Michigan.

La ricerca ha rilevato che l'aggressività prodotta nell’ambito delle conoscenze fatte sui social, come il monitoraggio delle attività online, la pressione di un partner per scattare foto intime e il cyberbullismo, si sovrappongono ad altre forme ben note di violenza negli incontri affettivi adolescenziali, inclusa la violenza verbale, fisica e sessuale, ed evidenziano la necessità di interventi tempestivi, come hanno affermato i ricercatori.

Il team ha anche trovato prove che l'esposizione alla violenza a livello di comunità nell'adolescenza è un fattore di rischio sostanziale che predice la violenza con i partner intimi in età adulta.

Il più recente degli studi mostra che le persone che sono esposte a livelli più elevati di violenza nella loro comunità durante l'adolescenza sono a più alto rischio di esposizione alla violenza nell’ambito del rapporto con il partner quindici anni dopo.

Il team di ricerca ha anche scoperto che l'influenza dell'esposizione alla violenza sulla violenza nelle relazioni affettive in età adulta era mediata dal disagio mentale nella prima età adulta. Questa è una scoperta notevole, che fornisce possibili opportunità di intervento durante l'adolescenza e la prima età adulta per mitigare il rischio di violenza da parte del partner in età adulta, affermano i ricercatori.

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"La violenza negli incontri affettivi è un problema prevalente nell'adolescenza. Una persona su quattro che subisce violenza da parte del partner lo sperimenta prima dei 17 anni. Inizia presto ed è un periodo di sviluppo molto importante per pensare davvero in modo costruttivo al lavoro di intervento ma anche al lavoro di prevenzione".

Gli studi mostrano che le persone che sono esposte ad alti livelli di violenza nell'adolescenza - un notevole fattore di stress adolescenziale - erano costantemente associate a disagio mentale nell'emergere dell'età adulta.

Mentre ricerche precedenti hanno dimostrato che i fattori negativi presenti nel quartiere e nel contesto ambientale predicevano la violenza all’interno del rapporto coniugale o affettivo, percezioni più positive del contesto sociale sono anche associate a livelli più bassi di tale violenza relazionale quando si tengono sotto controllo fattori come l'abuso di alcol e sostanze, la violenza del contesto urbano di residenza e il bisogno economico.

I ricercatori sostengono che i bambini e gli adolescenti imparano come impostare i confini e cosa fare quando non ci si sente al sicuro né fisicamente né emotivamente da coloro che li circondano, il che dà il tono alle loro relazioni man mano che diventano indipendenti.

“Queste sono abilità interpersonali che non ci vengono insegnate a scuola. Quindi le impariamo dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, da quello che leggiamo e da quello che vediamo in TV. Quello che stiamo ascoltando ai mezzi di comunicazione. Queste esperienze possono influenzare le persone per molto tempo”.

"Una volta che un individuo vive più di una di queste esperienze a livello personale, può poi attingere alla propria storia per decidere cosa va bene nelle sue relazioni, cosa ci si aspetta e come risolvere le sfide e le difficoltà che sorgono. L'adolescenza, in particolare, è un momento davvero importante per capire come stanno iniziando queste relazioni, in modo che questi comportamenti non si perpetuino" concludono i ricercatori.

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