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Negli ultimi anni il fenomeno del cyberbullismo è notevolmente aumentato, aggravandosi poi nel corso della pandemia a causa dell’incremento dell'attività digitale tra gli adolescenti.

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Il cyberbullismo, a volte chiamato molestia o abuso online, si riferisce a comportamenti in cui una persona provoca ripetutamente danni ad altri utilizzando dispositivi e tecnologie elettronici.

L’attuale grande disponibilità di dispositivi con accesso a internet rende più facile per i cyberbulli rimanere anonimi e creare più account con identità diverse, dando loro la libertà di attaccare più utenti di social media contemporaneamente, spesso senza ostacoli.

Esistono numerose modalità di vittimizzazione. Queste includono la pubblicazione di post sui social media volti a minacciare o umiliare qualcuno, la pubblicazione di video o foto che mettono in imbarazzo o intimidiscono e il cosiddetto "doxxing" - la pubblicazione di informazioni personali o private di qualcuno, come il luogo in cui vive.

Tutte queste molestie lasciano le vittime isolate, spaventate e depresse le quali, come dimostrano numerosi episodi, tragicamente a volte arrivano anche al suicidio.

È stata realizzata nel Regno Unito una ricerca che ha studiato il bullismo scolastico e il cyberbullismo tra i giovani. Circa quattrocento persone di età compresa tra i 16 e i 30 anni hanno preso parte a questo progetto di ricerca, che ha comportato la compilazione di un sondaggio online. La maggioranza (quasi il 90%) frequentava ancora la scuola al momento della partecipazione.

Circa il 37% dei partecipanti ha riferito di aver subito cyberbullismo. Le vittime hanno principalmente indicato gli autori delle violenze online come loro compagni di classe, e poi come studenti che le vittime percepivano come "popolari" a scuola, ragazzi o ragazze più grandi e infine persone a loro sconosciute.

La vittimizzazione è avvenuta su varie piattaforme. Facebook è stato il più comunemente segnalato (74%), seguito da Twitter (17%), Snapchat (9%) e Instagram (9%). Forme comuni di vittimizzazione includevano la diffusione di calunnie e informazioni distorte (il 49% dei partecipanti che hanno subito cyberbullismo ha dichiarato di essere stato oggetto di maldicenze), minacce (44%) ed esclusione da un gruppo, come chat room o giochi online (29%).

Sebbene la dimensione del campione fosse relativamente piccola e la maggior parte degli intervistati fosse di sesso femminile, questi risultati sono preoccupanti. Suggeriscono che i compagni di scuola si bullizzano a vicenda su larga scala.

È importante sottolineare che le vittime hanno riferito che gli attacchi online a cui sono stati soggetti si sono verificati più comunemente a causa di discussioni in contesti di vita reale. Quindi è evidente che il cyberbullismo e il bullismo a scuola sono spesso interconnessi.

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Quando bullismo scolastico e cyberbullismo coincidono

Al giorno d'oggi, sempre più istituti e insegnanti tollerano che gli studenti utilizzino i telefoni cellulari a scuola. Sebbene i social media e l'accesso a Internet possano essere un utile strumento educativo, ci sono studenti che usano la tecnologia per vittimizzare i loro compagni di classe o altri della stessa scuola.

Diversi ricercatori hanno dimostrato che il cyberbullismo può verificarsi insieme all'aggressione verbale e al comportamento violento e viceversa.

Un'escalation dal bullismo nel cortile della scuola al bullismo online, o viceversa, potrebbe avvenire per mano di chi lo compie deliberatamente per primo o della stessa vittima in cerca di vendetta.

Uno dei partecipanti alla ricerca ha dichiarato: “Mi ha maltrattato a scuola, ha buttato le mie cose in giro senza motivo e ha riso di me con i suoi amici, ha preso in giro i miei vestiti e il modo in cui parlo. Non ce la facevo più, così un giorno ho creato un falso account Facebook e l'ho tormentato con messaggi su messaggi. Non mi dispiace di averlo fatto, se lo meritava per quello che mi stava facendo a scuola”.

Un altro partecipante ha detto: “Lei [una ragazza della sua scuola] continuava a dire alle persone di ignorarmi e di non interagire con i miei post. Mi metteva in imbarazzo ogni volta che caricavo una foto e condivideva le mie foto con gli altri solo per farsi risata. Così un giorno sono andata da lei e le ho detto di lasciarmi in pace, ma lei ha riso e questo mi ha fatto arrabbiare così tanto che l'ho spinta per terra. Ora lo fa ancora di più e anche i suoi amici si sono uniti a lei. Non so come fermarli”.

Cosa si può fare?

Nell'odierna era digitale il bullismo tra ragazzi non si ferma più quando suona la campanella della scuola. Sembra inoltre che le politiche scolastiche e sociali di protezione e prevenzione siano progredite a un ritmo molto più lento di quanto non siano avanzati i mezzi del cyberbullismo.

È chiaro dallo studio, e da altre ricerche in questo settore, che Facebook è una piattaforma particolarmente rischiosa per il cyberbullismo. L’azienda stessa dovrebbe impegnarsi di più per contrastare il fenomeno.

Ad esempio, dovrebbe lavorare per ridurre i tempi di risposta quando vengono segnalate molestie online. I rapporti vengono generalmente esaminati entro 48 ore, ciò può lasciare molto tempo per un'ulteriore diffusione di materiale offensivo.

Oltre a questo, è fondamentale che le scuole e i responsabili prestino la stessa attenzione al cyberbullismo come al bullismo tradizionale, nonché al modo in cui i due interagiscono.

Sebbene ci siano più campagne che cercano di aumentare la consapevolezza sul cyberbullismo, è possibile che gli adolescenti possano trarre beneficio da campagne più intense e sostenute per informare i genitori su come proteggere i propri figli.

Tali campagne potrebbero includere la consulenza di esperti per i genitori su come monitorare il comportamento online dei propri figli in modo costruttivo, come sostenere il proprio figlio nel caso in cui cada vittima di cyberbullismo e come gestire la situazione se il proprio figlio sta perpetrando cyberbullismo.

Sarebbe importante, inoltre, educare in modo costante e regolare gli studenti a scuola sulle conseguenze del bullismo scolastico e del cyberbullismo, promuovendo a tutti i livelli di studio una sana educazione digitale.

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