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Sveglia ore sei.
Lo aspetto giù.
È silenzioso, come sempre.
È percorso da un fremito, è il freddo dell'alba.
Sono le sei e quarantacinque circa.

Dalla sezione News della Columbia University. L'articolo getta anche luce sulla grande differenza tra il nostro sistema giuridico minorile e quello statunitense. 

Psicologi e avvocati penalisti hanno a lungo sostenuto che il cervello degli adolescenti è differente da quello di un bambino o di un adulto.

L' unico problema? Non potevano dimostrarlo.

Ora, grazie ai progressi della tecnologia, un team di esperti - tra i quali la professoressa Elizabeth S. Scott della Facoltà di Legge della Columbia University - si è proposto di rispondere alle domande su come il funzionamento del cervello degli adolescenti sia diverso da quello degli adulti e come le differenze possano influenzare il comportamento e i processi decisionali.

20130925 variabile umana

 

A lungo si è creduto che il viaggio adottivo avesse come prima tappa fondamentale per bambini e genitori l’iniziare insieme una “nuova vita” per costruire una “nuova famiglia”, come se l’incontro adottivo presupponesse un rito iniziatico, una morte ed una rinascita. Nel tempo i pazienti, le famiglie ed i genitori hanno guidato psicoterapeuti e psicoanalisti nel comprendere che il viaggio adottivo inizia ancora prima del primo incontro e che spesso prevede l’attraversare un cammino connotato da emozioni forti e contrastanti che spesso non trovano parole per esprimersi. 

 Nella Contea di Oneida, Stato di New York, da cinque anni esiste una singolare via giudiziaria alternativa al processo tradizionale, per minori imputati di reato.

Studenti della scuole superiori di Rhinelander e Oneida Lake vengono formati per diventare giudici di un tribunale composto da soli teenagers.

Questo speciale tribunale si occupa di ragazzi al loro primo reato, la cui età va dai 10 ai 16 anni.

Ho ricevuto molte denunce a piede libero, una dopo l'altra, finché un giorno, dopo averne accumulato un bel po', hanno deciso di mandarmi in custodia cautelare presso l'Ipm Beccaria. Me lo ricordo come se fosse ieri, quel giorno.

Ero a casa. Di lì a poco sarei uscito per andare in palestra. Sono arrivati due poliziotti in borghese, dicendomi che dovevo seguirli in questura per firmare fogli di notifica di denunce prese in passato. Avevo diciassette anni, compiuti da quindici giorni.

Anche negli anni '70, quando ho iniziato a occuparmi dei ragazzi del Beccaria, la droga rappresentava una delle scorciatoie scelte dai giovani per fare soldi o per un benessere immediato. Allora erano in particolare le anfetamine, i derivati dalla morfina, gli acidi. Ho visto tutta una generazione affondare nell'eroina...
La cocaina è un fenomeno relativamente recente, se ci riferiamo alla sua esplosione generalizzata. Prima era riservata solo alle persone abbienti. Come tutte le droghe ha effetti specifici, risponde a una precisa richiesta e tante volte anche a un preciso bisogno. La cocaina tonifica molto la persona. La persona si sente efficace, protagonista, forte, sicura, in maniera piacevole.

La questione del rapporto tra adolescenza e apprendimento ha molto a che fare con la costruzione dell’identità dei ragazzi e risulta pertanto fortemente intrecciata al lavoro educativo. È una questione che ci sfida costantemente, su più livelli. Anzitutto, la scuola. Il rapporto dei nostri ragazzi con le istituzioni scolastiche si è spesso incrinato per un’assenza di interventi specifici, carenza di personale, assenza di metodologie in grado di leggere la loro specificità: il loro retroterra, la loro intelligenza in genere legata a modalità di funzionamento lontane da quella linguistico-verbale. Sono ragazzi in buona parte stranieri, provengono da Paesi con una tradizione educativa molto differente e, in alcuni casi, non sono stati alfabetizzati nemmeno nel loro Paese d’origine.

Di seguito propongo la traccia del mio intervento al convegno "L’autorità nei percorsi di cura, tra obbligatorietà e consenso", che si terrà a Milano il prossimo 27 settembre (qui i dettagli), in risposta alle tre domande-stimolo proposte dagli organizzatori.

- La comunità per adolescenti, come soggetto istituzionale radicato nel tessuto sociale ed in rete con i servizi socio-sanitari e giudiziari del territorio, trova la propria peculiarità nella sfida di articolare dimensioni fra loro antitetiche: quella del sociale con quella dell’individuale, del pubblico con quella del privato, del contesto coatto con quello riparativo, della funzione di controllo con quella di sostegno e della temporaneità della cura del singolo con quella della permanenza nel tempo del suo essere istituzione.

"La petite" di Michéle Halbertstadt

“La petite”, di Michéle Halbertstadt – L’orma editore, 2013

Una grande solitudine in un’abitudine sorda

La petite è un piccolo romanzo, uscito in Francia nel 2011 e a gennaio del 2013 in Italia. Questo piccolo libro tutto rosa e minuto, minuto come minuta è Monique, la protagonista, ha un inizio quasi folgorante, che rimanda in qualche modo all’incipit di Amabili resti di Alice Sebold e all’apertura straziante di American Beauty. Il racconto nel libro comincia così: “Ho 12 anni e questa sera sarò morta”. Questo dice Monique quando inizia a parlare con noi. Ed è lì che, lettrice, ho cominciato a sperare che la narrazione smentisse quella perfetta sintesi generatrice di un vuoto insanabile. Il vuoto che lascia la morte di un bambino, in questo caso una bambina.