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comunità educativa

  • Queste “filastrocche per una scelta difficile” sono dedicate a Elizabeta, una ragazza sinti di 16 anni che per sfuggire a un futuro già segnato ha chiesto di entrare in una comunità educativa. Più di tutto, ciò che l’ha condotta è stato il desiderio di studiare, che per lei non è promessa di denaro o prestigio ma conoscenza e scoperta.

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  • Con un pensiero di gratitudine a Danilo Dolci: “Ognuno cresce solo se sognato”.

    Si sa che ognuno cresce
    solo se sognato.
    A volte non riesce
    a chi non è pensato
    e chi abita il sogno
    di un uomo in catene
    può ignorare il bisogno
    di sciogliere le vele.

    20180219 elizabeta giudice 2

  • Chiudere in casa una figlia, prometterla in sposa. Quel che per me è una prigione, per altri può essere un modo di proteggere da spazi di autonomia scontati per me - buoni o cattivi che siano - ma per altri un’offesa. Se mai ci riuscissimo, a passare dai postulati alle buone ragioni che coviamo dentro! Certo, non per questo finiremmo per assomigliarci.

    Siamo nomadi, certo
    ma in appartamento
    che un po’ è un deserto
    un po’ un tradimento

    20180212 elizabeta padre 3

  • La mamma è andata a cercarla, Elizabeta ha opposto un rifiuto. Non è facile capire. Dal dolore sgorgano le promesse, ma fino a che punto sono sinonimo di cambiamento?

    Mi sono intrufolata
    nella comunità.
    Non mi ero rassegnata
    volesse stare là.

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  • Per gentile concessione dell'Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento di Giustizia Minorile, pubblichiamo l'introduzione al "2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia" (II parte).

    Alcune centrature

    Il Rapporto apre alcuni spazi dedicati a segmenti di cui vuole marcare la peculiarità. Allcuni di essi sono stati  citati sommariamente nel corso di questa presentazione: l’analisi sulla recidiva,  la sospensione del processo e della messa alla prova, la condizione delle ragazze. Vorrei aprire uno spazio di riflessione sui cd. giovani adulti. La progressiva presenza di ragazzi nella fascia alta dell’adolescenza, in area penale esterna ed interna è un punto di particolare significatività all’interno di questo Rapporto. Infatti se abbiamo parlato della dinamicità e flessibilità dell’adolescenza in area penale non si può non prendere atto del progressivo innalzamento dell’età dei ragazzi che entrano e sostano all’interno dei Servizi minorili.

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  • È strano, come le apparenze ingannino; o forse siamo noi osservatori che, come in un trucco di magia, spesso e volentieri ci lasciamo ingannare. Nel lavoro educativo, la distinzione fra la forma e la sostanza non è sempre facile, ancor di più quando abbiamo a che fare con giovani ragazzi che hanno investito, come fine risorsa di sopravvivenza, tutto quel che hanno nella loro apparenza – fisica, estetica o relazionale che essa sia – per riuscire ad avere un posto nel mondo: camaleontici, riescono, se necessario, a mimetizzarsi perfettamente nei contesti vissuti, la strada, gli adulti, il lavoro, la scuola o addirittura gli affetti. Ma sembrare non vuol dire essere e il camaleonte, foglia in apparenza, rimane comunque camaleonte.

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  • Per gentile concessione dell'Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento di Giustizia Minorile, pubblichiamo l'introduzione al "2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia".

    Tutto ciò che qualcuno può immaginare
    Altri potranno trasformarlo in realtà
    Jules Verne

    Succede che se qualcuno può prefigurare una realtà, questa nel tempo si realizzi. Il 2° Rapportosulla Devianza Minorile a cinque anni di distanza dal primo, presenta dati che raccontano una immaginazione, per dirla con Giulio Verne,  quel desiderio dei padri della Giustizia minorile che hanno nel tempo impegnato le proprie energie culturali e professionali per difendere e promuovere l’idea che il carcere per i minori dovesse essere una soluzione sempre meno utilizzata. E così le loro idee hanno informato l’opera del Legislatore che nel 1988 con una riforma di grande respiro ha creato le premesse normative perché questo pensiero pedagogico avesse la possibilità di tradursi in realtà. Questo Rapporto che vede la luce alle soglie del 2014 sembra voler marcare il segnale che dal 1988, vale a dire in 25 anni, la Giustizia minorile, ne ha fatta di strada  e, ormai priva di padri/pensatori, ha assimilato, nella quotidianità del lavoro di magistrati ed operatori,  l’idea che educare o rieducare un minore  sia un’operazione complessa e faticosa da giocarsi nei luoghi della vita e non nei luoghi della reclusione. I dati che in questo Rapporto presentiamo segnano il passaggio ad una Giustizia minorile proiettata sul territorio, centrata sulla qualità del progetto socio-educativo , orientata a promuovere empowerment nella famiglia e  che comincia a credere nella giustizia ripartiva.

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  • Sofia ha 26 anni e ha da poco concluso il suo anno di Servizio Civile Nazionale presso la comunità educativa della Coop. Arimo “Casa di Camillo”, con sede a Carpignago.
    Casa di Camillo accoglie fino a 10 ragazzi tra i 14 e i 18 anni, italiani e stranieri, inseriti in comunità con misure penali o con provvedimenti di affido all’Ente Pubblico e collocamento in comunità.
    Per Sofia è stato anno intenso che l’ha messa alla prova più volte.
    Quella che segue è la sua testimonianza, con cui cerca di farci comprendere cosa ha significato, per lei, questa esperienza di vita.

    20161116 volontaria

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