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Ho 21 anni. Sono una biondina con gli occhi azzurri, un po' grassoccia, abbastanza banale, per i miei gusti. Vivo nel sud-est della Francia e mi piace stare lì. Ho amici che amo più di ogni altra cosa, e amo molto anche studiare. Io sogno, la mia immaginazione non ha limiti: mi piace l’umorismo sboccato e surreale, il cibo, i libri, i fumetti, gli  unicorni, il mare, la musica, i film che finiscono male e... le ragazze. Molto.

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Mi sono scoperta omosessuale circa sei anni fa. Si tratta di una dimensione della mia personalità che ora è completamente integrata in me stessa e di cui mi faccio carico pienamente. Sono stata felice per amore, e ho anche sofferto molto - niente di molto originale fin qui.

Solo, tra tutti i ricordi che racchiude il mio spirito, forse davvero troppo lirico e ossessivo, vi è un rimpianto molto forte, duro a morire, costantemente mi tormenta e risale a quel momento in cui ho scoperto me stessa.


possono lasciare l'amaro in bocca
quando si riaffacciano ancora una volta nella memoria.
È quello che è accaduto a me


Perché ci deve essere una prima volta per tutto, come si dice, soprattutto per quanto riguarda le grandi scoperte che facciamo su noi stessi. Queste scoperte non avvengono nello stesso modo per tutti, ad alcuni possono lasciare l'amaro in bocca quando si riaffacciano ancora una volta nella nostra memoria. È quello che è accaduto a me.


Una relazione speciale

Nell'anno scolastico 2008, quando avevo 16 anni, ho cambiato scuola. Non essendo mai stata particolarmente socievole né desiderosa di fare nuove conoscenze, pensavo che avrei continuato a frequentare i vecchi amici. Ma non è andata così. Mi rivedo casualmente seduta accanto a quella che era stata una mia lontana amica d'infanzia che non avevo più incontrato, e rivedo questa ragazza entrare prepotentemente in aula, sferzare la stanza con uno sguardo altero, e sedersi tranquillamente nonostante fosse in ritardo.

Osservandola, senza essere in grado di spiegarlo, non ho potuto fare a meno di provare un certo disprezzo misto a fascino. Poi, con il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi, poco a poco con lei si è intrecciata una relazione, un comune amico me l'ha presentata.

Nel giro di pochissimo tempo eravamo attaccatissime, non ci lasciavamo praticamente più. Siamo diventate grandi amiche, alla fine. Tuttavia, ero ben consapevole che qualcosa non andava da parte mia, che con non lei era "diverso”. Anche se questa è stata la prima volta che ho sentito una cosa del genere, sapevo per certo che il mio affetto non era amicale. Non soltanto. Era troppo intenso, troppo ingestibile.


Avevo l’impressione che dentro di me due esseri 
si stessero dando battaglia per trovare un equilibrio


Inizialmente, sono riuscita in qualche modo a camuffare, a soffocare questi sentimenti sorti dal nulla, che trovavo allora inspiegabili e vergognosi. Ma col passare del tempo, diventava sempre più difficile non lasciare trasparire nulla.

Dopo averci filettuto molto, ho deciso di aprirmi a lei. Non perché mi aspettassi di essere corrisposta, ma semplicemente perché il peso di dovermi trattenere era diventato semplicemente insopportabile. Avevo l’impressione che dentro di me due esseri si stessero dando battaglia per trovare un equilibrio.

Non ho avuto tempo di dirglielo io stessa, perché ha finito per saperlo prima da altri. Allora ha immediatamente tagliato i legami con me. Nemmeno un saluto, nemmeno un gesto, non uno sguardo. Il mio primo amore si è così risolto in un fallimento. Un fallimento senza traumi ma probabilmente il peggiore della mia vita.

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Il rifiuto e le sue conseguenze

Gli ultimi mesi di quell’anno scolastico sono stati duri. In primo luogo perché, conseguentemente alla sua decisione, sono stato costretta anche a ignorarla. È stata una vera tortura vederla passare vicino a me più volte al giorno, cercare di catturare anche solo uno sguardo ed essere colpita come da un muro di ghiaccio. Oppure, quando miracolosamente ci riuscivo e tentavo allora un timido sorriso, vedere la sua testa girarsi subito nella direzione opposta.

In secondo luogo, perché la voce aveva iniziato a diffondersi e a volte vedevo gli occhi degli studenti che mi scrutavano.

Mi sono sentita giudicata, e allo stesso tempo incapace di difendermi. È anche successo che alcuni venissero a chiedermi direttamente: "Perché voi due non parlate più?", "È vero quello che si dice?" Mi sentivo soffocata dall’atmosfera di morbosa curiosità che aleggiava intorno a me.

Di conseguenza, io restavo evasiva, sganciata dalle relazioni, mi ripiegavo su me stessa. Per evitare di pensarci, per evitare di ricordare. Col passare del tempo, mi sono sentita sempre più estranea agli altri, e anche a me stessa. Benché lei sia stata in quel momento della mia vita il mio punto di riferimento sentimentale, io mi sono persuasa che amare una ragazza fosse stato un passo falso, un errore temporaneo del mio cervello.


i fallimenti si susseguivano a cascata,
e la mia fiducia è crollata completamente


Ho ripreso a frequentare un ex-fidanzato. Sperando che mi passasse, sono tornata bene o male a rivolgermi ai ragazzi. È in questo stato d’animo che ho perso la verginità e, ancora una volta, lo shock è stato brutale. In primo luogo, perché l'atto stesso non mi è piaciuto per niente, anzi, mi ha profondamente disgustato; e poi perché ha fatto sì che io mi arrendessi definitivamente all’evidenza. La risposta si è violentemente imposta su di me e sui miei tentativi di allacciare relazioni con i maschi: a me non piacciono i ragazzi. Per niente.

Per finire, il genere di studi che avevo scelto non era fatto assolutamente per me. Questo mi ha portato a raddoppiare gli insuccessi. Per la prima volta mi stavo rendendo conto in modo molto chiaro anche di questa forzatura che avevo chiesto a me stessa. I fallimenti si susseguivano a cascata, e la mia fiducia è crollata completamente.

Ho passato le vacanze estive chiusa in casa, come in clausura, uscendo solo di tanto in tanto, facendomi viva appena il minimo possibile con le persone che mi avevano a cuore. Vedendomi in quello stato, i miei amici e la mia famiglia si facevano delle domande.

Mia madre all'inizio dell'estate è incappata in qualcosa che avevo scritto e che avevo maldestramente lasciato in giro, là dove non avrei dovuto.

"Tu preferisci le ragazze ai ragazzi?"

La sua domanda è caduta come una mannaia sulla mia testa, la mia risposta come uno elettoshock sulla sua.

"Sì".

La questione tra noi non è stata più affrontata per molti mesi.

Per quanto riguarda i miei amici, invece, loro lo hanno, per la stragrande maggioranza, completamente accettato. E non potrò mai ringraziarli abbastanza, uno per uno, per il sostegno che mi hanno dato e mi danno tuttora.

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Nell’anno scolastico successivo, riuscivo a malapena a respirare andando al liceo. Temevo le domande di alcuni, gli sguardi o le parole di altri. Ma soprattutto, ho temuto lei. L’ho incrociata molte volte, e le sue reazioni sono rimaste identiche.

Il suo compleanno si avvicinava, ho fatto scivolare nella sua casella di posta un regalo accompagnato da una breve lettera. Per dirle che non gliene volevo e che lei era ancora, nonostante tutto, mia amica.

Questa attenzione senza dubbio l’ha colpita, perché alla fine mi ha inviato un messaggio per ringraziarmi. Giovane e ingenua, ho immaginato che noi potessimo riprendere contatto e che le cose sarebbero tornate come prima. Ogni giorno, io non aspettavo che questo: un cenno da parte sua. Mi diceva di nuovo ciao, e questo semplice gesto tutti i giorni mi ha riempiva di una gioia immensa.

In seguito,, ho fatto diversi tentativi per far sì che questi piccoli frammenti di attenzione finissero per riconsolidare la nostra amicizia perduta, ma senza dubbio l’ho fatto in modo molto maldestro e in modo troppo ricorrente: non sono riuscita che ad allontanarla di nuovo.


Riprendere a prosperare

Quell’anno ha segnato nondimeno un altro punto di svolta nella mia vita sentimentale. Per la prima volta, ho frequentato delle ragazze, ho avuto delle relazioni amorose e sessuali con loro. Mi sono aperta, ho provato dolcemente piacere, e parallelamente, ho incontrato altre persone, ho stabilito nuove amicizie e fatto nuove esperienze.

Quell’anno scolastico alla fine si è concluso e, questa volta, a causa della nostra differenza di età, sapevo che l’anno successivo non l’avrei più rivista. L'idea tuttavia non mi ha fatto piacere. Il vuoto era ancora lì. Alla fine ho preso anch’io il mio diploma e ho lasciato il liceo.


per la prima volta nella mia vita
mi ha permesso di maturare


Gli anni successivi mi hanno trasformato. L'arrivo all'università, il fatto di non vivere con i miei genitori (che sono entrambi consapevoli della mia "differenza" e l’hanno pienamente accettata) per la prima volta nella mia vita mi ha permesso di maturare e di aprirmi ancora un po’ di più agli altri.

È stato nel corso degli anni universitari che ho potuto vivere a pieno i miei veri sentimenti di amore per gli altri, e in cui ho avuto il mio primo vero rapporto sentimentale lungo.


In conclusione... 

Recentemente sono riuscita a conoscere qualcosa della vita della mia vecchia amica. Sembra che le cose le vadano bene, e questo mi rassicura. Vorrei saperne di più, naturalmente, ma non oso intromettermi. Molto tempo è passato ma, ancora adesso, avrei paura di spaventarla di nuovo, o di metterla in qualche modo a disagio.

Non scrivo tutto questo perché voi la giudichiate, né per fare la vittima.  Scrivo per alleggerirmi, per condividere la mia esperienza con le persone che, forse, ne hanno avuto una simile.


faccio del mio meglio perché altre ragazze vivano
l’isolamento che io ho conosciuto da adolescente


Ma soprattutto mi piacerebbe mi leggesse lei, perché ancora oggi, dopo sei anni, mi manca molto e non passa giorno in cui non pensi a lei.

Anche oggi, accettando la mia omosessualità senza alcun problema di etica personale, non posso fare a meno di rodermi per quella vecchia vergogna, di sentirmi un po' colpevole.

Mi dico che se non avessi provato quei sentimenti, tutto sarebbe stato diverso, e saremmo ancora presenti l’una nella vita dell’altra.  Oggi però grazie a tutte le esperienze fatte, sono cresciuta e mi sento molto forte, come non ero da ragazza, e faccio del mio meglio nella società perché altre ragazze non debbano vivere l’isolamento che io ho conosciuto da adolescente.


testimonianza apparsa sul magazine Mademoiselles

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