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Interessarsi degli studi dei figli può essere dannoso? Secondo diversi studi, l’aiuto nei compiti potrebbe compromettere i risultati e generare stress contro il sistema scolastico.

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In genere si crede che i ragazzi riescano meglio a scuola quando i genitori risultano attivamente coinvolti nella loro formazione. Però non sarebbe vero. Due studi dimostrano che i giovani aiutati dai loro genitori nei compiti, non farebbero meglio rispetto a quegli studenti che lavorano da soli. Anzi. Nel loro libro “The Broken Compass: Parental Involvement with Children's Education”,  Keith Robinson, professore di sociologia presso l'Università del Texas a Austin, e Angel L. Harris, professore di sociologia presso la Duke University in North Carolina, sono categorici: al momento dell'ingresso al college, aiutare i propri figli farebbe diminuire in modo rilevante i loro risultati scolastici, a prescindere da classe sociale, etnia (fattore regolarmente valutato negli studi americani) e livello di istruzione dei genitoriUno studio che porta a risultati cui sembra difficile credere. Eppure è  supportato dal lavoro  del progetto PISA  (Programma per la valutazione internazionale degli studenti istituito dall'OCSE) dal 2009 e il 2012. I risultati mostrano che gli studenti che hanno ricevuto più aiuto da parte dei genitori per fare i loro compiti, in media, hanno meno successo nei test di comprensione scritta e di interpretazione delle teorie scientifiche.


Occorre non generalizzare

Una constatazione tanto disorientante vale in particolare per quei genitori che tendono a volersi impegnare quotidianamente nel sostegno dei figli. Dai due studi consegue una conclusione quasi simile: un bambino autonomo impara velocemente, capisce i problemi in modo personale e costruisce un proprio modo di lavorare. Per gli insegnanti, questa autonomia si sviluppa gradualmente. "Nella scuola elementare, dobbiamo aiutare i bambini. Ma man mano che l’età aumenta, dobbiamo cominciare delicatamente a fare in modo che lavorino da soli", sostiene Sophie, un’insegnante di Gennevilliers. Julien, professore di matematica al college", dalle medie inferiori, i ragazzi devono imparare a badare a se stessi, almeno in parte. Questo li aiuta a capire meglio le cose. Non avviene così quando i genitori stanno sempre loro addosso".

L’apprendimento dell’autonomia deve essere sollecitato con discernimento: "Gli studenti che sono molto bravi o quelli che se la cavano, hanno solo raramente hanno bisogno dell'aiuto dei loro genitori, mentre coloro che hanno difficoltà a scuola devono ricevere un costante sostegno dei genitori ". Un altro motivo di rassicurazione: "Quello che nuoce di solito agli studenti è il controllo quotidiano, stringente e severo da parte dei genitori. Non le verifiche e i rimbrotti che arrivano ogni tanto" dice lo studio statunitense.


Fonte di ansia

Per lo psichiatra François Janzi, specialista in adolescenza ed educazione, “quello che disturba l’adolescente è quel genitore che voglia aiutarlo, offra un modello di apprendimento diverso da quello imparato a scuola. L’interesse del genitore che crede di far bene, spesso tende a confondere le cose, piuttosto che a chiarirle. In generale, se il ragazzo è ancora piccolo, non osa protestare. Dice solo: "Sì, sì, va bene", anche se non capisce. " Il coinvolgimento dei genitori prende a volte i toni di uno confronto e di uno scontro tra due autorità. Da un lato, la scuola con le sue regole, e dall'altro la famiglia. Questa confusione di ruoli può creare problemi all'adolescente, che ha bisogno che la scuola e i genitori siano ben separati nelle loro diverse funzioni".

Se i genitori vogliono aiutare i loro figli è ovviamente per farli progredire, in modo che riescano a scuola e più tardi nella vita, ma anche perchè "hanno una visione molto personale della scuola e dell'educazione dei loro figli. "A volte rimettono in scena la loro infanzia ed effettuano da essa proiezioni. "Si sa sempre cosa dire o fare con i figli degli altri. Ma con i propri subito si va in crisi e ci si riempie d’angoscia quando arriva improvvisamente un voto negativo" spiega Astrid, madre di due adolescenti. I bambini sentono questa tensione, a volte anche la delusione dei loro genitori che "hanno una idea preconcetta di come loro dovrebbero lavorare. Spesso avrebbero riproducessero i loro metodi e il loro percorso" dice lo psichiatra. Una condotta che potrebbe essere motivo di ansia: "I ragazzi possono sentire questa situazione come una mancanza di fiducia, come iper-protezione. Questo può stressarli profondamente e minare la loro motivazione a imparare, il loro rapporto con il sistema dell’istruzione”.


Stabilire un dialogo regolare

Se per anni avete dedicato la vostra energia per supportare l'apprendimento dei vostri figli, non preoccupatevi, dice lo studioso. Ogni bambino segue il suo percorso. E la lettura ad alta voce, le discussioni sulla pianificazione del lavoro o sul mondo che li circonda, la diversità professionale e sociale attorno a loro, tutto ciò è un beneficio per loro, dicono i ricercatori. Infine, per contrastare la disaffezione alla scuola, è essenziale stabilire un dialogo con gli insegnanti. E per coloro che si inquietassero, "sporgere di tanto in tanto la testa per vedere se il proprio figlio non ha bisogno di aiuto, non fa male” rassicura François Janzi. La cosa importante è di essere pronti all’ascolto, e anche impicciarsi un po’ troppo è sempre meglio che lasciare il ragazzo completamente solo".

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