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I genitori disoccupati sono prigionieri di quella vergogna che viene tuttora veicolata dalla società. Il termine "disoccupato" dice tutto:  nega lavoro a una persona, gli toglie la sua identità sociale. La disoccupazione è fonte di una sofferenza psicologica grave e complessa. Il senso di colpa che i genitori sentono si riflette nella loro relazione con il minore. Per dire no, chiedere i necessari limiti, bisogna sentirsi legittimati... 

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A partire da quale età si può spiegare ai bambini che abbiamo appena perso il lavoro?

“A qualsiasi età!” risponde Claude Halmos, psicoanalista, autrice del libro Est-ce ainsi que les hommes vivent, pubblicato da Fayard. Un grande errore sarebbe quello di cercare di proteggere un ragazzino nascondendo la verità. Non c'è niente di peggio per lui che il silenzio di genitori che senta ansiosi. 

Questo è vero anche quando il bambino è molto piccolo. Il silenzio condanna il bambino a immaginare le ragioni del malessere dei suoi genitori. E ciò che immagina è sempre molto peggio della realtà e ben più pericoloso di quanto il silenzio dei genitori dei bambini nasconde.

Quando un bambino sente che i suoi genitori non parlano con lui, si incupisce, e loro aumentano incomprensioni e difficoltà evitando di affrontare la questione e di fargli domande in merito al suo stato d’animo, al suo malessere.


Come si può parlare apertamente con loro del proprio stato di disoccupati?

A partire da quando i ragazzi sono molto piccoli, diciamo dai tre anni, basta spiegare la situazione in modo semplice, dicendo che siamo preoccupati perché abbiamo perso il lavoro, ma che sicuramente ne troveremo un altro. E che in assenza di salario, percepiamo dei sussidi (quando è possibile). Grazie alle indennità e a qualche risparmio, oltre che a qualche aiuto da amici e familiari, non finiremo nelle ristrettezze.

Occorre sottolineare che il genitore disoccupato non ha colpa, e che non deve essere paragonato ai ragazzi bocciati o espulsi da scuola per i loro risultati o per il loro comportamento.

Dobbiamo spiegare che i genitori che non hanno lavoro non hanno fatto qualcosa di negativo, ma risentono di una situazione economica in cui, semplicemente, non c’è lavoro per tutti.

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Come far sì che i figli non perdano la loro spensieratezza?

Spiegare al bambino ciò che sta accadendo è importante, ma occorre anche evitare che lui si “faccia carico” dei problemi degli adulti. Non è facile trovare questo equilibrio, ma spiegargli tutto e poi rispondere alle sue eventuali domande può essere una buona opzione.

Non esitate a rimettere i ragazzini al loro “posto”: certi bambini tentano di aiutare i loro genitori in difficoltà. Ma questo non è il loro ruolo.

Dobbiamo spiegare che la gestione del bilancio familiare, ad esempio, è una faccenda da grandi, i genitori possono anche essere aiutati da altri adulti, ma questa non diventa mai una questione di pertinenza dei figli piccoli.


I compiti educativi diventano più difficili per genitori disoccupati?

I genitori disoccupati sono prigionieri di quella vergogna che viene tuttora veicolata dalla società. Questo è un fattore che rende le cose difficili. Il termine "disoccupato" dice tutto:  nega lavoro a una persona, gli toglie la sua identità sociale.

La disoccupazione è fonte di una sofferenza psicologica grave e complessa, che non viene espressa pubblicamente.

È un peccato che sia così, perché porta il disoccupato a credere che lui non stia reagendo alla situazione in modo normale.

Il senso di colpa che i genitori sentono si riflette nella loro relazione con il minore. Per dire no, chiedere i necessari limiti, bisogna sentirsi legittimati... E un genitore che ha una cattiva immagine di se stesso non si sente legittimato a nulla. Ciò aumenta le difficoltà che tutti i genitori incontrano nel mettere dei limiti ai figli.

Discolpare i genitori, ricordare che sono vittime di condizioni economiche avverse, è importante per consentire loro di assumere pienamente il proprio ruolo.

 

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