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Cinque figure dell'immaginario fumettistico come altrettanti simboli di adolescenze "sul limite" tra perdita di sé e riscoperta dell'appartenenza a un gruppo.

Little Nemo: la speranza

Le storie a fumetti di Little Nemo sono forse note solo agli appassionati del genere; eppure si tratta di storie bellissime, tra le migliori della storia del fumetto, create agli inizi del secolo dalla fantasia di Winsor Mc Cay. Vi si narrano i sogni di un ragazzino, Nemo appunto, che dopo aver mangiato pesante fa il suo ingresso in uno straordinario universo onirico; si risveglia, poi, quasi sempre trovandosi ai piedi del letto o avvolto nelle coperte: ma la vignetta finale, quella del risveglio, è così piccola e monotona rispetto alle altre tavole da far pensare che la vera realtà sia proprio quella colorata e assurda del sogno, e il risveglio un brutto incubo.

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Propria dell'esperienza del mondo degli adolescenti è quella speranza tenace, quella capacità di sognare e di non arrendersi alla banalità del quotidiano, che forse mai più nella vita si ripeterà; pari nella sua forza solo allo sconforto e  alla disperazione che chiudono le prospettive future ai ragazzi e alle ragazze, la speranza adolescenziale si colora dei tratti utopici proprio nel suo essere "forte come la morte".

Si tratta di non chiedere all'adolescenza più di quel che essa possa dare, di non farne un soggetto romanticamente rivoluzionario. Si tratta semplicemente di avvicinarla nel suo isolamento e nella sua sofferenza, decifrando i suoi silenzi e le sue speranze e strutturando spazi e tempi di intervento e di elaborazione dei suoi dubbi e dei suoi drammi.

La storia del Movimento Studentesco in Italia, dei ragazzi dell'Intifada in Palestina come della resistenza giovanile ebraica nel ghetto di Varsavia, della primavera antimafiosa nelle scuole palermitane come della gioventù rivoluzionaria del Nicaragua sandinista, del Messico zapatista, della Cuba guevariana, della Praga antistalinista dimostrano la tenace resistenza dei e delle giovani, la loro forza poetica di sperare e sognare. Jan Palach che si dà fuoco per un socialismo democratico come Iqbal Masiq che viene assassinato mentre lotta contro la schiavitù dei bambini testimoniano della dedizione senza riserve dei ragazzi e delle ragazze all'utopia di un mondo libero. Sperare insieme ad altri significa, da fanciulli e fanciulle, condividere i propri sogni, mettere in comune i propri futuri; e questa condivisione ha bisogno di simboli, di colori, di slogan, di bandiere, di inni; non c'è speranza muta, o in bianco e nero. E i colori e i suoni della speranza e del sogno sono forse i ricordi più straordinari che agli adulti restano della propria adolescenza.

Ma l'adolescenza oggi spera di meno, ha forse meno speranze; si limita a sperare di sopravvivere; l'Utopia dell'adolescenza è quella di poter ancora essere terra di mezzo, laboratorio pedagogico, istanza di mediazione, di potersi ancora collocare, lungo il corso dello sviluppo umano, come luogo della ridefinizione e della contestazione dei codici adulti subìti durante l'infanzia, come luogo di definizione di un nuovo adulto, di nuovi uomini e nuove donne. Ma se la dialettica storica si prepara a costruire e strutturare un mondo senza adolescenti, ovvero senza possibilità di mediazione tra potere ed individuo, senza spazi e crepe per l'irruzione possibile del nuovo, al formatore non è dato ignorare la presenza degli e delle adolescenti nelle nostre città, il loro disperato voler-essere, il richiamo con il quale essi vogliono attirare l'attenzione su una condizione che sentono probabilmente essi stessi come paradossale ma non riescono a definire. Forse il dare voce ai senza-voce, l'avvicinarsi a questi e queste adolescenti che non sono più ciò che l'adolescente fu un tempo, ma non sono ancora l'adulto che si censura da sé, l'avvicinarsi a loro con tutta la ferma delicatezza di uno sguardo adulto -ma dell'adulto che problematizza il proprio essere adulto, che è cosciente della propria complicità con il dominio ed, in ultima analisi, con la barbarie- è rimasto uno spazio di possibilità per la ritenzione del Possibile. Forse la transizione all'ordine perfettamente levigato del Mondo Nuovo non è ancora avvenuta: e ne è testimonianza la sofferenza degli e delle adolescenti, la loro solitudine, ne sono chiara cifra i loro suicidi, il loro gettarsi via, la loro disperazione. Se l'adolescenza soffre, allora forse è possibile far sì che essa speri; allora forse non è ancora morta la possibilità tragica del suo esser-altro rispetto ad una adultità che ha dimenticato la dolcezza delle lacrime, o che le riserva per l'ultima scena del filmone televisivo.

Allora è immensa la responsabilità del formatore: si tratta di non chiedere all'adolescenza più di quel che essa possa dare, di non farne un soggetto romanticamente rivoluzionario, di non caricarla di attese messianiche o escatologiche, che essa sarebbe chiamata da sola a risolvere, andando al di là delle sue forze e possibilità. Si tratta semplicemente di avvicinarla nel suo isolamento e nella sua sofferenza, decifrando i suoi silenzi e le sue speranze e strutturando spazi e tempi di intervento e di elaborazione dei suoi dubbi e dei suoi drammi. Il mutamento delle strutture storico-sociali, di cui l'adolescenza può essere segno, è una azione che deve essere gestita dagli adulti. Lungi dall'essere soggetto rivoluzionario da sola, l'adolescenza oggi deve dapprima imparare a sopravvivere.

Ma, inconscia e ben riposta nell'animo del formatore, mai nominata per non tradirla, mai fatta ricadere sulle spalle dell'adolescente, deve permanere la speranza, che nel gesto più segreto del ragazzo e della ragazza sia celata in potenza tutta la ricchezza che il popolo ebraico scorgeva nascosta dietro ogni attimo della giornata. Che poteva essere, o non essere, a sorpresa, la piccola porta dal quale sarebbe penetrata, accecante, la luminosa figura del Messia.

 Da Ubiminor Rivista, Anno 1 N.5

L'autore.
Dal 1999 insegna presso l'Universita' di Milano Bicocca, facolta' di Scienze della Formazione. Ha pubblicato oltre 40 libri e circa 200 articoli su riviste specializzate. Attualmente la sua cattedra universitaria e' Pedagogia Interculturale.