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Ubi minorubi-minor-progetto

“L’acqua che divora, il grembo della madre che smembra, l’abisso
della morte, il serpente ostile della notte e della morte, la balena, il mare, la balena nel
mare; sono tutti aspetti dell’inconscio negativo, vivo nell’oscurità, sotto il mondo
dell’uomo, come ‘acqua delle profondità’ della terra e come rischio di irruzione
dell’acqua, minaccia di inondazione per il mondo”. (Erich Neumann)

Incontrare Valentina

-Entra con il solito sorriso di circostanza,
si siede rimanendo sulla punta della sedia, schiena dritta.
Mi chiede con lo sguardo fisso, di un colore denso: “ Tutto bene Dottoressa?”-

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Valentina è una ragazza di tredici anni, nata in Colombia e trasferitasi in Italia insieme alla mamma ed al papà quando lei ha poco più che un anno di vita. Ha una sorella di cinque anni che al momento non manifesta particolari inquietudini, invece sia fra i familiari del padre che fra quelli della madre si segnalano importanti sofferenze di ordine psichico: disturbo bipolare, epilessia generalizzata, depressione maggiore e sospetta demenza senile nel ramo paterno; attacchi di panico nel ramo materno.

La famiglia di Valentina è cattolica, mostra una profonda fede a tal punto da organizzare le soluzioni possibili alla sofferenza dei propri membri a partire da chiavi di lettura mistiche. Soventi sono i ricorsi a benedizioni da parte del prete della città, fino addirittura alla partecipazione di riti di esorcismo sulla madre, anche alla presenza di Valentina. La ragazza riporta diversi episodi di "malattia" della madre con manifestazioni di perdita di coscienza e conseguente movimento di attivazione della figlia per la ricerca di aiuto. Valentina mostra un forte attaccamento alla figura materna, segnato da vissuti di perdita, di pericolo, di vuoto.

Nell'autunno del 2009 mentre si reca a scuola, prova una certa inquietudine ed a un tratto camminando la ragazza riporta di aver visto su un ponte una donna vestita di nero, truccata in modo vistoso che le ordina di buttarsi giù dal ponte. Da quel momento in poi Valentina sentirà la presenza di quella che lei chiamerà “La Donna Nera”.

La Donna Nera le ordina di farsi del male e Valentina inizia a tagliarsi le braccia, le gambe fino a tentare un defenestramento.

La ragazza viene dapprima ricoverata in ospedale e poi inserita in una Comunità Terapeutica per Minori.

È proprio in Comunità che Valentina può sperimentare spazi di ascolto e di significazione della propria sofferta storia, attraverso il vivere la quotidianità in un ambiente contenitivo ed accudente e partecipando ad un percorso di psicoterapia in cui trovare le parole che tengono le inquiete domande dell’anima.

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Sognare per Valentina

Chi è La Donna Nera? Chi è la Donna Nera per Valentina?

Cosa contiene il contenitore Donna Nera? Da dove arrivano i contenuti presenti ne “La Donna Nera”?

E tu Valentina dove sei? Sei il femminile del dipinto “Pastello Bianco” o l’Ombra della modella, cupa e ardita che è posta tra noi e il candore del pastello su cui si “riflette”?

Se come afferma W. Bion, la risposta è il male della domanda, non tentiamo possibili risposte ma avanziamo riflessioni e libere associazioni.

Valentina nasce in una mente socioculturale, familiare ed affettiva già piena e traboccante di traumi passati (la madre riporta di essere stata vittima di numerosi abusi), sofferenze non accolte, parole non pronunciate … quanti “fantasmi nella stanza” della piccola Valentina?!

Sovrastata, occlusa da tanta sofferenza la ragazza cerca di contenere le proiezioni transgenerazionali dando voce a quello che è un potente archetipo: La Grande Madre.

Nella psicologia di Jung, la Grande Madre è una delle potenze luminose dell'inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice.

In Neumann, l'archetipo della Grande Madre è il principale ostacolo allo sviluppo del Sé individuale, che per conquistare la propria parte femminile deve sviluppare le proprie capacità di separazione e autoaffermazione.

Possono esserci d’aiuto i miti di Demetra e di Medea come luoghi in cui sperimentare, entrare in contatto con forme diverse del materno e del femminile per aprire altri piani di pensabilità: Valentina sembra essere in contatto con un femminile sadico, manipolatorio, distruttivamente seduttivo e con un materno che affama, che divora, che punisce.

Nell'ambiente psicologico in cui Valentina è stata concepita, la capacità di pensare e di sentire appare compromessa favorendo un funzionamento concreto della mente della ragazza che invade la stanza di psicoterapia: le parole acquistano la materialità delle cose, divenendo simbolicamente inutilizzabili.

“Sognare” per lei e di lei è stancante.

Sono sotto attacco i processi immaginifici della mente e faticoso diviene attivare processi di trasformazione onirica volti non soltanto a deconcretizzare, ma anche a condividere per costruire un inizio di apparato per pensare.

Valentina deve sentirsi “concepita”, per nascere.

In quel “tutto bene?” che pronuncia all’inizio di ogni seduta, la ragazza sembra portare la necessità di trovare innanzitutto uno spazio-utero creativo per essere desiderata, attenzionata... per vivere.

Chagall afferma: “Sono nato morto”…Valentina sembra a bbia incontrato Thanatos appena venuta al mondo, forse già prima.

È quella condizione di non-spazio, di non-senso, di non-detto che la ragazza oggi nel suo dialogare con La Donna Nera porta.

Attraverso la messa in atto di meccanismi di difesa di tipo schizoide, Valentina appare impegnata con tutte le sue forze a tenere distinti il male dal bene, il buono dal cattivo, il bello dal brutto, l'Eros dal Thanatos, l'ombra dalla luce, la modella vestita di bianco da quella in nero del dipinto di Boldini.

Ma l'occasione di sperimentare la vita in modo autentico e profondo non può che essere conseguenza di un riconoscimento del fatto che il male è parte di noi e che deve entrare in contatto con il bene. È necessario favorire processi di integrazione delle diverse parti del fragile Sè della ragazza e provare a tenere insieme la mente frammentata, lacerata, bucata e pertanto sofferente di Valentina.

“L'origine della morte sta nella vita stessa, come quella della vita sta nella morte." (Sabina Spielrein)

L'Ombra come motore della luce, il rischio di morte all'origine della vita; "distruzione come causa della nascita". (Sabina Spielrein)


Bibliografia

  1. Esther Bick, Il Modello Tavistock. Scritti sullo sviluppo del bambino e sul training psicoanalitico, Astrolabio Ubaldini, 2013.
  2. Bion W.R. (1962). Apprendere dall’esperienza. Roma, Armando, 1972.
  3. Bion W.R. (1963). Gli elementi della psicoanalisi. Roma, Armando, 1973.
  4. Bowlby J. (1988). Una base sicura. Milano, Cortina, 1989.
  5. Klein M. (1963). Sul senso di solitudine. In Il nostro mondo adulto ed altri saggi. Firenze, Martinelli, 1972.
  6. Selma Fraiberg (1999). Il Sostegno allo sviluppo, Raffaello Cortina.
  7. Meltzer D. (1967). Il processo psicoanalitico. Roma, Armando, 1971.
  8. Erich Neumann. La grande madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell'inconscio. Astrolabio, 1981.
  9. Sabina Spielrein. The Internazional Review of Psycho-Analysis, 1992.
  10. Spitz, R. A. (1973). Il primo anno di vita: studio psicoanalitico sullo sviluppo delle relazioni oggettuali. Roma: Armando, 1973.
  11. Stern D.N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Torino, Bollati Boringhieri, 1987.
  12. Winnicott (1965). La capacità di essere solo. In Sviluppo affettivo e ambiente. Roma, Armando, 1974
  13. Winnicott.  Sviluppo affettivo e ambiente. Armando editori, 1970.
L'autore.
Psicologa, psicoterapeuta in una comunità per bambini vittime di abuso e maltrattamento 4/13 anni e presso l'azienda ASST Valle Olona.

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