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“... un sano sviluppo mentale sembra dipendere dalla verità
 come l’organismo vivente dipende dal cibo, se la verità manca,
la personalità si deteriora.” (Bion 1965)

Nell’Impero Persiano veniva venerato il dio Mitra, protettore della verità e della legalità; nemico dell'errore e degli spiriti del male. Proteggeva le anime e le accompagnava in paradiso.

Nell’incontrare Salvo, la mente vola verso il dio pagano.

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Salvo ha due grandi occhi neri, severi e penetranti, messi ancora più in risalto dalla carnagione bianca; alto e con tanti capelli ricci; nonostante la rigidità nei movimenti, la sua postura presenta la fierezza di chi si sente nel giusto e nel vero.

“Piangeva, inconsolabile; le braccia si muovevano scomposte, scalciava, la testa all’indietro e urla da non poter sentire.” Questa è la prima descrizione di Salvo in un ricordo da parte del padre.

“Non riuscivo a tenerlo in braccio mentre piangeva per l’assenza della madre!” Afferma ancora nel raccontare quel figlio che, fin dall’inizio della sua sofferta esistenza, sembra faticare nel trovare pace e riposo.

Salvo è oggi un ragazzo di 19 anni con alle spalle due tentativi di suicidio.

“Chi non desidera portare il fardello della vita, se ne libera. Chi non può più tollerare di restare nella sala carnevalesca del mondo (…) allora entra, dalla porta “sempre aperta”, dentro la silenziosa notte.” (P. Mainländer)

Salvo è il primogenito di una famiglia dalle nobili origini: il padre secondo di tre figli maschi, appartiene alla ricca aristocrazia palermitana, ma ancora ragazzo, concluso il liceo, lascia la Sicilia ufficialmente per frequentare la Facoltà di Economia e Commercio a Milano, in realtà per poter mettere distanza da un ambiente familiare vissuto come manierato, inflessibile, occludente.

Quella di Salvo è una famiglia patriarcale, con regole e modalità di comportamento intransigenti e severe; ogni membro ha già segnato alla nascita un percorso al quale deve sottostare, pena l’espulsione dal contesto parentale e la conseguente povertà non solo economica ma soprattutto affettiva.

Salvo racconta di festività in cui la famiglia al completo si riuniva in una grande villa “al cospetto del nonno” ed in assoluto rispetto delle norme del galateo: lui ancora piccolino ricorda bene il pizzicare sulla pelle dei pantaloni eleganti e la scomodità delle scarpe, troppo “dure e lucide”; rammenta l’odore intenso del mare e il sole tanto “troppo caldo” e soprattutto gli sguardi severi dei parenti rispetto al suo rifiutarsi di andare in spiaggia “perché la sabbia bruciava!” … e bruciava sulla sua pelle bianca l’imbarazzo del padre davanti ai familiari che chiedevano spiegazioni per quel figlio “troppo timido, taciturno, delicato”.

Salvo è stato un bimbo silenzioso; immerso in tanti, troppi pensieri.

Ogni evento gli suscitava una domanda che tuttavia non trovava spazio di ascolto, non veniva vivificata all'interno di una relazione: “… perché dobbiamo andare a scuola? Perché è bello giocare con gli altri? Perché viviamo? Perché si muore?”

Fin da piccolo Salvo è disturbato da incubi che lo svegliano nel cuore della notte tutto sudato e con il cuore che batte come se volesse esplodere; ricorda di essersi recato dai genitori una o due volte ma questi lo avevano rimandato a letto liquidandolo con un “… è solo un brutto sogno … non c’è da farne una tragedia”.

“Ho imparato presto che dovevo cavarmela da solo” afferma senza alcuna intonazione della voce e senza un’espressione sul volto che racconti una definita emozione.

Salvo diventa un ragazzino coscienzioso; intelligente, studia e ha ottimi voti. Pochi amici popolano i suoi pomeriggi; trova piacere dalle lunghe passeggiate in mezzo alla natura e dalla compagnia del proprio cane. Il rapporto con le persone lo affatica, a volte lo annoia, altre lo infastidisce.

Curioso, sincero, odia le formalità, i pettegolezzi, le ingiustizie, i compromessi.

Convinto che se farà il proprio dovere, gli Altri si terranno alla larga.

Si iscrive al Liceo Scientifico perché è già deciso che frequenterà la Facoltà di Economia e Commercio.

Qualcosa però non funziona come aveva previsto: con il passare del tempo, sotto la pressione degli impegni scolastici e soprattutto turbato da un corpo che non gli risponde più, che non si acquieta e da una emotività caratterizzata dal vuoto, da vissuti di solitudine e di non senso

Salvo crolla, si rompe, si frantuma.

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Insieme a Salvo

Salvo incontra l'Altro con una “pre-concezione”: l'Altro è giudicante, manipola, falsifica, mistifica.

L'Altro può distruggere per confermare la propria immagine, per soddisfare il proprio bisogno di affermazione.

Salvo porta continue esperienze relazionali in cui ha sentito che le sue paure non potevano essere bonificate divenendo, in tal modo “terrori senza nome”; ha sentito che i propri “proto-pensieri” e “proto-emozioni” risultavano troppo indigesti per la mente di chi si occupava di lui. La relazione per Salvo è solo una grande fatica: deve stare attento, rimane in allerta per non perdere il controllo. La vicinanza emotiva viene vissuta come potenzialmente mortifera, sollecita importanti angosce di frammentazione visto che l’Altro non è percepito come un caldo contenitore significante ma come un predatore che strappa la sua anima e ne fa brandelli di esistenza.

Ma ciò che maggiormente lo affatica è la percezione del proprio spazio vitale come un contenitore già pieno di oggetti che non gli appartengono, estranei e per questo minacciosi, pericolosi.

“Vi sono … famiglie in cui sin dal primo momento in cui ha fatto ingresso nel mondo, il bambino è gravato dall’oppressivo passato dei genitori e il genitore sembra condannato a rappresentare nuovamente la tragedia della sua infanzia con il proprio bambino.” (S. Fraiberg)

Salvo è pieno delle aspettative, dei bisogni, delle idealizzazioni della propria famiglia; la sua mente è occlusa da contenuti che gli risultano lontani e pertanto falsi, inautentici. Prova a rispettare le consegne transgenerazionali ma questo comporta un dispendio energetico talmente importante da fargli vivere una continua sensazione di alienazione da sé, dal proprio corpo, dalla propria psiche.

Nella falsità del suo progetto esistenziale e nell’assenza di riferimenti affettivi, Salvo sente crescere dentro di sé la forza dell’ “Assassino Interiore” (J. Hillman)

“Non c’è da spiegare alcun mistero, riguardo al suicidio. Il suicidio è semplicemente un metodo mediante il quale possiamo trasformare il morire da una casualità a una scelta. (T.Szasz, Prefazione al Suicidio e l’anima di James Hillman)

Salvo ha necessità di cambiare il proprio sentire, la propria condizione ma non trova in sé una forza vitale se non quella che paradossalmente lo porta verso la morte; dialoga con il proprio Assassino Interiore, si allea, trova finalmente nella relazione con Lui riconoscimento e pace.

“Il suicidio è il tentativo di passare violentemente da una sfera all’altra, attraverso la morte.” (J.Hillman)


Diventare verità

“Non posso impedirti di morire.” Da questa affermazione prende avvio un processo psicoterapeutico faticoso, lento, sofferto, autentico verso la possibilità di divenire se stesso.

“Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte”. (F. M. Dostoevskij)

Per sollecitare un movimento verso ”O”, come direbbe Bion, è necessario sentire empaticamente, “senza memoria né desiderio”, liberi, pieni di un vuoto caldo e accogliente che possa essere riempito dall’Altro.

E ancora: “Dire esattamente ciò che si pensa, in quel momento della seduta, operando soltanto quegli aggiustamenti che permettono al paziente (...) una migliore fruizione della comunicazione.” (W. Bion) Certi di non esser detentori di alcuna verità precostituita, ma cercando di diventare la verità stessa.

Nello spazio tempo dell'incontro analitico, Salvo sperimenta se stesso e apprende che può esistere a modo proprio, che può scegliere di vivere creativamente così come tempo addietro aveva “scelto”di morire.

“Finché non possiamo scegliere la morte, non possiamo scegliere la vita. Finché non possiamo dire di no alla vita, non le abbiamo detto davvero di sì, ma siamo soltanto stati trascinati dalla sua corrente collettiva.” (J. Hillman)

 

 

Bibliografia
Bion, W.R. (1965). Trasformazioni: il passaggio dall’apprendimento alla crescita. Roma: Armando, 2001.
Bion, W.R. (1970). Attenzione e interpretazione. Roma: Armando, 1973.

Bion, W.R. (1983). Seminari italiani. Roma: Borla, 1985.
Ciracì F. Verso l’assoluto nulla. La filosofia della redenzione di Philipp Mainländer, Pensa Multimedia, Lecce 2006.
Fraiberg Selma. (1999). Il sostegno allo sviluppo. Raffaello Cortina
Hillman J. (2010) Il suicidio e l'anima. Piccola Biblioteca Adelphi
Winnicott D.  (1970) Sviluppo affettivo

L'autore.
Psicologa, psicoterapeuta in una comunità per bambini vittime di abuso e maltrattamento 4/13 anni e presso l'azienda ASST Valle Olona.

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